Una vittoria netta, che sa di plebiscito e che rafforza la sua leadership a soli tre mesi dalla nomina. La premier giapponese Sanae Takaichi esce trionfante dalla sua audace scommessa politica: sciogliere la Camera bassa e indire elezioni anticipate. Una mossa che, secondo i primissimi dati diffusi dagli exit poll dell’agenzia di stampa Kyodo News, ha consegnato al suo Partito Liberal Democratico (LDP) e alla coalizione di governo una maggioranza ancora più solida, spianando la strada a riforme di portata storica per il Giappone.
I seggi si sono appena chiusi in tutto il paese, ma le proiezioni parlano chiaro. Su un totale di 465 seggi da assegnare nella Camera dei Rappresentanti, la coalizione formata dall’LDP e dal suo alleato, il Partito dell’Innovazione (Ishin), è data in nettissimo vantaggio. Le stime indicano una forchetta di seggi compresa tra 274 e 328, un balzo in avanti significativo rispetto ai 233 seggi detenuti prima del voto. Questo risultato non solo conferma la fiducia dell’elettorato nella linea politica conservatrice del governo, ma consegna alla premier Takaichi un mandato forte per portare avanti il suo ambizioso programma.
L’obiettivo storico: la revisione della Costituzione
Il dato più rilevante che emerge da queste proiezioni è il possibile raggiungimento della soglia dei due terzi dei seggi parlamentari. Un numero non casuale, ma cruciale per l’architettura politica e storica del Giappone. È infatti la maggioranza qualificata richiesta per avviare il processo di revisione della Costituzione, in particolare del suo articolo 9, il cosiddetto “articolo pacifista”, che dal secondo dopoguerra sancisce la rinuncia del Giappone alla guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e al mantenimento di forze armate.
Sanae Takaichi, esponente dell’ala più nazionalista e conservatrice dell’LDP, non ha mai fatto mistero di considerare questa riforma una priorità assoluta. La sua visione è quella di un Giappone più assertivo sulla scena internazionale, dotato di “Forze di Autodifesa” trasformate in un esercito vero e proprio, capace di rispondere alle crescenti tensioni geopolitiche nell’area dell’Indo-Pacifico. Con questi numeri, il dibattito sulla modifica costituzionale, a lungo considerato un tabù, potrebbe entrare nel vivo già nelle prossime settimane, segnando una svolta epocale per il paese.
Analisi del voto: una leadership consolidata
La decisione di Takaichi di tornare alle urne dopo un così breve periodo dalla sua elezione a leader del partito era apparsa a molti analisti come un azzardo. Le opposizioni, frammentate e in difficoltà, non sono riuscite a presentare un’alternativa credibile, lasciando campo libero alla narrazione della premier, incentrata su temi di sicurezza nazionale, ripresa economica e orgoglio nazionale. La premier ha saputo interpretare le preoccupazioni di una parte significativa dell’elettorato, spaventata dall’assertività della Cina e dalle minacce provenienti dalla Corea del Nord.
Il consolidamento della maggioranza, con il contributo determinante del Partito dell’Innovazione, segnala anche un ulteriore spostamento a destra dell’asse politico giapponese. Sarà interessante, nelle prossime ore, analizzare la distribuzione del voto e capire come le diverse fasce della popolazione abbiano risposto all’appello della premier. I risultati definitivi chiariranno l’esatta entità della vittoria e, di conseguenza, il margine di manovra di cui il nuovo governo Takaichi disporrà per implementare il suo programma.
Il Giappone si sveglia oggi di fronte a un nuovo panorama politico: una leadership forte, una maggioranza blindata e la prospettiva concreta di un cambiamento costituzionale che potrebbe ridefinire il suo ruolo nel mondo per i decenni a venire.
