Le sale storiche del Teatro di San Carlo di Napoli si preparano ad accogliere un nuovo, imperdibile appuntamento della Stagione di Musica da Camera 2025/2026. Domenica 8 febbraio, alle ore 18:00, andrà in scena “Una particolare convivenza”, un concerto che promette un viaggio affascinante attraverso tre secoli di storia della musica, mettendo in luce il dialogo cangiante e fecondo tra gli strumenti ad arco e il corno. Protagonisti della serata saranno i talentuosi Professori d’Orchestra del Lirico napoletano, un ensemble d’eccezione composto da Salvatore Lombardo e Giuseppe Navelli ai violini, Nikolas Altieri alla viola, Matilde Agosti al violoncello e dai cornisti Alessandro Fraticelli e Michelangelo Acierno.
Il programma, sapientemente costruito, si snoda come un racconto musicale che parte dall’intimità del quartetto d’archi per aprirsi progressivamente a sonorità più ricche e complesse con l’introduzione prima di uno e poi di due corni. Un percorso che non è solo un’esplorazione timbrica, ma anche un’immersione nelle poetiche di tre giganti della musica classica: Pëtr Il’ič Čajkovskij, Wolfgang Amadeus Mozart e Ludwig van Beethoven.
Il classicismo inatteso di Čajkovskij: il Quartetto n. 1 in re maggiore, op. 11
La serata si aprirà con il Quartetto n. 1 in re maggiore, op. 11 di Pëtr Il’ič Čajkovskij, una composizione che occupa un posto speciale nel catalogo del maestro russo. Composto nel febbraio del 1871, durante il suo periodo di insegnamento al Conservatorio di Mosca, il quartetto nacque da un’esigenza pratica: organizzare un concerto di proprie musiche senza disporre di un’orchestra. Questa circostanza spinse Čajkovskij verso la musica da camera, un genere in cui si cimentò con risultati sorprendenti. Lontano dai toni drammatici e dall’impeto passionale delle sue celebri sinfonie, in quest’opera il compositore adotta una scrittura di rara eleganza e di chiara impronta classica, quasi a voler rendere omaggio ai maestri viennesi.
Il quartetto è universalmente noto per il suo secondo movimento, l’Andante cantabile, una melodia struggente basata su un canto popolare ucraino che Čajkovskij aveva udito da un imbianchino. Questo brano divenne talmente celebre da commuovere fino alle lacrime persino lo scrittore Lev Tolstoj durante un’esecuzione privata, un aneddoto che lo stesso compositore ricordò come uno dei momenti di maggior orgoglio della sua carriera. L’opera, nella sua interezza, si articola in quattro movimenti e rappresenta una delle prime composizioni di Čajkovskij ad ottenere un significativo successo anche in Europa occidentale.
Il dialogo galante di Mozart: il Quintetto in mi bemolle maggiore, K 407
Il secondo capitolo della serata introduce il suono caldo e avvolgente del corno con il Quintetto in mi bemolle maggiore, K 407 di Wolfgang Amadeus Mozart. Scritto a Vienna nel 1782, questo lavoro è un gioiello di equilibrio e raffinatezza, nato dalla proficua collaborazione di Mozart con il cornista Joseph Leutgeb, suo amico e dedicatario di tutte le sue opere per corno. Leutgeb, virtuoso dello strumento naturale (privo di valvole), ispirò a Mozart pagine di grande inventiva, in cui le potenzialità espressive del corno vengono esplorate in un contesto cameristico.
La particolarità di questo quintetto risiede anche nell’organico strumentale scelto da Mozart: corno, un violino, due viole e violoncello. La presenza delle due viole, il cui registro è affine a quello del corno, crea una sonorità morbida e omogenea, accentuando il carattere poetico e sognante dell’intera composizione. L’opera si sviluppa in un dialogo amoroso e talvolta umoristico tra il corno solista e gli archi, un perfetto esempio della grazia e della profondità emotiva che caratterizzano il linguaggio mozartiano.
La sperimentazione giovanile di Beethoven: il Sestetto in mi bemolle maggiore, op. 81b
Il concerto culminerà con il Sestetto in mi bemolle maggiore, op. 81b di Ludwig van Beethoven, un’opera giovanile composta tra il 1794 e il 1795. Sebbene pubblicato molto più tardi, nel 1810, questo lavoro rivela già la forza innovatrice del giovane Beethoven, allora all’inizio della sua sfolgorante carriera a Vienna. Destinato a un quartetto d’archi e a un duo di corni, il sestetto si distingue per una scrittura brillante e virtuosistica, che lascia presupporre l’esistenza di esecutori di eccezionale abilità per i quali fu concepito.
Nei tre movimenti dell’opera (Allegro con brio, Adagio, Rondò), i due corni assumono un ruolo preponderante, dialogando con gli archi in un equilibrio dinamico che preannuncia la complessità e la ricchezza timbrica della sua produzione matura. L’opera è una pagina di vivace sperimentazione, in cui si possono cogliere influenze mozartiane, ma già pervasa da un’energia e da una tensione drammatica tipicamente beethoveniane. È un’occasione preziosa per ascoltare una composizione meno eseguita del genio di Bonn, ma non per questo meno significativa nel suo percorso artistico.
Un’occasione per riscoprire il repertorio cameristico
“Una particolare convivenza” si preannuncia dunque come un evento di grande interesse per tutti gli amanti della musica classica. L’appuntamento mensile con la musica da camera al Teatro di San Carlo si conferma una preziosa opportunità per esplorare repertori affascinanti e per apprezzare da vicino la maestria dei musicisti che compongono la sua prestigiosa orchestra. Un’esperienza culturale che invita all’ascolto attento e alla scoperta delle infinite sfumature del linguaggio musicale.
