REGGIO EMILIA – Il velo è stato sollevato su una delle vicende giudiziarie e mediatiche più controverse degli ultimi anni in Italia. Con il deposito delle 1.650 pagine di motivazioni della sentenza del processo “Angeli e Demoni”, noto alle cronache come il “caso Bibbiano”, il Tribunale di Reggio Emilia ha messo un punto fermo, almeno in primo grado, su una storia che ha scosso l’opinione pubblica e infiammato il dibattito politico. La parola chiave che emerge dalle carte è “clamore mediatico”, un’onda d’urto che, secondo i giudici, ha “travolto non solo le sorti dei bambini e dei loro familiari ma, con conseguenze non calcolabili, le vite degli imputati, e per quanto qui rileva, degli stessi testimoni”. Una narrazione, spesso distorta, che ha lasciato segni indelebili su un’intera comunità.

La Sentenza: Undici Assoluzioni e Tre Condanne Lievi

Il 9 luglio 2025, il collegio giudicante presieduto da Sarah Iusto, con a latere Michela Caputo e Francesca Piergallini, ha emesso un verdetto che ha di fatto smontato l’impianto accusatorio della Procura di Reggio Emilia. A fronte di richieste di condanna che arrivavano fino a 15 anni di reclusione, sono state pronunciate solo tre condanne con pena sospesa e ben undici assoluzioni, molte delle quali con formula piena “perché il fatto non sussiste”.

Le condanne hanno riguardato figure che erano state indicate come centrali nell’inchiesta, ma per reati di portata decisamente inferiore rispetto alle accuse originarie:

  • Federica Anghinolfi, ex responsabile dei Servizi Sociali dell’Unione Val d’Enza, è stata condannata a due anni per falso ideologico. La Procura aveva chiesto 15 anni. I suoi legali hanno sottolineato come la sentenza abbia fatto emergere che “non esistono demoni contrapposti agli angeli” e che la loro assistita “non è una ladra di bambini”.
  • Francesco Monopoli, assistente sociale, ha ricevuto una condanna a un anno e otto mesi, sempre per falso ideologico.
  • Flaviana Murru, neuropsichiatra, è stata condannata a cinque mesi per violazione del segreto d’ufficio.

È fondamentale sottolineare che nessuna delle condanne riconosce pratiche abusive o manipolative nei confronti dei minori, cuore pulsante dell’accusa iniziale che parlava di un presunto “sistema” volto a strappare i bambini alle famiglie per lucrare sugli affidi.

Il Crollo dell’Impianto Accusatorio

Le motivazioni della sentenza sono un’analisi impietosa dell’inchiesta. I giudici parlano di “criticità”, “erronee individuazioni delle fattispecie di reato” e di una generale “debolezza, sotto il profilo scientifico e metodologico” delle consulenze tecniche presentate dall’accusa. In particolare, viene criticato l’affidamento alla teoria dei “falsi ricordi”, definita come “non unanimemente condivisa dalla comunità scientifica” e quindi non idonea a fondare un accertamento “al di là di ogni ragionevole dubbio”.

Il Tribunale ha stabilito che non esisteva alcun sistema illecito per sottrarre i minori. Gli operatori dei servizi sociali, secondo i giudici, “hanno sempre agito su specifico mandato del Tribunale per i minorenni, che rendeva quindi doverosa la loro azione” e hanno “costantemente aggiornato l’autorità giudiziaria”. Viene così demolita l’ipotesi che le relazioni fossero false e finalizzate a ingannare i giudici minorili.

Anche la controversa “macchinetta dei ricordi”, il dispositivo Neurotek, è stata ridimensionata: le verifiche tecniche hanno mostrato che le sue vibrazioni erano paragonabili all’ascolto di musica in cuffia, portando all’assoluzione della psicoterapeuta Nadia Bolognini.

Il Ruolo Devastante dei Media e della Politica

La sentenza dedica un passaggio cruciale all’impatto mediatico. Dal 27 giugno 2019, giorno delle prime misure cautelari, l’inchiesta “Angeli e Demoni” è diventata il “caso Bibbiano”, un’etichetta che ha segnato profondamente non solo gli imputati, ma l’intera comunità della Val d’Enza. I giudici evidenziano una “netta scollatura tra la narrazione mediatica del processo e il suo epilogo”, una narrazione che ha leso la reputazione del territorio e del sistema dei servizi sociali.

La vicenda è stata anche oggetto di una feroce strumentalizzazione politica, diventando tema centrale nella campagna per le elezioni regionali in Emilia-Romagna. Comizi, magliette a tema e polemiche hanno alimentato un clima di sospetto e condanna preventiva, i cui effetti, come sottolineato in sentenza, sono “incalcolabili”.

Le Altre Figure Chiave e i Precedenti Verdetti

Il processo di primo grado si inserisce in un quadro giudiziario più ampio che aveva già visto importanti verdetti. Claudio Foti, lo psicoterapeuta della onlus “Hansel & Gretel” e figura centrale nell’inchiesta, era già stato assolto in via definitiva dalla Cassazione dopo una condanna in primo grado a 4 anni. La sua assoluzione “per non aver commesso il fatto” e “perché il fatto non sussiste” aveva rappresentato un primo, fondamentale, punto di svolta.

Anche l’ex sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti (PD), inizialmente coinvolto e finito ai domiciliari, era stato prosciolto in seguito all’abrogazione del reato di abuso d’ufficio.

La sentenza del 9 luglio 2025, con le sue motivazioni ora pubbliche, chiude un cerchio, restituendo una verità processuale molto distante da quella mediatica e politica che ha dominato la scena per anni. Una verità che parla di accuse infondate, di un impianto investigativo debole e, soprattutto, di vite travolte da un processo celebrato prima nelle piazze e sui media che nelle aule di un tribunale.

Di veritas

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