Roma – Un’operazione congiunta di vasta portata è stata avviata dal Garante per la protezione dei dati personali e dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) nei confronti di Amazon. Al centro delle verifiche, i principali snodi logistici del colosso dell’e-commerce in Italia, in particolare i centri di distribuzione di Passo Corese (Rieti) e Castel San Giovanni (Piacenza). L’indagine mira a fare luce su presunte criticità nell’acquisizione e nel trattamento dei dati personali dei lavoratori e sull’utilizzo di sistemi di videosorveglianza, potenzialmente in violazione delle garanzie previste dallo Statuto dei Lavoratori.
L’Origine dell’Inchiesta: il Ruolo di “Report”
L’iniziativa delle due autorità, come specificato in una nota ufficiale, trae origine da approfondimenti tecnici e da diverse notizie di stampa che hanno acceso i riflettori sulle pratiche operative di Amazon. Un ruolo determinante è stato giocato dalle inchieste del programma televisivo “Report”, in onda su Rai 3. I servizi, intitolati “Amazon Files” e “I giochi di Amazon”, hanno documentato, attraverso testimonianze e immagini, come l’azienda utilizzerebbe software specifici per monitorare in modo capillare le prestazioni dei dipendenti e telecamere per sorvegliare le loro attività. Queste rivelazioni hanno sollevato seri interrogativi sulla compatibilità di tali sistemi con la normativa italiana ed europea a tutela della privacy e dei diritti dei lavoratori.
L’inchiesta di Report ha descritto un sistema in cui ogni operazione dei lavoratori verrebbe cronometrata, generando una pressione costante e potenziali rischi per la salute, come disturbi muscolo-scheletrici. Si è parlato di un presunto “dossieraggio” sui dipendenti, con una particolare attenzione verso coloro che partecipano ad attività sindacali, i quali verrebbero considerati “sorvegliati speciali”.
Cosa Verificano Garante e Ispettorato
L’azione ispettiva si concentra su due fronti principali, strettamente interconnessi:
- Trattamento dei dati personali (GDPR): Il Garante Privacy sta verificando la conformità delle pratiche di Amazon al Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR). L’analisi riguarda le basi giuridiche del trattamento, i principi di minimizzazione dei dati, i tempi di conservazione, l’eventuale profilazione dei lavoratori e la chiarezza delle informative fornite ai dipendenti.
- Controlli a distanza (Statuto dei Lavoratori): L’Ispettorato del Lavoro è focalizzato sul rispetto dell’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori, che regola l’uso di impianti audiovisivi e altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori. La normativa impone che tali strumenti possano essere installati solo per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale, previo accordo sindacale o autorizzazione dell’Ispettorato stesso.
Le verifiche, condotte in collaborazione con il Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche della Guardia di Finanza, puntano a “garantire un presidio istituzionale efficace nei contesti caratterizzati da elevata complessità organizzativa e tecnologica”, come si legge nel comunicato congiunto.
La Posizione di Amazon
Di fronte all’avvio delle ispezioni, Amazon ha prontamente dichiarato la propria piena disponibilità a collaborare con le autorità. In una nota, l’azienda ha affermato: “Collaboriamo costantemente con le autorità competenti, accogliendo con favore ogni verifica o richiesta di chiarimento sulle proprie pratiche operative”. Il colosso tecnologico ha sottolineato come la trasparenza e il dialogo costruttivo con le istituzioni rappresentino “pilastri fondamentali” del proprio approccio aziendale in Italia, impegnandosi a mantenere una collaborazione positiva nel rispetto del quadro normativo.
In passato, in risposta alle accuse di Report, Amazon aveva definito lo strumento di monitoraggio, chiamato FCLM (Fulfillment Center Labor Management), come essenziale per la gestione dei flussi operativi, sostenendo che i dati raccolti non potessero essere utilizzati a fini disciplinari e di aver ricevuto le necessarie autorizzazioni dall’Ispettorato del Lavoro. Tuttavia, l’attuale indagine congiunta sembra indicare la necessità di ulteriori e più approfondite verifiche su tali affermazioni.
Un Contesto Europeo
La questione del monitoraggio dei lavoratori in Amazon non è una novità nel panorama europeo. Recentemente, l’autorità garante per la privacy francese (CNIL) ha inflitto ad Amazon France Logistique una sanzione di 32 milioni di euro per sistemi di monitoraggio dei dipendenti ritenuti eccessivamente intrusivi e per la conservazione dei dati non conforme al principio di minimizzazione. Tra i sistemi contestati, l’uso di scanner che registravano tempi di inattività superiori ai 10 minuti e la rapidità di esecuzione delle mansioni, dati utilizzati per valutare la produttività di ogni singolo lavoratore. Questo precedente potrebbe influenzare l’esito delle verifiche in corso in Italia, evidenziando un’attenzione crescente a livello continentale sulle condizioni di lavoro e sul rispetto della privacy nei giganti della logistica.
