Dalle giovanili del Napoli al palcoscenico della Champions League, passando per le fondamentali esperienze in prestito. La parabola di Antonio Vergara è la storia di un talento coltivato con pazienza e sbocciato fragorosamente sotto la guida di un maestro esigente come Antonio Conte. Il 23enne di Frattamaggiore, cresciuto a pane e calcio all’ombra del Vesuvio, sta vivendo un momento d’oro, conquistando la fiducia del tecnico e il cuore dei tifosi a suon di prestazioni convincenti e gol pesanti. In una recente intervista a Radio Crc, il giovane centrocampista ha aperto il libro dei suoi sogni e delle sue ambizioni, raccontando il rapporto speciale con l’allenatore che sta forgiando il suo carattere e il suo gioco.

Sotto l’ala di Conte: “Mi ha insegnato a non staccare mai la testa”

“All’inizio dell’anno Conte mi disse ‘Antò sei bravo, ma devi restare sempre con la testa attaccata, perché ogni tanto la stacchi'”. Questa la frase che, più di ogni altra, sintetizza il lavoro che il tecnico salentino sta facendo su Vergara. Non solo un affinamento tecnico-tattico, ma una vera e propria educazione alla mentalità vincente. “Mi aiuta soprattutto per quanto riguarda l’aspetto di concentrazione e a migliorare”, ha confidato il giocatore. “Per me essere in questa squadra con giocatori di grande talento, allenato da Conte, è come essere al banco a scuola. Loro mi insegnano e io cerco di apprendere il più possibile”.

Un apprendistato che sta dando frutti evidenti in campo. Vergara si è dimostrato un giocatore duttile, capace di interpretare più ruoli con la stessa efficacia, dalla trequarti alla mezzala, fino all’esterno. “Noi lavoriamo tanto su quello che dobbiamo fare sotto il punto di vista tattico, davvero tanto”, ha spiegato, sottolineando l’importanza del sacrificio e dell’aiuto reciproco richiesto da Conte. Un’attitudine che gli ha permesso di ritagliarsi uno spazio importante, complici anche alcuni infortuni che hanno colpito la rosa azzurra, e di dimostrare tutto il suo valore.

L’esplosione: i gol a Chelsea e Fiorentina come trampolino

Gennaio 2026 sarà un mese che Antonio Vergara difficilmente dimenticherà. È il mese della sua consacrazione, illuminato da due perle che hanno fatto stropicciare gli occhi ai tifosi del Napoli e agli addetti ai lavori. Prima la rete in Champions League contro il Chelsea, un’azione personale di pregevole fattura tecnica e balistica. “Il primo con il Chelsea è stato inaspettato anche per me, dalle foto si vede che la mia faccia era incredula”, ha ammesso con sincerità. Poi, la replica in campionato contro la Fiorentina, un gol altrettanto bello e, soprattutto, decisivo per la vittoria. “Il secondo gol, quello con la Fiorentina, invece lo dedico a tutto lo stadio e a coloro che erano lì ad esultare con me: è stato più bello anche perché abbiamo vinto”.

Due prodezze che non sono un exploit casuale, ma il frutto di un percorso di crescita costante, iniziato nelle serie minori dopo aver completato la trafila nel settore giovanile del Napoli. Le esperienze in prestito alla Pro Vercelli in Serie C e alla Reggiana in Serie B lo hanno temprato, preparandolo al grande salto. Un percorso interrotto anche da un grave infortunio al legamento crociato nel 2023, superato con quella “cazzimma” che oggi mette in campo. Ora, Vergara vive questo momento “molto serenamente, non percependo il peso di un treno della svolta”, consapevole che questa è solo una fase della sua crescita.

Idoli, compagni e il sogno azzurro

Crescendo, il suo idolo indiscusso è sempre stato Lionel Messi, ma allenandosi con la prima squadra del Napoli, un giocatore in particolare ha catturato la sua ammirazione: Piotr Zielinski. “Era bello da vedere: faceva uno stop di tacco a seguire che si conosceva a memoria, ma riusciva comunque a sfuggire agli avversari”. Un modello di eleganza e tecnica a cui ispirarsi. Essendo di Frattamaggiore, il paragone con Lorenzo Insigne è quasi inevitabile, un compaesano illustre che ha incontrato poche volte ma che rappresenta un faro.

Nello spogliatoio attuale, Vergara ha legato con i compagni con cui è cresciuto, come Marianucci e Ambrosino, ma ha costruito un ottimo rapporto anche con i veterani come Di Lorenzo, con cui ammette di avere una particolare affinità tattica, Mazzocchi e Spinazzola. Un gruppo unito, dove anche gli stranieri come McTominay si stanno integrando bene. E poi c’è il rapporto viscerale con il pubblico del Maradona: “È veramente il 12esimo in campo per noi: si sente, davvero. Per questo ai tifosi dico veniteci a supportare soprattutto allo stadio, perché fate la differenza”. Un appello che suona come una promessa: questo giovane talento di Frattamaggiore è pronto a lottare e a far sognare la sua gente.

Di nike

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