Un’aula magna vibrante di attesa, sguardi giovani e carichi di aspirazioni rivolti verso un maestro del nostro tempo. Si è consumato così, tra applausi e riflessioni profonde, l’incontro tra Toni Servillo e gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. Un evento che trascende la semplice inaugurazione di una mostra per trasformarsi in una vera e propria lectio magistralis sulla natura dell’arte, sul mestiere dell’attore e, soprattutto, sul valore insostituibile del “camminare insieme”.
Un Ponte di Immagini: La Mostra “Toni Servillo tra cinema e teatro”
Il pretesto di questa preziosa occasione di dialogo è stata l’apertura della mostra “Toni Servillo tra cinema e teatro, un racconto fotografico”, a cura di Antonio Maraldi. L’esposizione, ideata e realizzata da Riccione Teatro per il 27° Riccione TTV Festival, approda a Napoli per omaggiare uno degli interpreti più poliedrici e autorevoli della scena contemporanea. Attraverso 48 fotografie firmate da sedici tra i più importanti fotografi di scena italiani – tra cui Cesare Accetta, Gianni Fiorito e Lia Pasqualino – la mostra ripercorre la straordinaria carriera dell’attore campano.
Il percorso espositivo, allestito con cura dalla Scuola di Scenografia dell’Accademia, si articola in quattro sezioni, tre dedicate al cinema (“In primo piano”, “Compagne e compagni di ventura”, “Tra scena e set”) e una al teatro. Ne emerge un ritratto complesso e affascinante, un mosaico di sguardi che catturano la metamorfosi continua di Servillo, la sua capacità unica di abitare personaggi diversissimi con la medesima, folgorante intensità, dal Giulio Andreotti de “Il Divo” all’indimenticabile Jep Gambardella de “La grande bellezza”.
All’inaugurazione, moderata dal giornalista e docente Diego Del Pozzo, sono intervenuti, oltre a Servillo, figure istituzionali di primo piano come la presidente e il direttore dell’Accademia, Rosita Marchese e Giuseppe Gaeta, il presidente di Riccione Teatro, Daniele Gualdi, e il presidente di AFS (Associazione autori della fotografia di scena), Gianni Fiorito.
La Lezione del Maestro: “Il Collettivo è il Principale Maestro”
Stimolato dalle domande degli studenti, Servillo si è definito un “teatrante militante nonostante il clamore del cinema”, ribadendo il suo amore viscerale per il palcoscenico. Un amore che lo vede attualmente impegnato al vicino Teatro Bellini con lo spettacolo “Tre modi per non morire”, prima di tornare sul set per il nuovo film dell’amico e sodale artistico Mario Martone. Ma il cuore del suo intervento è stato un appassionato elogio della formazione collettiva, un vero e proprio manifesto per le nuove generazioni di artisti.
“Ho avuto molti maestri, alcuni immaginari, altri reali,” ha raccontato Servillo, “ma il maestro principale è stata la formazione della mia compagnia”. Con parole evocative, ha dipinto l’affresco dei suoi inizi: le cinquemila lire al mese messe in comune con gli amici per affittare una stanza, i viaggi notturni in treno verso Roma e Milano per vedere spettacoli internazionali, la fame onnivora di arte, fotografia, danza e musica. “Eravamo curiosi, abbiamo assorbito come spugne, poi ci siamo messi insieme”. Un messaggio potente e controcorrente, che sottolinea come il talento individuale possa germogliare e fiorire solo nel confronto, nella condivisione e nella misurazione reciproca all’interno di un gruppo coeso dall’urgenza di comunicare.
Tra Palco e Set: Uno “Slittamento Leggero”
Servillo ha poi esplorato il rapporto, per lui simbiotico, tra teatro e cinema. “Non c’è una differenza qualitativa”, ha affermato, descrivendo il passaggio dall’uno all’altro come uno “slittamento leggero”, un movimento naturale orientato dalla passione. Ha sottolineato come la sua esperienza teatrale e quella di molti suoi colleghi sia stata fondamentale per il successo di film come “Il Divo”, dove il cast era composto interamente da attori di teatro. “Anche il set è un palcoscenico”, ha spiegato, “e i primi spettatori sono quelli che stanno intorno a te. Ma a cinema si può ripetere, a teatro no”. Una riflessione che racchiude l’essenza delle due arti: la perfezione ricercata del cinema e l’irripetibile hic et nunc della performance teatrale.
Non è mancato un accenno al ruolo cruciale delle istituzioni, con un appello a uno Stato che deve sostenere la cultura con investimenti concreti. “Se non avessi avuto l’aiuto delle istituzioni non sarei andato molto lontano”, ha ammesso, lanciando al contempo un monito contro i “tanti imbroglioni” che affollano il mondo della formazione artistica, invitando i giovani a discernere con attenzione.
Un Debito d’Amore per Napoli
La lezione si è conclusa con una toccante dichiarazione d’amore per la sua città. “Sento un debito enorme nei confronti della storia culturale di Napoli”, ha confessato Servillo. “La città mi ha messo nella condizione di misurarmi col teatro, è un territorio vastissimo di stimoli. Sono fortunato”. Parole che hanno suggellato, tra gli applausi scroscianti, un legame indissolubile tra l’artista e le sue radici, un legame che ha nutrito e continua a nutrire un percorso artistico segnato da due fari: passione e rigore.
