Roma – Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha apposto la sua firma al Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) che cristallizza il quesito da sottoporre ai cittadini nel prossimo referendum popolare confermativo. La notizia, diffusa dal Quirinale, segna un passaggio cruciale nell’iter di una riforma costituzionale che mira a ridisegnare l’assetto della magistratura italiana. Al centro del voto vi sarà il testo di legge concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, già approvato dal Parlamento.
I punti cardine della riforma
La legge costituzionale su cui gli italiani saranno chiamati a esprimersi introduce modifiche sostanziali all’attuale sistema. I pilastri della riforma sono principalmente tre:
- Separazione delle carriere: Viene prevista l’istituzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura, uno per i giudici (magistratura giudicante) e uno per i pubblici ministeri (magistratura requirente). Questo intervento mira a separare nettamente i percorsi professionali di chi giudica da chi accusa, un tema al centro del dibattito politico e giuridico da decenni.
- Sorteggio per i componenti del CSM: La riforma introduce un nuovo meccanismo di selezione per i membri dei due Consigli Superiori: l’estrazione a sorte. L’obiettivo dichiarato è quello di contrastare le dinamiche correntizie all’interno della magistratura, che secondo i promotori della riforma influenzerebbero le nomine e le carriere.
- Istituzione dell’Alta Corte Disciplinare: Viene creata una nuova Corte disciplinare di rango costituzionale, competente a giudicare le infrazioni disciplinari dei magistrati ordinari. Tale organo, composto in prevalenza da magistrati, assorbirebbe le funzioni disciplinari attualmente svolte dal CSM, che si concentrerebbe così sul governo delle carriere.
Il quesito referendario e il percorso istituzionale
Il quesito che i cittadini troveranno sulla scheda elettorale, come precisato dal DPR firmato dal Presidente Mattarella, sarà: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’ approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025, con la quale vengono modificati gli articoli 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma 1 e 110 comma 1 della Costituzione?”. La formulazione è il risultato di un percorso che ha visto anche un intervento della Corte di Cassazione, la quale ha ammesso una richiesta di riformulazione del quesito presentata dai promotori della raccolta firme popolare. Questa modifica, pur non alterando la sostanza, ha aggiunto il riferimento esplicito agli articoli della Costituzione interessati dalla revisione.
La legge di revisione costituzionale è stata approvata dal Parlamento in seconda votazione con la maggioranza assoluta, ma inferiore a quella qualificata dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera. Questa circostanza, prevista dall’articolo 138 della Costituzione, ha reso possibile la richiesta di referendum confermativo, che è stata avanzata sia da un quinto dei membri di una Camera sia da oltre 500.000 elettori. A differenza dei referendum abrogativi, quello confermativo non prevede un quorum di partecipazione: la riforma sarà approvata se il numero dei voti favorevoli supererà quello dei contrari, indipendentemente dal numero di votanti.
Le posizioni in campo: SÌ contro NO
Il dibattito pubblico sulla riforma è acceso e vede schieramenti contrapposti.
I sostenitori del SÌ, tra cui le forze di maggioranza che hanno promosso la legge, argomentano che la separazione delle carriere è un passo fondamentale per garantire un “giusto processo” e la terzietà del giudice. Essi ritengono che l’attuale sistema, in cui giudici e pubblici ministeri condividono lo stesso percorso di carriera, possa minare la percezione di imparzialità del giudice agli occhi dei cittadini. L’introduzione del sorteggio per il CSM è vista come un antidoto allo strapotere delle correnti, mentre la Corte Disciplinare autonoma garantirebbe maggiore efficienza e specializzazione nei procedimenti a carico dei magistrati.
Sul fronte del NO, si collocano diverse forze politiche di opposizione, associazioni come l’ANPI, la CGIL e una parte consistente della magistratura. I contrari alla riforma temono che la separazione delle carriere possa indebolire l’indipendenza della magistratura nel suo complesso, in particolare quella del pubblico ministero, che potrebbe essere maggiormente esposto a influenze politiche. Viene inoltre contestata l’efficacia del sorteggio come strumento per risolvere il problema delle correnti, e si sollevano dubbi sulla reale necessità di istituire un’ulteriore corte, paventando una frammentazione dell’autogoverno della magistratura.
La data del voto, fissata per il 22 e 23 marzo 2026, è stata confermata dal Consiglio dei Ministri nonostante il dibattito seguito alla riformulazione del quesito da parte della Cassazione. Gli italiani sono quindi chiamati a una scelta di grande rilevanza, che potrebbe modificare in modo significativo uno dei poteri fondamentali dello Stato.
