Milano – Il mondo della moda è in fermento per una notizia che promette di inaugurare una nuova, esaltante stagione per uno dei marchi più iconici del Made in Italy. Con una comunicazione ufficiale che ha messo fine a settimane di indiscrezioni, il Gruppo Prada e Versace hanno annunciato la nomina di Pieter Mulier come nuovo Direttore Creativo della maison della Medusa. L’ingresso del designer belga, effettivo a partire dal prossimo 1° luglio 2026, rappresenta una decisione strategica di primaria importanza, la prima di tale portata dopo la clamorosa acquisizione di Versace da parte del Gruppo Prada, un’operazione da 1,25 miliardi di euro finalizzata all’inizio dello scorso dicembre.
Un Nuovo Capitolo per la Medusa sotto l’Egida di Prada
L’arrivo di Mulier segna una svolta decisiva per Versace, un brand che, pur forte di un’eredità stilistica ineguagliabile lasciata dal suo fondatore Gianni Versace, si trovava in una fase di transizione. La nomina segue il breve interregno di Dario Vitale, che ha guidato l’ufficio stile per soli pochi mesi, giusto il tempo di presentare la collezione primavera-estate 2026, prima di un addio tanto rapido quanto inaspettato. Il suo commento sui social, “Thank you, it was fun“, chiude una parentesi e apre le porte a un futuro tutto da scrivere.
La scelta di Pieter Mulier non è casuale, ma frutto di un’attenta valutazione da parte dei nuovi vertici. A guidare questa nuova era sarà Lorenzo Bertelli, figlio di Miuccia Prada e Patrizio Bertelli, che assume il ruolo di Presidente Esecutivo di Versace. Già Direttore Marketing e Responsabile della Corporate Social Responsibility del Gruppo Prada, Bertelli rappresenta la nuova generazione al comando, con una visione chiara per il futuro del marchio. “Mentre consideravamo l’acquisizione di Versace – ha dichiarato Bertelli – abbiamo individuato in Pieter Mulier la persona giusta per il ruolo di designer del brand. Siamo fiduciosi che saprà esprimere pienamente il potenziale di Versace e instaurare un dialogo profondo con la storia e l’estetica distintiva del marchio; siamo entusiasti di intraprendere questo percorso insieme”.
Chi è Pieter Mulier: l’Architetto della Forma al Servizio della Seduzione
Ma chi è l’uomo a cui è stato affidato il compito di reinterpretare l’opulenza e la sensualità di Versace? Belga, classe 1979, Pieter Mulier non è un nome nuovo per gli addetti ai lavori. Con una laurea in architettura conseguita all’Institut Saint-Luc di Bruxelles, il suo approccio al design è profondamente influenzato da un rigore strutturale e da una purezza delle linee che appaiono, a prima vista, quasi in antitesi con l’estetica massimalista di Versace.
La sua carriera è indissolubilmente legata a quella di un altro genio belga, Raf Simons, attuale co-direttore creativo di Prada insieme a Miuccia Prada. Mulier è stato per anni il suo braccio destro, un sodalizio professionale iniziato quasi per caso e consolidatosi nelle più prestigiose maison del mondo:
- Jil Sander: Dove ha affinato il suo senso per un minimalismo sofisticato.
- Dior: Un’esperienza cruciale che lo ha visto confrontarsi con l’universo dell’Haute Couture, come documentato nel film “Dior and I”.
- Calvin Klein: Qui ha esplorato una visione più audace e contemporanea della moda americana.
Il suo primo, vero ruolo da solista è arrivato nel 2021 con la nomina a Direttore Creativo di Alaïa. Un incarico delicatissimo, essendo il primo a raccogliere l’eredità del leggendario fondatore Azzedine Alaïa, scomparso nel 2017. In questi anni, Mulier ha saputo rivitalizzare il brand con un lavoro magistrale, rispettando il DNA della maison ma infondendovi una modernità che ha conquistato critica e mercato. Il suo successo è stato coronato nel novembre del 2025 dal prestigioso premio come International Designer of the Year ai CFDA Awards.
L’ultima sua fatica per Alaïa sarà la collezione primavera-estate 2026, che sfilerà a Parigi il prossimo marzo, prima di dedicarsi anima e corpo alla nuova avventura in Versace.
La Sfida: Fondere Rigore Architettonico e Glamour Versace
La domanda che tutti si pongono è: come si concilierà l’estetica rigorosa e quasi scultorea di Mulier con l’esuberanza, il colore e la sfacciata sensualità che sono la quintessenza di Versace? La sfida è affascinante e complessa. Da un lato, c’è la necessità di rispettare un’eredità potentissima, fatta di stampe barocche, Meduse iconiche e una celebrazione del corpo femminile senza compromessi. Dall’altro, l’esigenza di traghettare questo linguaggio nel futuro, rendendolo desiderabile per le nuove generazioni e coerente con la visione strategica del Gruppo Prada.
L’operazione ricorda, per certi versi, la capacità di Tom Ford di rilanciare Gucci negli anni ’90, infondendo una nuova carica di sensualità in un marchio storico. L’ingresso di Mulier in Versace, visto il suo legame con Raf Simons, può essere interpretato anche come un “ritorno a casa” all’interno della stessa famiglia allargata, quella del Gruppo Prada, suggerendo una sinergia creativa e una coesione di intenti che potrebbero rivelarsi la vera arma vincente di questa nuova era. La sua abilità nel creare desiderio, nel lavorare sulla forma e sulla sostanza più che sull’effimero, potrebbe essere proprio l’elemento necessario per elevare ulteriormente Versace, trasformando il suo potenziale inespresso in un successo globale duraturo.
