Come un’oasi che fiorisce nel deserto, Marrakech si è risvegliata epicentro vibrante dell’arte contemporanea, accogliendo dal 5 all’8 febbraio 2026 la settima edizione di 1-54 Contemporary African Art Fair. La “città ocra” si veste di nuovi colori, quelli audaci e profondi di un continente che narra la sua contemporaneità attraverso le voci potenti dei suoi artisti. Un’invasione pacifica di creatività che si snoda tra gli atelier aperti, le inaugurazioni nelle gallerie e i cortili lussureggianti dell’iconico hotel La Mamounia, da sempre cuore pulsante della manifestazione.

Questa kermesse, nata nel 2013 da una visione di Touria El Glaoui, si conferma una piattaforma imprescindibile nel dialogo tra l’Africa e il mercato dell’arte globale, con le sue edizioni che toccano anche New York e Londra. Ma è a Marrakech che la fiera ritrova le sue radici più autentiche, celebrando con particolare enfasi la scena artistica locale. “I riflettori sono puntati sul territorio, più che in altre edizioni,” ha sottolineato la stessa El Glaoui, evidenziando come questa edizione segni un ritorno significativo alle origini.

Un Palcoscenico per la Scena Marocchina e Internazionale

L’edizione 2026 vede la partecipazione di oltre 20 espositori provenienti da 12 paesi, un mosaico di culture e prospettive che arricchisce il panorama artistico della città. Un’attenzione speciale è riservata al Marocco, con ben otto gallerie locali presenti, tra cui nomi di spicco come Loft Art Gallery, MCC Gallery e Galerie 38. Questa forte rappresentanza offre al pubblico un accesso privilegiato alla vivace e dinamica scena artistica del paese, mostrando la profondità e la varietà della produzione contemporanea marocchina.

Accanto ai talenti locali, la fiera accoglie per la prima volta quattro nuove gallerie internazionali, ampliando ulteriormente i suoi orizzonti geografici:

  • Ellephant (Montréal, Canada)
  • Imvelo Art Studios (Lusaka, Zambia)
  • The Art Affair (Luanda, Angola)
  • The Lobster Edition (Londra/Tunisi)

Questa apertura a nuove realtà testimonia il crescente interesse per le traiettorie transcontinentali del mercato e la volontà di 1-54 di essere un vero e proprio ponte culturale.

Artisti in Mostra: Un Continente di Voci

I corridoi e gli spazi espositivi della fiera vibrano delle opere di artisti provenienti da tutto il continente africano e dalla sua diaspora. Tra i tanti, spiccano le creazioni di Samuel Nnorom (Nigeria), la cui arte spesso deborda dalla tela con inserti materici; Khanyi Mawhayi (Sudafrica), che esplora nuove forme espressive; e Aïcha Snoussi (Tunisia), con le sue narrazioni complesse. A loro si aggiungono figure come Roland Dorcély (Haiti) e Girma Berta (Etiopia), a dimostrazione della portata globale della creatività africana. L’arte qui è tangibile, materica, una testimonianza potente che non si accontenta dei confini della cornice, ma si espande utilizzando stoffe, chiodi e ceramica per veicolare messaggi di identità, memoria e diritti.

Una Città in Fermento: Eventi Collaterali e Collaborazioni

L’energia di 1-54 non si esaurisce tra le mura de La Mamounia, ma si diffonde in tutta Marrakech, trasformandola in un hub culturale a cielo aperto. Il programma ufficiale è arricchito da un fitto calendario di tavole rotonde, dibattiti e progetti speciali, realizzati in collaborazione con prestigiose istituzioni locali e internazionali come la Fondazione TGCC e DADA.

Tra gli eventi più attesi:

  • L’Al Maaden Museum of African Contemporary Art (MACAAL) presenta ben quattro mostre, inclusa una collettiva con opere di Prune Nourry e Yassine Balbzioui.
  • Il Museo Yves Saint Laurent di Marrakech propone tre esposizioni, tra cui un affascinante focus sul fotografo di moda David Seidner.
  • La galleria Le 18 ospita “Organic Knowledge”, una mostra a cura di Maud Houssais e Morad Montazami che esplora temi legati allo spostamento e alla memoria culturale.
  • Il quartiere di Gueliz si anima con inaugurazioni ed eventi serali, come la mostra “Think outside the Blue” alla Galerie 38, che riunisce quattro artiste marocchine in una riflessione condivisa sul colore blu come spazio di libertà e sperimentazione.

Questa costellazione di eventi collaterali non solo arricchisce l’esperienza dei visitatori ma rafforza anche il legame profondo tra la fiera e il tessuto culturale della città, confermando Marrakech come un crocevia indispensabile per comprendere le trasformazioni e le narrazioni dell’arte contemporanea africana.

Di euterpe

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