Un’aula magna trasformata in un intimo salotto culturale, dove le note di un pianoforte si sono intrecciate a riflessioni profonde sull’esistenza. Questo è stato il cuore dell’incontro che ha visto protagonista Cesare Cremonini al Teatro Auditorium dell’Università della Calabria (Unical). In un dialogo denso e partecipato, il cantautore bolognese ha aperto il suo mondo interiore a una platea di studenti attenti, affrontando le complesse sfumature dell’amore, della fragilità e del sentirsi “scelti” in un’epoca dominata dalla velocità dei social media.

“L’amore non è mai logico”: un titolo, una dichiarazione d’intenti

L’evento, intitolato significativamente “L’amore non è mai logico. Poetica dell’amore nell’era dei social media”, è stato organizzato dal professore Giovanni Trebisacce nell’ambito del suo corso di Pedagogia Sociale. L’iniziativa ha visto la partecipazione, accanto a Cremonini, dell’agente e produttore televisivo Lucio Presta, cosentino di nascita e legato all’ateneo, e del rettore Gianluigi Greco. Quest’ultimo ha aperto i lavori sottolineando il valore dell’incontro come momento per “tenere insieme ciò che sentiamo e ciò che pensiamo”, evidenziando come proprio in questo scarto si celi l’esperienza più profonda dell’essere umano. Il professor Trebisacce ha poi svelato la genesi dell’evento, nato dall’analisi in aula dei testi di Cremonini, ricchi di spunti pedagogici sulla fragilità e l’unicità della persona.

Il privilegio di “essere scelti” contro la retorica del merito

Il fulcro del discorso di Cremonini ha ruotato attorno a un concetto potente e controcorrente: l’importanza di essere scelti. “Oggi ho capito che voi studenti siete amati. Siete stati scelti da chi vi sta aiutando a formarvi, e sapere di essere stati scelti è una grande fortuna”, ha affermato l’artista, rivolgendosi direttamente ai giovani. Con grande onestà intellettuale, ha decostruito la narrazione puramente meritocratica del successo, definendo una “violenza” l’idea che chi non ce la fa non sia abbastanza determinato. Secondo il cantautore, ogni svolta positiva nella vita di un individuo è innescata da qualcuno o qualcosa che ha creduto in lui: dalla famiglia al pubblico, fino a un’intangibile ma potentissima ispirazione artistica. “Chiunque abbia cambiato in meglio la propria vita è stato, prima di tutto, scelto. Anche solo da un’ispirazione artistica”.

La musica come confessione: da “Vorrei” a “Marmellata #25”

Il dialogo è stato impreziosito da tre gemme musicali, eseguite da Cremonini al pianoforte e alla chitarra. Il pubblico ha potuto ascoltare versioni intime di Marmellata #25, Dev’essere così e Vorrei. Proprio su quest’ultimo brano, l’artista si è soffermato con un aneddoto personale: “È la prima canzone che ho composto nella mia vita, a 15 anni”, ha raccontato, “scritta in una delle tante estati degli anni ’80 in vacanza a Maratea, ad un millimetro dalla Calabria. Già allora ebbi la sensazione di essere stato scelto dall’ispirazione”. Una testimonianza che lega indissolubilmente il suo percorso artistico a quella primigenia sensazione di essere un tramite, un prescelto dalla musa.

Convivere con la fragilità: il palcoscenico come “luogo di terrore”

Cremonini non si è sottratto ai temi più personali, descrivendo il palcoscenico come un “luogo di terrore”, ma anche come lo spazio in cui ha imparato a gestire e a convivere con le proprie paure. Ha parlato del processo creativo come un percorso fatto di incertezze e “incidenti interiori”, sottolineando la natura intrinsecamente ambigua di una canzone. “Una canzone non dimostra nulla, è ambigua per natura. Non è mai finita davvero, perché ogni ascoltatore la completa con la propria esperienza”, ha spiegato. Una riflessione che ha esteso anche all’amore: “Anche l’amore è giusto che resti così: ambiguo e non definibile”. Un invito ad abbracciare l’incertezza come parte fondamentale dell’esperienza umana e artistica.

Di euterpe

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