ROMA – Un velo di incertezza e nuove domande avvolge ulteriormente il già intricato caso della scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. L’audizione di Dolores Brugnoli dinanzi alla Commissione parlamentare bicamerale d’inchiesta, tenutasi giovedì 5 febbraio 2026, non ha portato le risposte sperate, lasciando dietro di sé una scia di “non ricordo” e versioni contraddittorie che non hanno convinto i commissari presieduti dal senatore Andrea De Priamo. La testimonianza della donna, considerata una figura chiave per far luce sulla cosiddetta “pista della BMW”, si è rivelata un groviglio di memorie sbiadite e ricostruzioni poco lineari, soprattutto in relazione all’automobile vista nei pressi del luogo della scomparsa di Emanuela e ai suoi presunti legami con ambienti vicini a Enrico “Renatino” De Pedis, ex boss della Banda della Magliana.
La convocazione e le accuse di Sabina Minardi
Il nome di Dolores Brugnoli è emerso prepotentemente dalle dichiarazioni, rese in passato, da Sabina Minardi, ex compagna di De Pedis e super testimone nel caso Orlandi, oggi deceduta. Secondo la Minardi, la Brugnoli era una frequentatrice assidua degli ambienti legati al boss della Magliana. Queste affermazioni hanno spinto la Commissione a convocarla, nella speranza di poter finalmente chiarire il suo ruolo e quello della famosa BMW, un elemento che da quarant’anni rappresenta uno dei nodi irrisolti dell’inchiesta.
I “non ricordo” e la versione della BMW “gialla”
Durante l’audizione, la Brugnoli ha mostrato evidenti difficoltà nel ricostruire i fatti, cercando spesso di eludere le domande più dirette con una serie di “non ricordo”. La sua reticenza è apparsa particolarmente marcata quando il discorso si è concentrato sulla BMW. La presenza di un’auto di questo tipo, di colore scuro, nei pressi della scuola di musica in piazza Sant’Apollinare il giorno della scomparsa di Emanuela, era stata segnalata da più testimoni, tra cui un vigile urbano e un poliziotto in servizio davanti al Senato. L’allora agente dei servizi segreti (SISDE) Giulio Gangi, conoscente della famiglia Orlandi e anch’egli deceduto, aveva individuato proprio nella Brugnoli una possibile utilizzatrice della vettura.
Tuttavia, la versione fornita dalla donna in Commissione si discosta nettamente da quanto emerso dagli atti dell’epoca. La Brugnoli ha sostenuto di aver avuto in prestito una BMW, ma ha specificato che questa era di colore “giallo” e non scuro, come invece sospettavano gli inquirenti. Un dettaglio cromatico che, se confermato, potrebbe smontare una delle piste investigative più battute. Inoltre, ha raccontato che Gangi si presentò da lei con una pistola, intimandole di recarsi immediatamente in commissariato senza fornirle spiegazioni. Una ricostruzione che contrasta con le risultanze investigative, secondo cui l’agente del SISDE l’avrebbe contattata per chiederle conto della BMW che lei stessa aveva portato a riparare per un finestrino rotto.
L’audizione del giornalista Palmegiani e l’ombra del depistaggio
Nella stessa giornata, la Commissione ha ascoltato anche il giornalista e scrittore Armando Palmegiani, autore del libro “Emanuela Orlandi. 40 anni di depistaggi”. Palmegiani ha illustrato le sue tesi sul caso, frutto di un lungo lavoro di analisi delle carte processuali, e ha sollevato un’ipotesi significativa: il fotografo Marco Fassoni Accetti, che in passato si era auto-accusato del rapimento, avrebbe in realtà svolto un ruolo di “depistaggio” nella vicenda. Un’affermazione che aggiunge un ulteriore livello di complessità a una storia già segnata da inquinamenti e false piste.
Un mistero ancora senza fine
L’audizione di Dolores Brugnoli, lungi dal diradare le nebbie, ha finito per infittirle. I suoi vuoti di memoria e le sue contraddizioni lasciano aperti numerosi interrogativi. Era davvero lei la donna legata alla BMW scura? E quali erano i suoi reali rapporti con l’entourage di “Renatino” De Pedis? La Commissione d’inchiesta, che prosegue senza sosta il suo lavoro di audizioni e approfondimenti, si trova di fronte a un puzzle sempre più complesso, dove ogni nuova tessera sembra complicare il disegno generale anziché definirlo. La ricerca della verità per Emanuela Orlandi e Mirella Gregori continua, ma il cammino appare ancora lungo e disseminato di ostacoli, silenzi e memorie troppo fragili.
