VERONA – Vince la paura, perdono entrambe. Nello scontro diretto che sapeva di ultima spiaggia, Hellas Verona e Pisa si annullano a vicenda, chiudendo con un pareggio a reti bianche che suona come una condanna per le ambizioni di salvezza. Allo stadio Bentegodi, l’anticipo della ventiquattresima giornata di Serie A si trasforma in un manifesto della tensione: 90 minuti di lotta, errori e pochissime emozioni, con i due unici veri sussulti regalati dai pali, uno per parte, che negano la gioia del gol prima a Orban e poi a Moreo. Un punto a testa che muove la classifica solo per le statistiche, ma che lascia entrambe le formazioni ancorate sul fondo, a braccetto in una caduta che ora sembra sempre più difficile da arrestare.
La cronaca di un pareggio annunciato
La posta in palio era altissima e la tensione si è respirata fin dai primi minuti di gioco. La partita, diretta dall’arbitro Daniele Doveri di Roma, ha visto entrambe le squadre scendere in campo con l’obiettivo primario di non perdere. Questo ha prodotto un primo tempo bloccato, contratto, con molti errori tecnici e poche idee. Il Verona, sotto la nuova guida tecnica di Sammarco, ha provato a fare la partita, mantenendo un maggior possesso palla ma senza mai riuscire a pungere. L’unica, vera occasione della prima frazione arriva al 33′, quando Gift Orban disegna una traiettoria quasi perfetta su calcio di punizione, ma il suo destro si stampa contro il palo a portiere battuto. Un lampo nel buio di 45 minuti altrimenti avari di spettacolo.
Nella ripresa il copione non cambia. Il Pisa, guidato in panchina dall’esordiente Oscar Hiljemark, prende un po’ di coraggio con il passare dei minuti, approfittando anche di un calo fisico dei padroni di casa. I toscani si rendono finalmente pericolosi nel finale, costruendo le occasioni più nitide dell’intero match. All’80’ arriva l’episodio che fa tremare il Bentegodi: sugli sviluppi di un calcio d’angolo, il colpo di testa di Stefano Moreo si infrange sullo stesso palo colpito da Orban nel primo tempo. Sulla respinta, il difensore Caracciolo calcia a botta sicura, ma trova la risposta miracolosa del portiere scaligero Montipò, decisivo anche pochi minuti dopo su una conclusione di Meister lanciato in contropiede.
Analisi tattica: il terrore di perdere ha la meglio sul coraggio
L’esito finale di 0-0 è la fotografia perfetta dell’approccio tattico delle due squadre. Il Verona di Sammarco si è schierato con un 3-5-2, cercando di sfruttare le corsie laterali, ma la manovra è risultata spesso lenta e prevedibile. L’attacco, con la coppia inedita Orban-Bowie, non ha mai trovato la giusta intesa.
Il Pisa di Hiljemark ha risposto con un 3-4-2-1, mostrando una buona organizzazione difensiva ma faticando enormemente a costruire gioco. La squadra è apparsa più reattiva nella ripresa, soprattutto dopo l’ingresso di Leris, ma le occasioni create sono nate più da episodi estemporanei che da azioni corali. Alla fine, il timore di subire gol ha prevalso sulla volontà di segnarlo, portando a un pareggio che non accontenta nessuno.
Le voci dal campo e l’impatto sulla classifica
Al triplice fischio, i fischi del pubblico del Bentegodi hanno sottolineato la delusione per una prestazione e un risultato ben al di sotto delle aspettative. Entrambi gli allenatori, pur riconoscendo la difficoltà del momento, hanno cercato di vedere il bicchiere mezzo pieno, sottolineando l’importanza di aver mosso la classifica. Tuttavia, la realtà è amara: Verona e Pisa restano appaiate all’ultimo posto con 15 punti, a tre lunghezze dalla zona salvezza occupata dal Lecce, che ha però una partita in meno. La strada per restare in Serie A si fa sempre più in salita e partite come questa, dominate dalla paura, rischiano di essere ricordate come le grandi occasioni mancate.
