Un capitolo giudiziario si è concluso presso il Tribunale di Milano con la condanna a un anno e sei mesi di reclusione per una donna di 45 anni, ritenuta colpevole di stalking ai danni della nota modella e attrice di origine romena, Madalina Ghenea. La sentenza, emessa dalla giudice Elisabetta Canevini, presidente della quinta sezione penale, specializzata in reati di genere, prevede anche l’obbligo per l’imputata di seguire un percorso in un centro di recupero, una volta che la condanna diverrà definitiva.

La vicenda, che si è protratta per anni, ha visto Madalina Ghenea e sua madre, entrambe parti civili e assistite dall’avvocato Maria Emanuela Mascalchi, subire una prolungata campagna di odio online. L’imputata, una connazionale dell’attrice residente in Romania, per anni ha perseguitato la vittima attraverso i social media, con una valanga di messaggi offensivi, minacce e commenti denigratori inviati non solo alla Ghenea, ma anche ai suoi familiari, amici e collaboratori professionali. Questa incessante attività persecutoria ha avuto un impatto devastante sulla serenità e sull’equilibrio psicofisico dell’attrice, costringendola a modificare le proprie abitudini di vita per il timore per la propria incolumità.

Il verdetto del Tribunale e le sue implicazioni

La giudice Canevini ha disposto la sospensione condizionale della pena, subordinandola però a un risarcimento provvisionale. L’imputata dovrà versare, entro due mesi dal passaggio in giudicato della sentenza, 40 mila euro a Madalina Ghenea e 10 mila euro a sua madre. Il Tribunale ha inoltre stabilito che la liquidazione complessiva dei danni avverrà in un separato procedimento civile.

Nella sua decisione, la giudice ha accolto la richiesta del vice procuratore onorario, Marisa Marchini, di riconoscere all’imputata le attenuanti generiche equivalenti all’aggravante dell’uso del mezzo informatico. Questo ha portato a una pena inferiore di sei mesi rispetto a quella di due anni richiesta inizialmente dall’accusa. Le richieste di risarcimento avanzate dalla parte civile erano state molto più ingenti: l’avvocato Mascalchi aveva infatti chiesto 5 milioni di euro per la modella e 200 mila euro per la madre.

La difesa dell’imputata e i prossimi passi legali

L’imputata, difesa dall’avvocato Fabio Martinez, si è sempre dichiarata innocente. La sua linea difensiva si è basata sulla tesi che le sue credenziali social fossero state “fraudolentemente sottratte” da terzi, i quali avrebbero poi postato i messaggi persecutori. Dopo la lettura del dispositivo, il legale ha dichiarato di attendere il deposito delle motivazioni della sentenza, previsto entro 90 giorni, prima di decidere se presentare ricorso in appello. “Quello che posso dire è che la mia assistita si è sempre dichiarata innocente e ancora oggi esprime solidarietà nei confronti della signora Ghenea“, ha affermato Martinez.

L’appello di Madalina Ghenea: “Denunciate, non tacete”

Visibilmente provata ma determinata, Madalina Ghenea ha commentato la sentenza con un potente appello a tutte le vittime di odio e cyberstalking. “Lottare per la propria vita in un’aula di Tribunale non è una cosa normale. Ma tacere e ignorare una situazione del genere penso sia una delle cose più sbagliate“, ha dichiarato l’attrice. Il suo messaggio è stato un invito accorato a rompere il silenzio: “Oggi sono qui per mia figlia e mia mamma e per tutte le donne vittime di odio. Denunciate, denunciate, denunciate“.

L’attrice aveva già espresso in passato lo shock provato nello scoprire che la sua persecutrice fosse un’altra donna. La sua battaglia legale, ha sottolineato, non è solo personale ma rappresenta una “lotta contro l’odio sui social“, un fenomeno purtroppo sempre più diffuso che avvelena il dibattito pubblico e la vita privata di molte persone.

Di veritas

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