Torino – Un’ondata di indignazione ha travolto l’Università di Torino dopo la scoperta di scritte oltraggiose e inneggianti alla violenza sui muri di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche. I messaggi, apparsi alla vigilia della manifestazione nazionale a sostegno del centro sociale Askatasuna, hanno spinto la Ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, a prendere una posizione durissima, annunciando una denuncia formale da parte del ministero.

La scoperta e il contenuto delle scritte

Al rientro in ateneo lunedì 2 febbraio 2026, studenti e personale si sono trovati di fronte a un vero e proprio sfregio. I muri di Palazzo Nuovo, che era stato occupato per tre giorni dagli antagonisti come base logistica in vista del corteo di sabato 31 gennaio, erano imbrattati con frasi shock. Tra le scritte più gravi, quelle rivolte contro le forze dell’ordine: “+ sbirri morti, + orfani, + vedove” e “Digos boia”. Accanto a queste, anche messaggi contro gli ebrei come “Fritto misto sionisti e sbirri”, a testimonianza di un clima d’odio diffuso. Le immagini, rapidamente circolate sui social media, hanno suscitato un’immediata e ferma condanna da più parti.

La reazione della Ministra Bernini: “La violenza non è un’opinione”

La risposta istituzionale non si è fatta attendere. La ministra Anna Maria Bernini, attraverso un post sulla piattaforma X, ha definito le immagini “un manifesto politico esplicito”. “Non si tratta soltanto di uno sfregio di spazi pubblici né di una grave offesa alla comunità accademica torinese e all’intero sistema universitario italiano”, ha scritto la Ministra. “Queste immagini rappresentano la violenza elevata a metodo di azione, l’aggressione alle forze dell’ordine rivendicata come pratica politica, l’attacco allo Stato come forma di eversione e la negazione stessa delle istituzioni democratiche”.

Di fronte a questa gravità, Bernini ha annunciato che la sola condanna non è più sufficiente, dichiarando l’intenzione del Ministero di agire per vie legali. “Il Ministero dell’Università e della Ricerca, in pieno sostegno all’Università di Torino, intende presentare denuncia per individuare e perseguire i responsabili di questo gesto inaccettabile”, ha affermato, concludendo con un monito inequivocabile: “L’Università è e deve restare un luogo di libertà, di confronto e di rispetto. La violenza non è un’opinione“.

Il contesto: l’occupazione e la manifestazione per Askatasuna

Le scritte si inseriscono in un contesto di alta tensione. L’occupazione di Palazzo Nuovo da parte dei collettivi universitari era iniziata in risposta alla decisione del Rettorato di chiudere l’edificio per due giorni, impedendo di fatto lo svolgimento di un evento musicale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, avvenuto il 18 dicembre 2025. Askatasuna, che in basco significa “libertà”, è uno storico centro sociale autogestito di Torino, punto di riferimento per l’area antagonista da quasi trent’anni.

La manifestazione di sabato 31 gennaio, indetta per protestare contro lo sgombero, ha visto momenti di forte tensione e scontri, descritti dalla Gip Irene Giani come una “vera e propria guerriglia urbana”, con un bilancio di circa cento feriti e ingenti danni a beni pubblici e privati. L’occupazione dell’università era stata concepita come base per i manifestanti, ma ha lasciato dietro di sé non solo slogan violenti, ma anche danni materiali stimati in circa 40mila euro, tra cui l’impianto di videosorveglianza oscurato e servizi igienici intasati.

La condanna dell’Ateneo e del mondo politico

Anche l’Università di Torino ha espresso una ferma condanna per l’accaduto. La rettrice Cristina Prandi ha dichiarato: “L’Università non è un centro sociale, ma uno spazio di libertà, oggi negata da azioni che impediscono a studenti e docenti di svolgere le proprie attività”. Il Senato Accademico ha ribadito la necessità di tutelare l’istituzione e il corretto funzionamento delle sue attività. La vicenda ha innescato un ampio dibattito politico e accademico sull’uso degli spazi universitari, sul confine tra libertà di espressione e apologia della violenza, e sulla gestione dell’ordine pubblico in contesti di protesta sociale.

Di veritas

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