ROMA – Svolta nel percorso verso il referendum confermativo sulla riforma della Giustizia. L’Ufficio Centrale per il Referendum, istituito presso la Corte di Cassazione, ha accolto la richiesta di modifica del quesito referendario presentata da un comitato di 15 giuristi. Questa decisione, accolta con “grande soddisfazione” dai promotori, interviene a seguito di una massiccia mobilitazione popolare che ha portato alla raccolta di ben 546.463 firme, superando ampiamente la soglia delle 500.000 necessarie. Nonostante la riformulazione del quesito, il Consiglio dei Ministri ha deciso di mantenere invariata la data della consultazione, fissata per il 22 e 23 marzo 2026.

La decisione della Corte di Cassazione

L’ordinanza dell’Ufficio Centrale per il Referendum ha ritenuto legittima la richiesta di rendere più esplicito il quesito da sottoporre agli elettori. La nuova formulazione, infatti, includerà il riferimento diretto agli articoli della Costituzione oggetto della legge di revisione costituzionale pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025. In particolare, il quesito ora reciterà: «Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?». Secondo i promotori, questa precisazione è fondamentale per garantire “una corretta informazione” e un “voto consapevole” da parte dei cittadini, chiarendo la reale portata della riforma sull’equilibrio dei poteri dello Stato.

Il contenuto della Riforma e la mobilitazione popolare

La legge di revisione costituzionale, nota anche come “Riforma Nordio”, introduce modifiche significative all’ordinamento giurisdizionale. I punti salienti includono la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri con l’istituzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura, l’estrazione a sorte dei loro componenti e la creazione di un’Alta Corte disciplinare per i magistrati ordinari. La proposta di sottoporre a referendum il testo, approvato in Parlamento senza la maggioranza qualificata dei due terzi, è nata dall’iniziativa di un comitato di 15 giuristi, tra cui spicca l’avvocato Carlo Guglielmi. La raccolta firme, lanciata online, ha ottenuto un successo straordinario, dimostrando una forte partecipazione e sensibilità da parte dei cittadini sui temi della giustizia e della difesa della Costituzione.

La reazione dei promotori e la decisione del Governo

In una nota ufficiale, i 15 giuristi promotori hanno espresso grande soddisfazione per la decisione della Cassazione, definendola “una conferma sia della utilità e della correttezza della nostra iniziativa, sia della necessità di fornire agli elettori la indicazione degli articoli della Costituzione” che la riforma intende modificare. Hanno inoltre rivolto un ringraziamento ai 546.463 cittadini firmatari per “l’impegno mostrato in difesa della Costituzione”. Inizialmente, i promotori avevano auspicato che la modifica del quesito portasse anche a una nuova fissazione della data del referendum. Tuttavia, il Consiglio dei Ministri, riunitosi d’urgenza, ha deliberato di confermare le date del 22 e 23 marzo, procedendo semplicemente a un’integrazione del quesito come indicato dalla Suprema Corte. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha successivamente firmato il decreto presidenziale che formalizza la precisazione del quesito referendario.

Il dibattito politico e le prospettive future

La vicenda ha acceso un intenso dibattito politico. Mentre i sostenitori della riforma vedono la conferma della data come un passo avanti, gli oppositori, pur soddisfatti per l’accoglimento del nuovo quesito, avevano sperato in un rinvio per avere più tempo per la campagna referendaria. Il comitato dei promotori non esclude la possibilità di un ricorso alla Corte Costituzionale contro la decisione di non posticipare il voto. Le prossime settimane saranno cruciali per la campagna elettorale, con i comitati per il “Sì” e per il “No” che si confronteranno sui contenuti di una riforma che potrebbe ridisegnare profondamente l’assetto della magistratura italiana.

Di veritas

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