Il Palazzo Mezzanotte sede della Borsa Italiana a Milano in un'immagine d'archivio, 26 settembre 2018. ANSA/ Massimo Lapenda

Milano – Una seduta dai due volti per Piazza Affari, che nell’ultima giornata della settimana archivia le contrattazioni con un cauto ottimismo, ma non senza scossoni. L’indice principale, il Ftse Mib, ha chiuso le contrattazioni in rialzo dello 0,13%, attestandosi a 45.877 punti. Un risultato apparentemente modesto, che nasconde però dinamiche settoriali molto divergenti e, soprattutto, il drammatico crollo di un titolo di peso come Stellantis.

Stellantis: un Ciclone di Vendite dopo la Svolta sull’Elettrico

La notizia che ha dominato la giornata e catalizzato l’attenzione degli investitori è stata senza dubbio quella relativa a Stellantis. Il colosso automobilistico ha subito un tracollo storico, chiudendo la seduta con un ribasso del 25,17%. A scatenare il ciclone di vendite è stato l’annuncio di oneri per 22,2 miliardi di euro legati al cambio di strategia sull’auto elettrica. Questa cifra monumentale, che ha portato a una perdita netta preliminare stimata tra i 19 e i 21 miliardi di euro nel secondo semestre 2025, riflette una “sovrastima del ritmo della transizione energetica”, come spiegato dall’amministratore delegato Antonio Filosa. In pratica, il gruppo ha ammesso che la corsa all’elettrificazione non ha tenuto il passo con la domanda reale dei consumatori, rendendo necessaria una profonda e costosa ricalibrazione. La decisione comporterà anche lo stop alla distribuzione del dividendo nel 2026, un altro fattore che ha pesato sulla fuga degli investitori dal titolo.

Il mercato ha reagito con estrema durezza, bruciando quasi 7 miliardi di euro di capitalizzazione in una sola giornata e spingendo il titolo ai minimi storici. Una situazione che ha avuto ripercussioni anche sulla holding Exor, principale azionista del gruppo, che ha registrato un calo significativo sulla Borsa di Amsterdam.

I Titoli Migliori: Buzzi, Prysmian e Tim in Controtendenza

Nonostante il caso Stellantis, il listino principale è riuscito a mantenersi in territorio positivo grazie alla performance brillante di altri titoli. Sugli scudi si è piazzata Buzzi Unicem, che ha registrato un notevole rialzo del 2,71%. La società attiva nel settore del cemento ha mostrato una maggiore appetibilità da parte del mercato, come evidenziato dall’analisi della sua trendline rialzista.

Ottima giornata anche per Prysmian, leader mondiale nel settore dei cavi, che ha guadagnato il 3,59%. A spingere le quotazioni del gruppo sono state le prospettive positive legate alla transizione energetica e digitale, settori in cui i suoi prodotti sono fondamentali.

Nel settore delle telecomunicazioni, Tim ha messo a segno un rialzo del 3%. A sostenere il titolo, così come altri operatori europei, è stato uno studio di Bloomberg Intelligence. L’analisi ha evidenziato come l’intelligenza artificiale possa contribuire ad aumentare i margini del settore in Europa, aprendo a nuove prospettive di crescita e redditività.

Banche in Luce, ma con Qualche Ombra

Il comparto bancario ha mostrato un andamento generalmente positivo, contribuendo a bilanciare le perdite di Stellantis. In particolare evidenza Bper Banca, che ha chiuso con un progresso del 2,27% sull’onda lunga dei conti trimestrali, risultati superiori alle attese degli analisti. Anche Mediobanca ha registrato una seduta positiva, con un rialzo del 2,18%, sostenuta dalle stime degli analisti che prevedono un utile netto di circa 300 milioni nel secondo trimestre.

Tuttavia, non sono mancate le note negative nel settore. Banco Bpm ha ceduto lo 0,70%, mostrando una certa debolezza in controtendenza rispetto ai competitor.

Lusso e Altri Titoli in Sofferenza

La giornata è stata negativa per diversi titoli del lusso e dell’industria. Tra le blue chip in calo si segnalano Ferrari (-1,54%), Moncler e Brunello Cucinelli (-0,19%). In sofferenza anche Recordati nel settore farmaceutico. Tra i titoli a minor capitalizzazione, si è distinto in negativo il ribasso di Bff Bank.

Lo Spread e i Titoli di Stato

Sul fronte del mercato obbligazionario, lo spread tra BTP e Bund decennali si è assestato in chiusura a 62 punti base. Il differenziale di rendimento tra il titolo di stato italiano e quello tedesco ha visto il rendimento del BTP decennale italiano scendere al 3,46%, mentre quello del Bund tedesco è salito leggermente al 2,84%. Una dinamica che indica una relativa stabilità e fiducia nei confronti del debito sovrano italiano, nonostante le turbolenze del mercato azionario.

Di atlante

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