Un’ombra si allunga sulle acque internazionali del Mar Tirreno. Da diverse ore, la nave cargo russa Sparta IV sta compiendo una serie di manovre anomale al largo della costa orientale della Sardegna, un comportamento che ha immediatamente innescato l’allerta dei sistemi di sorveglianza della NATO e della Marina Militare italiana. L’imbarcazione, che inizialmente sembrava diretta verso lo Stretto di Gibilterra, ha improvvisamente cambiato rotta, iniziando un inspiegabile “movimento a pendolo” su e giù per lo stesso tratto di mare, a circa 30 miglia dal Golfo di Orosei.

UNA “NAVE FANTASMA” SOTTO OSSERVAZIONE SPECIALE

La Sparta IV non è un mercantile qualunque. Gestita dalla compagnia Oboronlogistics, controllata direttamente dal Ministero della Difesa russo, è una nave di tipo ro-ro (roll-on/roll-off), specializzata nel trasporto di veicoli militari, armamenti e munizioni. La sua fama di “nave fantasma” deriva dalla sua capacità, documentata in passato, di disattivare il sistema di tracciamento AIS (Automatic Identification System) per eludere il monitoraggio internazionale e le sanzioni, specialmente durante i suoi viaggi tra il Mar Nero e la Siria. Proprio questa sua natura la rende un’osservata speciale per le intelligence occidentali.

Le manovre attuali, definite “non tipiche del traffico commerciale” dal sito specializzato Itamilradar, suggeriscono “un intenzionale andirivieni piuttosto che una necessità di navigazione”. Gli esperti hanno escluso che tale comportamento sia dovuto a condizioni meteomarine avverse, dato che il mare nella zona si presenta moderatamente mosso ma ben entro i limiti operativi per un’imbarcazione di quella stazza. Questo rafforza il sospetto che dietro le strane evoluzioni della Sparta IV si celino motivazioni di natura strategica o tattica.

UN CONVOGLIO MILITARE NEL CUORE DEL MEDITERRANEO

A rendere il quadro ancora più complesso è il fatto che la Sparta IV non naviga in solitaria. Fa parte di una flottiglia russa entrata nel Mediterraneo a metà gennaio, che include il cacciatorpediniere antisommergibile Severomorsk e la nave cisterna Kama. Inizialmente, del gruppo faceva parte anche il sottomarino d’attacco classe Kilo, il Krasnodar. Sebbene non vi sia una conferma ufficiale di un’operazione coordinata, la presenza simultanea di queste unità nella stessa finestra operativa suggerisce fortemente la formazione di un “gruppo di compito non dichiarato”, come analizzato da diverse fonti di monitoraggio.

La Marina Militare italiana, nell’ambito dell’operazione “Mediterraneo Sicuro”, sta monitorando attentamente e da vicino la situazione. Nei giorni scorsi, la fregata missilistica Virginio Fasan ha seguito i movimenti del convoglio russo, e anche velivoli da pattugliamento marittimo ATR P-72B della Guardia di Finanza e dell’Aeronautica Militare sono stati impiegati in attività di sorveglianza.

LE IPOTESI SUL CAMPO

Le ragioni dietro l’insolito stazionamento della flottiglia russa al largo della Sardegna sono oggetto di diverse speculazioni. Tra le ipotesi più accreditate vi sono:

  • Sincronizzazione tattica: La Sparta IV potrebbe essere in attesa di ricongiungersi con altre unità o di ricevere nuovi ordini, e il suo movimento a pendolo servirebbe a mantenere una posizione strategica.
  • Attività di intelligence: La vicinanza a importanti installazioni militari presenti in Sardegna potrebbe non essere casuale. La presenza di navi con capacità di raccolta informazioni è una costante nei giochi di potere marittimo.
  • Messaggio strategico: La prolungata presenza di un gruppo navale militare in una zona nevralgica del Mediterraneo rappresenta una chiara dimostrazione di forza e di capacità di proiezione da parte di Mosca, un segnale inviato alla NATO in un momento di alta tensione internazionale.
  • Attesa di condizioni favorevoli: Una delle analisi suggerisce che la flottiglia potrebbe essere in attesa di un miglioramento delle condizioni meteorologiche nel Canale di Sardegna e verso Gibilterra prima di proseguire il suo viaggio verso il porto di Kaliningrad, sul Mar Baltico, destinazione dichiarata dalla stessa Sparta IV.

È importante sottolineare che, fino a questo momento, le navi russe sono sempre rimaste in acque internazionali, senza violare la sovranità territoriale italiana. Tuttavia, la loro attività viene gestita con la massima attenzione dalle forze nazionali e alleate per garantire la sicurezza della navigazione e delle infrastrutture strategiche, incluse quelle sottomarine, sebbene l’area specifica di manovra non sembri presentare una densità critica di cavi o condotte.

La situazione rimane fluida e in evoluzione. Gli occhi dell’Occidente restano puntati su quel tratto di Tirreno, in attesa di decifrare la prossima mossa della flotta di Mosca, un nuovo capitolo della complessa partita a scacchi che si sta giocando nelle acque del Mare Nostrum.

Di veritas

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