Washington D.C. – Una tendenza che va oltre la semplice politica, per entrare nel territorio del marketing e del “personal branding”. La presidenza di Donald Trump si sta caratterizzando per un’insistente e capillare opera di associazione del proprio nome a simboli, infrastrutture e iniziative del governo americano. L’ultimo, eclatante capitolo di questa strategia riguarda la proposta di rinominare due snodi cruciali dei trasporti statunitensi: l’aeroporto internazionale di Washington Dulles e la Penn Station di New York. Una mossa che, secondo diverse fonti, sarebbe stata vincolata allo sblocco di 16 miliardi di dollari di fondi federali destinati a un vitale progetto infrastrutturale, il Gateway Program, che collega New York e New Jersey.
Il “ricatto” sui fondi e le reazioni politiche
La notizia, riportata da diverse testate americane tra cui Axios e POLITICO, ha scatenato un’immediata e furiosa reazione da parte del Partito Democratico. Secondo le ricostruzioni, l’amministrazione Trump avrebbe presentato la richiesta direttamente al leader della minoranza democratica al Senato, Chuck Schumer, il quale avrebbe prontamente respinto l’offerta. Esponenti democratici hanno definito la mossa un “narcisismo maligno” e un “racket dell’estorsione”, sottolineando i gravi rischi derivanti dal blocco di fondi per opere infrastrutturali considerate vitali. La Casa Bianca, dal canto suo, non ha rilasciato commenti ufficiali sulla vicenda, lasciando un velo di incertezza sulle reali intenzioni presidenziali, sebbene Trump stesso abbia negato di aver avanzato tali proposte.
Un marchio su tutta l’America: non solo infrastrutture
Quella che potrebbe sembrare un’iniziativa isolata è, in realtà, la punta di un iceberg ben più vasto. L’amministrazione Trump ha infatti moltiplicato gli sforzi per legare il nome del Presidente a un’ampia gamma di programmi e istituzioni. Un’operazione che, secondo i critici, rasenta il culto della personalità, trasformando l’identità del Presidente in un vero e proprio brand governativo.
Ecco alcuni degli esempi più significativi:
- Istituzioni culturali e di pace: Il nome di Trump è già stato associato a prestigiosi enti come il Kennedy Center e l’U.S. Institute of Peace, sebbene tali modifiche richiedano un atto formale del Congresso.
- Commemorazioni nazionali: In occasione del 250° anniversario degli Stati Uniti, il Dipartimento delle Risorse ha presentato il pass “America the Beautiful” per i Parchi Nazionali del 2026, con un’immagine affiancata di George Washington e Donald Trump.
- Programmi economici e sociali: Sono stati lanciati i cosiddetti “conti Trump”, depositi da 1.000 dollari del Dipartimento del Tesoro per i bambini nati tra il 2025 e il 2028. È stata inoltre introdotta la “Trump gold card”, un percorso accelerato da un milione di dollari per ottenere permessi di soggiorno e lavoro per cittadini stranieri.
- Settore militare: Il branding si estende persino all’equipaggiamento militare, con navi di classe “Trump” e aerei da caccia siglati F-47 (in riferimento al suo essere il 47° presidente). L’amministrazione ha inoltre avviato un processo per rinominare il Dipartimento della Difesa in “Dipartimento della Guerra”, un cambiamento che, secondo Trump, invia un “messaggio di vittoria”.
- Numismatica: Il Dipartimento del Tesoro ha pianificato l’emissione di una moneta da un dollaro con l’effigie di Trump per il 250° anniversario degli Stati Uniti. Un primo bozzetto mostra il profilo del presidente su un lato e, sull’altro, l’immagine del tycoon con il pugno alzato.
Iniziative private e “branding” informale
Il fenomeno non si limita alle iniziative ufficiali. Anche il settore privato e alcuni funzionari governativi hanno iniziato a utilizzare informalmente il marchio “Trump” per descrivere vari programmi. Si parla, ad esempio, di “Trump babies” per i bambini che potrebbero nascere grazie a una spinta per ridurre i costi dei trattamenti per la fertilità, un’iniziativa che prevede accordi con case farmaceutiche e la creazione di un portale online, TrumpRx.gov, per l’acquisto di farmaci a prezzi scontati. Allo stesso modo, alcuni costruttori edili starebbero lavorando a un piano per una nuova classe di abitazioni di base chiamate “Trump homes”, un’iniziativa di rent-to-own per affrontare la crisi degli alloggi accessibili. Sebbene la Casa Bianca non stia ancora considerando attivamente il piano, l’idea è stata avanzata da importanti costruttori.
Un’analisi economica e politica
Dal punto di vista economico, queste iniziative sollevano interrogativi sulla commistione tra interesse pubblico e promozione personale. L’utilizzo del nome del Presidente per programmi governativi potrebbe essere visto come una strategia per capitalizzare sulla sua popolarità e creare un legame diretto tra i benefici percepiti dai cittadini e la sua figura. Tuttavia, ciò potrebbe anche portare a una politicizzazione di servizi e istituzioni che dovrebbero rimanere neutrali.
Politicamente, la strategia del “branding” si inserisce in un approccio comunicativo che ha sempre privilegiato la personalizzazione e la rottura degli schemi tradizionali. Per i sostenitori di Trump, è un modo per dimostrare un’azione decisa e per lasciare un’impronta tangibile del suo operato. Per i detrattori, invece, è una deriva autoritaria che mina i principi di imparzialità e sobrietà che dovrebbero caratterizzare le istituzioni democratiche. La questione, dunque, rimane aperta e destinata ad alimentare il dibattito pubblico nei mesi a venire, definendo non solo l’eredità di una presidenza, ma anche i confini tra la persona e la carica che ricopre.
