Il cinema italiano si confronta ancora una volta con la cronaca, trasfigurandola in un racconto universale sulle fragilità umane. Arriva nelle sale italiane il 12 febbraio “La Gioia”, il nuovo film di Nicolangelo Gelormini, un’opera intensa e disturbante che trae ispirazione da una delle vicende più drammatiche degli ultimi anni: l’omicidio di Gloria Rosboch, l’insegnante 49enne del Canavese uccisa nel 2016 da un suo ex allievo, Gabriele Defilippi. Presentato con successo alle Giornate degli Autori della Mostra del Cinema di Venezia e premiato in festival internazionali come quello di Mar de la Plata, il film promette di essere uno degli appuntamenti cinematografici più significativi della stagione.
Dal teatro al cinema: una genesi complessa
Il percorso che ha portato “La Gioia” sul grande schermo è stratificato e profondo. L’origine del progetto è duplice: da un lato, la forte impressione che il caso di cronaca suscitò in Valeria Golino, tanto da farle considerare inizialmente di curarne la regia; dall’altro, l’esistenza di un’opera teatrale, “Se non sporca il mio pavimento” di Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori, che aveva già rielaborato artisticamente la vicenda. È stata proprio questa pièce a fornire la base per la sceneggiatura del film, firmata dallo stesso Scarpinato con Benedetta Mori e Chiara Tripaldi, e vincitrice del prestigioso Premio Franco Solinas nel 2021. Questo “distanziamento emotivo”, come lo definisce il regista Gelormini, ha permesso di evitare la mera ricostruzione morbosa dei fatti, per concentrarsi invece su un tema più ampio e attuale: la diseducazione sentimentale di cui tutti i personaggi, a loro modo, sono vittime.
Una trama di solitudini che si incontrano
Al centro della narrazione c’è Gioia (una straordinaria Valeria Golino), un’insegnante di francese di cinquant’anni, la cui vita scorre in una routine grigia e solitaria, scandita dalla cura degli anziani genitori con cui ancora vive. La sua esistenza, priva di amore se non quello opprimente del nucleo familiare, viene sconvolta dall’incontro con Alessio (interpretato da un premiato Saul Nanni), un giovane e inquieto studente che usa il suo corpo e il suo fascino per irretire le persone e guadagnare denaro. Alessio, sostenuto dall’amante più anziano Cosimo (Francesco Colella) e con la tacita complicità della madre Carla (Jasmine Trinca), individua in Gioia una preda facile.
Inizia così a tessere intorno a lei una tela di attenzioni e promesse, costruendo un’illusione d’amore che fa breccia nella profonda solitudine della donna. Gioia, per la prima volta, intravede la possibilità di una vita diversa, avventurosa e piena di bellezza, e si aggrappa a questa speranza con una spregiudicatezza inaspettata. Ma il desiderio di riscatto di Alessio si rivela un “veleno silenzioso”, che lo spinge su un sentiero sempre più oscuro, fino a distruggere l’unica persona che lo abbia mai amato.
Interpretazioni intense e una regia rigorosa
Valeria Golino offre una prova attoriale di grande intensità, costruendo un personaggio “invisibile” e complesso, totalmente scevro da giudizio. La sua Gioia è una donna che, pur nella sua fragilità, non rinuncia alla ricerca di una felicità a lungo negata, sfuggendole però le terribili conseguenze delle sue scelte. Accanto a lei, Saul Nanni si è distinto per la sua interpretazione di Alessio, tanto da vincere il premio come Miglior Attore al Festival di Mar de la Plata, dove anche il regista Gelormini è stato premiato per la Miglior Regia.
La regia di Gelormini è descritta come rigorosa e livida, capace di mettere in scena contesti umanamente desolati e paesaggi urbani alienanti. Il regista sceglie di lavorare per sottrazione, creando un’atmosfera claustrofobica e carica di tensione, dove la violenza non è mai spettacolarizzata, ma si manifesta nella mancanza di ascolto e di compassione. Una scelta stilistica che allontana il film dal crime per avvicinarlo a un dramma psicologico profondo e universale.
Un’indagine sulla fragilità umana
“La Gioia” non è solo il racconto di un crimine, ma un’esplorazione del bisogno d’amore e della solitudine che caratterizzano il nostro presente. I personaggi, come sottolineato dal regista, sono “ricreati nella fantasia, nell’invenzione cinematografica per dare corpo al sentimento di isolamento che caratterizza il nostro presente”. Attorno ai due protagonisti si muovono figure meschine, incattivite da una vita di provincia feroce, che contribuiscono a creare un senso di disperato abbandono.
Il film, prodotto da HT Film, Indigo Film e Vision Distribution in collaborazione con Sky, arriva nelle sale distribuito da Vision Distribution, pronto a stimolare una riflessione necessaria sulla nostra incapacità di amare e di entrare in contatto con il prossimo, in un mondo che sembra aver smarrito la via della compassione.
