Port-au-Prince – Haiti ha varcato una nuova, pericolosa soglia nel suo lungo e tormentato percorso di instabilità. Il 7 febbraio 2026 segna la data di scadenza del mandato del Consiglio Presidenziale di Transizione (Cpt), l’organo provvisorio istituito nell’aprile 2024 con la missione primaria di traghettare il Paese verso nuove elezioni e ripristinare un ordine democratico. Una missione, ad oggi, completamente fallita, che lascia la nazione caraibica in un limbo politico ancora più profondo e in preda a una violenza criminale che non accenna a diminuire.

Il Paese, formalmente senza un capo di Stato dall’assassinio del presidente Jovenel Moïse nel luglio 2021, si trova ora in una situazione di totale incertezza istituzionale. Con la fine del Cpt, il timone del governo dovrebbe passare automaticamente nelle mani del primo ministro Alix Didier Fils-Aimé, nominato nel novembre 2024. Tuttavia, le ultime ore di vita del Consiglio sono state segnate da manovre politiche interne e accuse di tentativi “illegittimi” di nominare un nuovo premier e un nuovo consiglio, segnali di una lotta di potere che rischia di frammentare ulteriormente un quadro già disperato.

Un Decennio Senza Voto: Le Radici del Caos Attuale

Per comprendere la gravità della situazione attuale, è necessario guardare indietro. Ad Haiti non si tengono elezioni generali dal lontano 2016. Questo stallo democratico ha eroso progressivamente la legittimità delle istituzioni, creando un vuoto che è stato riempito dalla violenza e dall’illegalità. L’omicidio di Moïse ha rappresentato il colpo di grazia, accelerando la disintegrazione dello Stato e scatenando una faida politica che ha paralizzato ogni tentativo di soluzione.

L’inizio del 2024 ha visto un’escalation drammatica della violenza. Le bande criminali, da tempo una piaga per il Paese, hanno unito le forze in una coalizione nota come “Viv Ansanm” (Vivere Insieme), lanciando un’offensiva coordinata contro le istituzioni statali. Hanno assaltato carceri, liberando migliaia di detenuti, attaccato il palazzo presidenziale, l’aeroporto internazionale e i porti, prendendo di fatto il controllo di circa il 90% della capitale, Port-au-Prince, secondo le stime delle Nazioni Unite. Questa insurrezione ha costretto alle dimissioni l’allora primo ministro Ariel Henry, spianando la strada alla creazione, travagliata, del Consiglio Presidenziale di Transizione.

La Catastrofe Umanitaria: Un Popolo in Ostaggio

Mentre la politica fallisce, è la popolazione civile a pagare il prezzo più alto. La crisi haitiana è, prima di tutto, una catastrofe umanitaria di proporzioni immani. Le cifre fornite dalle agenzie ONU dipingono un quadro apocalittico:

  • Violenza letale: Nel solo 2025, circa 6.000 persone sono state uccise a causa della violenza delle gang. Gli omicidi, i rapimenti a scopo di estorsione e la violenza sessuale, usata come arma di terrore, sono all’ordine del giorno.
  • Sfollati interni: Oltre 1,4 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case per fuggire dalle violenze, vivendo in condizioni precarie in siti di accoglienza improvvisati.
  • Insicurezza alimentare: Metà della popolazione, circa 5,5 milioni di persone, soffre di grave insicurezza alimentare. Tra questi, si contano 1,2 milioni di bambini sotto i cinque anni che rischiano la malnutrizione acuta.
  • Bambini nel mirino: L’UNICEF ha denunciato un aumento vertiginoso delle gravi violazioni dei diritti dei bambini, con un incremento del 700% dei casi di reclutamento da parte dei gruppi armati, che si stima siano composti per quasi il 50% da minori.

L’economia del Paese è “interrotta”, come l’ha definita l’ONU. Le gang controllano le principali arterie stradali, i porti e i mercati, imponendo pedaggi e paralizzando la distribuzione di beni essenziali come cibo, acqua e medicine. Gli ospedali sono al collasso, spesso presi d’assalto o impossibilitati a operare per mancanza di personale e forniture.

Il Futuro Incerto e il Ruolo della Comunità Internazionale

Di fronte a questo collasso, la comunità internazionale appare divisa e incerta. Da mesi si discute dell’invio di una Missione Multinazionale di Supporto alla Sicurezza (MSS), a guida keniota e autorizzata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, per aiutare la polizia haitiana a ristabilire l’ordine. Tuttavia, la missione ha subito numerosi ritardi a causa di questioni legali, logistiche e di finanziamento, e il suo dispiegamento resta incerto. Anche se dovesse arrivare, molti analisti si chiedono se una forza esterna possa risolvere problemi così profondamente radicati nella struttura politica ed economica di Haiti.

Con il fallimento del Cpt, Haiti si affaccia a un periodo di oscurità ancora maggiore. La sfida per il primo ministro Fils-Aimé è titanica: governare un Paese senza istituzioni legittime, con un’economia in ginocchio e sotto la costante minaccia di bande armate più potenti dello Stato stesso. La priorità assoluta resta quella di creare le condizioni minime di sicurezza per poter, un giorno, indire quelle elezioni che rappresentano l’unica, flebile speranza per restituire al popolo haitiano il diritto di decidere del proprio futuro.

Di atlante

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