Una decisione tanto improvvisa quanto significativa scuote i corridoi di Palazzo Montecitorio. L’ufficio stampa della Camera dei Deputati ha imposto uno stop a tutte le nuove prenotazioni telematiche per l’utilizzo della sala stampa, un luogo simbolo del confronto tra politica e informazione. La misura, entrata in vigore lo scorso venerdì, è la diretta conseguenza di una polemica divampata nei giorni precedenti e che vede al centro il deputato della Lega, Domenico Furgiuele, e l’associazione di estrema destra Casapound.
La conferenza stampa della discordia
Il casus belli è stata la convocazione, da parte dell’onorevole Furgiuele, di una conferenza stampa dal titolo eloquente: “Remigrazione, una soluzione per l’Europa”. L’evento, che avrebbe dovuto vedere la partecipazione di esponenti di Casapound, ha immediatamente sollevato un vespaio di polemiche all’interno dell’arco parlamentare e nell’opinione pubblica. L’accostamento di un’istituzione come la Camera dei Deputati a un tema così controverso e a un’organizzazione politica spesso al centro di dibattiti accesi ha spinto i vertici di Montecitorio a una rapida riflessione. La conferenza, inizialmente prevista, è stata poi annullata per motivi di ordine pubblico, in seguito all’occupazione della sala stampa da parte di deputati dell’opposizione (Pd, M5s e Avs) che intendevano così “impedire l’ingresso di nazisti nel palazzo”.
Un sistema di prenotazione da rivedere
Fino alla scorsa settimana, la procedura per riservare la sala era relativamente snella: ogni singolo deputato poteva, attraverso una piattaforma online, prenotare uno spazio per le proprie comunicazioni. Un sistema basato sulla fiducia e sull’autonomia dei parlamentari, che ora però mostra le sue fragilità. L’episodio ha messo in luce come tale meccanismo potesse essere utilizzato per dare una vetrina istituzionale a soggetti e temi non sempre in linea con i valori fondanti della Repubblica.
Al momento, il blocco riguarda unicamente le nuove richieste pervenute dopo il 30 gennaio. Le conferenze stampa già calendarizzate in precedenza, invece, si svolgeranno regolarmente come previsto. Questa misura transitoria è stata adottata per non paralizzare completamente l’attività di comunicazione, ma è chiaro che si tratta di una soluzione tampone in attesa di una riforma più strutturale del regolamento.
Le ipotesi per il futuro
È in corso un’attenta discussione interna agli uffici della Camera per definire nuove modalità di prenotazione. Tra le ipotesi al vaglio, si parla di un ritorno a un sistema di richiesta più formale, che potrebbe prevedere una valutazione preventiva dei contenuti e dei partecipanti alle conferenze stampa. Non si esclude l’introduzione di un filtro che passi attraverso gli uffici di presidenza dei gruppi parlamentari o direttamente attraverso l’ufficio di presidenza della Camera. L’obiettivo è quello di garantire che il prestigio delle sedi parlamentari non venga utilizzato come cassa di risonanza per messaggi o sigle che possano entrare in conflitto con i valori della Camera stessa.
Le reazioni politiche e le tensioni
La vicenda ha inevitabilmente generato un acceso dibattito politico. Le opposizioni hanno rivendicato la loro azione di protesta come una “resistenza a difesa delle istituzioni democratiche”. Il deputato Furgiuele, dal canto suo, ha difeso la sua iniziativa parlando di un tentativo di censura e ha replicato alle critiche affermando di non volersi “piegare”. La Lega ha espresso forte contrarietà all’occupazione della sala stampa, chiedendo un intervento del Presidente della Repubblica a tutela della libertà di parola. La tensione è culminata con l’annullamento di tutte le conferenze stampa previste per quella giornata per motivi di sicurezza e con la delegazione di estrema destra che ha tenuto il suo intervento all’esterno di Montecitorio.
In conclusione, il blocco delle prenotazioni della sala stampa di Montecitorio non è un semplice atto amministrativo, ma il sintomo di una tensione più profonda che attraversa la politica italiana. La ricerca di nuove regole rappresenta una sfida per la Camera dei Deputati, chiamata a trovare un punto di equilibrio tra apertura al dibattito e difesa della propria sacralità istituzionale.
