Un comunicato stampa che descrive un incontro a Milano tra la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il “Vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance” per discutere di Iran e Venezuela appartiene, oggi, al regno della fantapolitica. L’attuale inquilina del Number One Observatory Circle è Kamala Harris. Eppure, l’ipotesi di un dialogo così specifico tra la leader di Fratelli d’Italia e il Senatore repubblicano dell’Ohio non è affatto peregrina. Al contrario, essa rappresenta una lente di ingrandimento ideale per analizzare le crescenti affinità tra il conservatorismo europeo a trazione italiana e la destra populista e sovranista che sta ridisegnando il Partito Repubblicano americano.
L’analisi di questo asse politico potenziale, più che la cronaca di un incontro mai avvenuto, offre una comprensione più profonda delle traiettorie future della politica internazionale. Esaminare le posizioni di Meloni e di figure come Vance su dossier cruciali come l’Iran e il Venezuela significa mappare il perimetro di una possibile, futura alleanza transatlantica fondata su valori, interessi e una visione del mondo radicalmente diversi da quelli dell’establishment liberal-democratico.
Il Dossier Iran: Pugno di Ferro e Sostegno all’Opposizione
La linea del governo Meloni nei confronti della Repubblica Islamica dell’Iran è stata, fin dal suo insediamento, caratterizzata da una ferma condanna della repressione interna e da un allineamento senza ambiguità con le posizioni più dure in ambito occidentale. L’Italia ha appoggiato le sanzioni contro Teheran, ha condannato la brutale repressione delle proteste scatenate dalla morte di Mahsa Amini e ha offerto sostegno politico ai movimenti di opposizione in esilio.
Questa postura trova un’eco potente nelle dichiarazioni e nelle posizioni di J.D. Vance e dell’ala “trumpiana” del GOP. Essi vedono l’accordo sul nucleare iraniano (JCPOA) come un errore strategico da archiviare definitivamente e spingono per una politica di “massima pressione” che non escluda alcuna opzione. Per entrambi gli schieramenti, il regime degli Ayatollah non è un interlocutore con cui negoziare, ma una minaccia esistenziale per la stabilità del Medio Oriente e per la sicurezza globale, da isolare e contrastare con ogni mezzo. Una potenziale amministrazione repubblicana guidata da questa corrente troverebbe nel governo Meloni un alleato naturale in Europa per costruire un fronte comune contro Teheran, basato su:
- Inasprimento delle sanzioni: Colpire l’economia iraniana per limitare le risorse destinate al programma nucleare e al sostegno di gruppi terroristici.
- Sostegno esplicito ai dissidenti: Dare voce e legittimità politica alle forze di opposizione interne ed esterne al regime.
- Contrasto all’influenza regionale: Opporsi all’espansionismo iraniano in aree di crisi come Siria, Yemen e Libano.
La Crisi Venezuelana: Anticomunismo e Pressione su Maduro
Anche sul fronte del Venezuela, le sintonie sono evidenti. Il governo Meloni ha mantenuto una posizione critica nei confronti del regime di Nicolás Maduro, non riconoscendone la piena legittimità e condannandone le violazioni dei diritti umani e la deriva autoritaria. Questa linea si inserisce in una tradizione politica, quella della destra italiana, storicamente e fieramente anticomunista e anti-socialista, che vede nel “chavismo” un esperimento politico fallimentare e pericoloso.
Dall’altra parte dell’Atlantico, J.D. Vance e i suoi colleghi repubblicani considerano il Venezuela di Maduro una “tirannia” sostenuta da avversari strategici degli Stati Uniti come Cuba, Russia e Cina. La loro ricetta è chiara: isolamento diplomatico, sanzioni economiche mirate contro gli esponenti del regime e sostegno all’opposizione democratica interna. L’idea di un dialogo con Maduro, timidamente esplorata da alcuni settori dell’amministrazione Biden per ragioni energetiche, è vista come un inaccettabile cedimento morale e strategico.
Un’eventuale cooperazione tra un’amministrazione USA a guida conservatrice e il governo italiano potrebbe dunque concretizzarsi in un’azione diplomatica congiunta per aumentare la pressione internazionale su Caracas, con l’obiettivo di forzare una transizione verso elezioni libere e democratiche.
Oltre i Singoli Dossier: Una Visione del Mondo Comune
Al di là delle specifiche crisi internazionali, ciò che unisce la visione di Giorgia Meloni e quella di J.D. Vance è un quadro ideologico comune. Entrambi sono esponenti di un conservatorismo nazionale che pone l’accento sulla sovranità, la difesa dei confini, la protezione dell’identità culturale e religiosa e una certa diffidenza verso le istituzioni sovranazionali e il globalismo.
Questa comunanza di vedute si traduce in una politica estera che privilegia le relazioni bilaterali basate su interessi e valori condivisi, piuttosto che un approccio multilaterale spesso percepito come lento e inefficace. In questo schema, un’Italia guidata da Meloni potrebbe diventare il principale punto di riferimento in Europa per una futura amministrazione repubblicana, creando un asse Roma-Washington capace di influenzare profondamente gli equilibri geopolitici e le dinamiche interne all’Alleanza Atlantica.
Sebbene l’incontro di Milano rimanga, per ora, solo un’ipotesi, l’analisi delle sue implicazioni è un esercizio fondamentale per comprendere non solo le presenti alleanze, ma soprattutto quelle che verranno.
