Un episodio di violenza macchia ancora una volta il mondo del calcio italiano. Un giovane ultrà dell’Inter di soli 19 anni è stato arrestato e successivamente posto agli arresti domiciliari con l’accusa di essere il responsabile del lancio di un petardo che ha stordito il portiere della Cremonese, Emil Audero, durante l’incontro di Serie A disputatosi domenica scorsa allo stadio Giovanni Zini di Cremona. L’incidente, avvenuto all’inizio del secondo tempo, ha causato l’interruzione della partita per alcuni minuti, necessari a soccorrere il giocatore visibilmente scosso dall’esplosione avvenuta a pochi metri da lui.
La richiesta della Procura e le indagini della Digos
Il Pubblico Ministero di Milano, Francesco Cajani, ha prontamente chiesto la convalida dell’arresto e la misura della custodia cautelare ai domiciliari per il giovane. L’accusa è di “lancio di materiale pericoloso in occasione di manifestazioni sportive”, un reato che prevede pene da uno a quattro anni di reclusione. La decisione finale spetterà al Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) dopo l’udienza di convalida e l’interrogatorio del diciannovenne. Quest’ultimo, difeso dall’avvocato Mirko Perlino, risulta incensurato per reati da stadio.
Le indagini, condotte con rapidità ed efficacia dalla Digos della Questura di Cremona, hanno permesso di individuare il presunto responsabile grazie all’attenta analisi dei filmati delle telecamere di videosorveglianza dello stadio. L’arresto è stato eseguito in “flagranza differita”, una misura prevista dalla normativa per contrastare la violenza negli stadi, che consente di procedere all’arresto entro 48 ore dal fatto. Le forze dell’ordine stanno inoltre proseguendo le indagini per identificare eventuali altri responsabili di lanci di petardi avvenuti prima dell’inizio della partita.
Le scuse del giovane e le motivazioni del GIP
Durante l’interrogatorio di convalida davanti alla gip di Milano, Giulia Marozzi, il 19enne ha espresso il proprio pentimento: “Chiedo scusa ad Audero, alle due società e a tutti i tifosi”. Ha ammesso di aver lanciato un petardo, e non una “bomba carta”, acquistato a Napoli, ma ha sostenuto di non aver avuto l’intenzione di colpire il portiere. Nonostante le scuse, la gip ha convalidato l’arresto e disposto i domiciliari, motivando la decisione con il “grave pericolo per l’incolumità dei giocatori e delle altre persone presenti sugli spalti” e il rischio di reiterazione del reato a causa della sua “incapacità di contenere i propri impulsi”. L’avvocato difensore ha già annunciato il ricorso al Tribunale del Riesame contro la misura cautelare, ritenuta eccessiva.
Le conseguenze per il club e il dibattito sulla violenza negli stadi
L’episodio ha avuto ripercussioni anche per la società nerazzurra. Il Giudice Sportivo ha inflitto all’Inter una multa di 50.000 euro, con diffida per future chiusure di settori dello stadio. Nella sua decisione, il giudice ha tenuto conto del comportamento collaborativo della società nell’identificazione del responsabile. Inoltre, il Viminale ha disposto il divieto di trasferta per i tifosi dell’Inter fino al 23 marzo, una misura drastica che sottolinea la gravità dell’accaduto.
Questo ennesimo atto di violenza riaccende il dibattito sulla sicurezza negli stadi e sulla necessità di misure sempre più efficaci per isolare e punire i responsabili di gesti che nulla hanno a che fare con la passione sportiva. La cultura della violenza che ancora serpeggia in alcune frange del tifo organizzato rappresenta una piaga per il calcio e per la società intera, richiedendo un impegno congiunto da parte di istituzioni, club e tifosi per essere definitivamente estirpata.
