Un’eco di jazz, il fruscio di abiti femminili e l’ombra dei gangster della Chicago proibizionista. Sono questi gli ingredienti che, mescolati con un’arguzia senza tempo, tornano a vivere sul palcoscenico del Teatro Duse di Bologna. Dal 6 all’8 febbraio 2026, va in scena in prima nazionale l’attesissima versione teatrale di “A qualcuno piace caldo”, la commedia che ha segnato un’epoca, tratta dal capolavoro cinematografico di Billy Wilder del 1959. Un evento che promette di far rivivere la magia di una delle storie più amate del cinema, in una veste nuova e autonoma, capace di dialogare con il pubblico contemporaneo.

Un Cast Stellare per un’Eredità Immortale

Raccogliere il testimone di icone come Marilyn Monroe, Tony Curtis e Jack Lemmon è un’impresa che richiede talento, carisma e un profondo rispetto per l’originale. La sfida è stata accolta da un trio di attori di grande spessore del panorama italiano. Euridice Axen, attrice di rara versatilità e bellezza, veste i panni della vulnerabile e affascinante Zucchero “Candito” Kane, ruolo che consacrò Marilyn Monroe nell’Olimpo di Hollywood. Al suo fianco, Giulio Corso, giovane talento già apprezzato in importanti produzioni, interpreta Joe/Josephine, il musicista seduttore che fu di Tony Curtis, mentre Gianluca Ferrato, attore di grande esperienza e maestria comica, si cala nel ruolo di Jerry/Daphne, l’indimenticabile personaggio di Jack Lemmon.

La regia è affidata a Geppy Gleijeses, nome di spicco del teatro italiano, che ha affrontato questo progetto con l’intento di creare uno spettacolo che non fosse una semplice copia carbone del film, ma una “creazione assolutamente nuova e autonoma”. Gleijeses, che annovera Wilder tra i suoi tre registi preferiti insieme a Kubrick e Fellini, ha sottolineato come la pellicola sia “una perla assoluta, degna di rivivere in teatro in un grande allestimento con un grande cast”. L’obiettivo è quello di sfruttare tutte le potenzialità del linguaggio scenico, mantenendo intatte le scene iconiche e lo spirito brillante che hanno reso il film un cult intramontabile.

Dalla Pellicola al Palcoscenico: l’Adattamento di Mario Moretti

La trasposizione teatrale si basa sull’adattamento scritto nel 1987 da Mario Moretti, drammaturgo e uomo di cultura che seppe cogliere l’essenza della sceneggiatura originale, trasferendola con intelligenza nel contesto teatrale. La sua scrittura riesce a preservare il ritmo serrato, le gag esilaranti e la profondità dei dialoghi, permettendo alla storia di mantenere la sua freschezza e la sua capacità di divertire e far riflettere.

La trama, come noto, ci trasporta nell’America del Proibizionismo, alla fine degli anni Venti. Due musicisti squattrinati, Joe e Jerry, si trovano involontari testimoni di un regolamento di conti tra gangster. Per sfuggire a una morte certa, decidono di far perdere le proprie tracce in un modo tanto geniale quanto assurdo: si travestono da donne e si uniscono a un’orchestra tutta al femminile in viaggio verso la Florida. Qui le loro vite si intrecciano con quella di Zucchero, cantante e suonatrice di ukulele dal cuore tenero e con un debole per i milionari. Tra equivoci, triangoli amorosi e situazioni al limite del paradosso, la commedia esplora con leggerezza e ironia temi universali come l’identità di genere, l’amore, l’amicizia e la ricerca della libertà.

Uno Spettacolo tra Tradizione e Innovazione

La messa in scena di Gleijeses si preannuncia dinamica e spettacolare, capace di evocare i numerosi ambienti della storia – dalle fredde strade di Chicago alle assolate spiagge della Florida, fino ai lussuosi yacht – grazie a un uso sapiente della scenografia, firmata da Roberto Crea, e delle moderne tecnologie di videoproiezione. I costumi di Chiara Donato e le luci di Luigi Ascione contribuiscono a ricreare l’atmosfera scintillante e allo stesso tempo carica di tensioni di un’epoca indimenticabile. Le musiche originali di Matteo D’Amico accompagneranno il pubblico in questo viaggio nel tempo, omaggiando le sonorità jazz che fanno da colonna sonora alla vicenda.

“A qualcuno piace caldo” non è solo una commedia degli equivoci. Sotto la superficie brillante e divertente, l’opera di Wilder (e di conseguenza l’adattamento di Moretti) nasconde una critica sottile alle convenzioni sociali e una riflessione profonda sulla fluidità dell’identità. Temi che, a più di sessant’anni di distanza, risuonano con una modernità sorprendente, confermando lo status di quest’opera come un classico senza tempo, premiato con un Oscar e tre Golden Globe, capace di parlare a generazioni diverse con lo stesso linguaggio universale della grande arte.

Di euterpe

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