Un percorso “non facile”, ma sul quale l’Ucraina intende rimanere “il più costruttiva possibile” per raggiungere “risultati più rapidi”. Con queste parole il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha commentato l’ultimo round di negoziati trilaterali con Russia e Stati Uniti, svoltosi ad Abu Dhabi. Le sue dichiarazioni, rilasciate durante una conferenza stampa congiunta a Kiev con il primo ministro polacco Donald Tusk, gettano luce sulla complessità di un dialogo che, pur tra mille difficoltà, prosegue nel tentativo di porre fine al conflitto.

Un cauto ottimismo da Abu Dhabi: scambio di prigionieri e dialogo militare diretto

I due giorni di colloqui nella capitale degli Emirati Arabi Uniti, descritti come “costruttivi” dall’inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff, hanno prodotto un risultato tangibile e umanitariamente significativo: un accordo per lo scambio di 314 prigionieri di guerra, 157 per parte. Si tratta del primo scambio di questa portata negli ultimi cinque mesi, un segnale che, secondo Witkoff, dimostra come “un impegno diplomatico costante stia producendo risultati tangibili”. Molti dei prigionieri ucraini erano detenuti dal 2022.

Un altro passo avanti, seppur procedurale, è l’accordo per istituire un dialogo militare diretto tra le forze armate di Stati Uniti e Russia, un canale di comunicazione cruciale per evitare escalation involontarie e gestire le dinamiche sul campo di battaglia.

Le delegazioni hanno inoltre concordato di rivedersi nel “prossimo futuro”, con Zelensky che ha ipotizzato i prossimi colloqui possano svolgersi persino negli Stati Uniti, a testimonianza di una volontà, almeno apparente, di non interrompere il filo del dialogo.

Le divergenze restano profonde: il nodo del Donbass

Nonostante questi timidi segnali di progresso, le posizioni di fondo rimangono distanti, in particolare sulla questione cruciale dello status territoriale. Mosca, secondo fonti citate dall’agenzia Tass, insiste sulla necessità di includere in un eventuale accordo di pace il riconoscimento internazionale del Donbass come parte della Federazione Russa. Una condizione che il Cremlino considera fondamentale.

La risposta di Kiev, per bocca dello stesso Zelensky, è stata netta e inequivocabile: “I nostri territori sono nostri, anche se temporaneamente occupati”. Il presidente ucraino ha ribadito con forza che non firmerà alcun documento che implichi una cessione di sovranità e che solo l’Ucraina può decidere sul futuro delle proprie terre. Questo scoglio, che rappresenta il cuore del conflitto, arena per ora ogni possibilità di una svolta decisiva.

Le reazioni internazionali e il ruolo degli attori esterni

Il quadro diplomatico è ulteriormente complicato dalle diverse letture che i vari attori internazionali danno dei negoziati. Mentre l’amministrazione statunitense, tramite l’ex presidente Trump, si è mostrata ottimista, affermando di essere “molto vicini” a porre fine alla guerra, la Russia ha adottato una doppia retorica. Da un lato, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha definito i colloqui “costruttivi e complessi”, confermando la volontà di proseguire. Dall’altro, l’inviato speciale Kirill Dmitriev ha parlato di “passi avanti positivi” raggiunti “nonostante i guerrafondai britannici e dell’Ue stiano cercando di minarli”. Un’accusa, quest’ultima, che mira a creare una frattura tra gli alleati occidentali.

Proprio il ruolo dell’Europa è stato al centro della visita del premier polacco Tusk a Kiev. L’incontro ha rafforzato l’asse tra Varsavia e Kiev, con la firma di una dichiarazione di intenti per la produzione congiunta di armi e munizioni. Un segnale chiaro del continuo e robusto sostegno europeo all’Ucraina, anche sul piano della difesa. Parallelamente, a Bruxelles si discute della possibile nomina di un inviato speciale dell’UE per l’Ucraina, per garantire una presenza diretta dell’Unione nei futuri tavoli negoziali.

Guerra e diplomazia: due binari paralleli

Mentre ad Abu Dhabi si discute di pace, sul terreno la guerra non si ferma. Attacchi russi hanno causato blackout e interruzioni del riscaldamento in diverse regioni ucraine, colpendo duramente la popolazione civile. Kiev, dal canto suo, rivendica successi tecnologici come la disattivazione di terminali Starlink non autorizzati, che avrebbero limitato le capacità di comunicazione e controllo dei droni da parte delle forze russe.

Questa dualità tra il fronte diplomatico e quello militare evidenzia la fragilità del processo in corso. I negoziati, per quanto necessari, si scontrano con la dura realtà di un conflitto che continua a mietere vittime e a causare immense sofferenze. La strada per una pace “giusta e duratura”, come auspicato da molti leader internazionali, appare ancora lunga e irta di ostacoli. I prossimi incontri diranno se i timidi progressi di Abu Dhabi potranno trasformarsi in un vero percorso di pacificazione o se le profonde divergenze, soprattutto sulla questione territoriale, continueranno a prevalere.

Di atlante

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