ROMA – Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera definitivo al nuovo pacchetto sicurezza, un insieme di provvedimenti che mira a rafforzare gli strumenti di prevenzione e contrasto alla criminalità. Al centro del dibattito politico e istituzionale si colloca l’introduzione del cosiddetto “fermo di prevenzione”, una misura che ha sollevato non poche perplessità ma sulla quale il Governo ha mantenuto una posizione ferma. A confermarlo è stato il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, al termine della riunione a Palazzo Chigi.

“Nel decreto sicurezza viene introdotta la previsione del fermo di prevenzione”, ha dichiarato Piantedosi in conferenza stampa, aggiungendo un dettaglio cruciale riguardo al processo decisionale: “Preciso che l’interlocuzione con il Quirinale è stata sempre molto proficua, da ultimo ieri, ma è stata sempre molto proficua. Ci sono state giuste sottolineature ma il testo esce come era stato proposto sin dall’inizio”. Queste parole sottolineano la determinazione dell’esecutivo a procedere con l’impianto originario della norma, pur nel contesto di un dialogo istituzionale con la Presidenza della Repubblica.

Cos’è e come funziona il fermo di prevenzione

La nuova misura, ora inserita nel decreto-legge e quindi di immediata applicazione, consente agli ufficiali e agenti di polizia di “accompagnare nei propri uffici” e trattenere per un massimo di 12 ore persone considerate potenzialmente pericolose per il pacifico svolgimento di una manifestazione. L’obiettivo dichiarato è quello di prevenire disordini e violenze prima che possano verificarsi.

Tuttavia, a seguito del confronto con il Quirinale, sono state introdotte alcune garanzie. Il fermo potrà essere applicato solo in presenza di un “fondato motivo di ritenere che [le persone] pongano in essere condotte di concreto pericolo“. Un elemento, quest’ultimo, che non potrà essere desunto semplicemente dall’uso di caschi o altri strumenti che rendano difficoltoso il riconoscimento. Fondamentale, inoltre, è la previsione che del fermo debba essere data “immediata notizia al pubblico ministero”, il quale avrà la facoltà di ordinare il rilascio immediato qualora ritenga insussistenti i presupposti. Questo rappresenta un potere di controllo diretto dell’autorità giudiziaria, non previsto nelle prime bozze del testo.

Il contesto: dagli scontri di Torino al dibattito politico

L’accelerazione sul pacchetto sicurezza è maturata in un clima politico surriscaldato, in particolare dopo i violenti scontri avvenuti a Torino durante una manifestazione in solidarietà al centro sociale Askatasuna. In quell’occasione, il Ministro Piantedosi era intervenuto in Senato difendendo la necessità di uno strumento preventivo efficace: “Serve una norma che consenta un vero e proprio efficace intervento preventivo: ci vuole un fermo preventivo”.

Le opposizioni hanno reagito duramente, presentando una mozione unitaria (poi respinta) e accusando il governo di voler limitare le libertà di manifestazione. Il dibattito si è acceso anche su un’altra misura contenuta nel pacchetto, il cosiddetto “scudo penale” per le forze dell’ordine, che prevede un meccanismo per cui il pubblico ministero, in caso di evidente legittima difesa, non iscriva l’agente nel registro degli indagati, ma in un registro separato.

Le altre misure del pacchetto sicurezza

Oltre al fermo preventivo, il decreto-legge e il disegno di legge collegato contengono una serie di altre norme significative. Tra queste, spiccano:

  • Stretta sui coltelli: Viene ampliato l’elenco degli strumenti atti a offendere per cui è vietato il porto senza giustificato motivo, con un inasprimento delle sanzioni che diventano di natura penale.
  • Contrasto alla criminalità giovanile: Sono previste misure per affrontare il fenomeno delle “baby gang”.
  • Sicurezza urbana: Si potenziano i poteri di prevenzione e controllo durante le manifestazioni e si introducono norme per la sicurezza stradale e ferroviaria.
  • Pene più severe per i borseggiatori: Il furto con destrezza diventa procedibile d’ufficio.

La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha rivendicato la coerenza dell’azione di governo, affermando sui social che non si tratta di “misure spot, ma un ulteriore tassello della strategia che questo governo porta avanti fin dal suo insediamento”. L’obiettivo, ha concluso, è quello di uno “Stato che non gira la testa dall’altra parte, che difende chi ci difende e che restituisce sicurezza e libertà ai cittadini”.

Di veritas

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