Roma – “È un capitolo chiuso”. Con queste parole nette, il segretario della Lega, Matteo Salvini, ha tentato di archiviare l’avventura politica di Roberto Vannacci all’interno del Carroccio. Un’unione nata sotto il segno del pragmatismo elettorale meno di due anni fa, con la candidatura alle Europee che fruttò al generale oltre mezzo milione di preferenze, e conclusasi con uno strappo che rischia di avere conseguenze profonde non solo per il partito, ma per l’intero scacchiere del centrodestra. L’amarezza del leader leghista è palpabile: “Gli abbiamo spalancato le porte di casa. Il ringraziamento è stato ‘mi tengo il posto'”. Un’ingratitudine, secondo Salvini, che chiude una fase turbolenta, ma che apre interrogativi inquietanti sul futuro.

La nascita di “Futuro Nazionale” e le reazioni nel Carroccio

La rottura, nell’aria da tempo, si è consumata con la decisione di Vannacci di fondare un proprio movimento, “Futuro Nazionale”. Una mossa che ha spaccato la Lega. Da un lato, c’è chi, come l’ex governatore del Veneto Luca Zaia, non si straccia le vesti e definisce l’operazione “organizzata e pianificata”, bollando il generale come un “corpo estraneo” e la sua candidatura come un “investimento sbagliato”. Zaia, pur non infierendo direttamente su Salvini, sottolinea l’errore di aver concesso una corsia preferenziale a chi non ha fatto la “gavetta” e non condivide pienamente gli ideali del partito. Dall’altro lato, serpeggia il timore che la nuova creatura politica di Vannacci possa erodere ulteriormente i consensi di un Carroccio già in affanno, sottraendo voti a destra.

L’interrogativo più immediato, però, riguarda la tenuta del gruppo parlamentare leghista. I riflettori sono puntati sui deputati considerati più vicini alle posizioni del generale, in particolare Edoardo Ziello e Rossano Sasso. Entrambi, insieme all’ex FdI Emanuele Pozzolo (che ha già ufficializzato il suo passaggio a Futuro Nazionale), hanno recentemente firmato un emendamento contro l’invio di armi a Kiev, smarcandosi dalla linea della maggioranza e alimentando le voci di un possibile addio. Interpellato sul suo futuro, Ziello ha risposto con un sibillino: “Del domani non v’è certezza”. Ai vertici della Lega circolano voci di un ultimatum dato ai parlamentari “vannacciani” per fare chiarezza sulla loro posizione.

Le ripercussioni sul centrodestra e l’ombra dell'”effetto Farage”

Lo scisma non preoccupa solo Via Bellerio. In diversi settori della maggioranza si temono contraccolpi per la stabilità della coalizione di governo. Matteo Renzi ha definito la mossa di Vannacci come “la prima grana politica” per Fratelli d’Italia, preconizzando un “effetto Farage”, con il generale nel ruolo del fondatore del Brexit Party, capace di destabilizzare gli equilibri a destra. Un’analisi respinta con forza da Fratelli d’Italia. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha liquidato Vannacci come un “personaggio molto sopravvalutato”, sicuro che l’elettorato di FdI non si lascerà sedurre. Tuttavia, non tutti nel partito di Giorgia Meloni sembrano così trancianti. Il viceministro delle Infrastrutture, Galeazzo Bignami, ha aperto a una possibile futura interlocuzione con il nuovo soggetto politico di Vannacci, una volta che questo si sarà strutturato.

La mossa del generale, infatti, sposta ulteriormente a destra l’asse del dibattito politico, creando una potenziale competizione diretta con FdI e la Lega stessa. Il manifesto di “Futuro Nazionale” parla di una destra “vera, coerente, identitaria, forte, orgogliosa” e “non moderata”, un messaggio che potrebbe trovare terreno fertile in una parte dell’elettorato delusa dai compromessi di governo.

Salvini prova a voltare pagina

Nonostante la delusione e l’amarezza, Matteo Salvini tenta di guardare avanti e di ricompattare il partito. “Non ho tempo da perdere con i bisticci, oggi è una bella giornata”, ha dichiarato, lanciando la mobilitazione della Lega per il referendum sulla giustizia. Il segretario federale ostenta sicurezza, affermando che la Lega oggi è “più forte” e che le tessere online sono in aumento. Un modo per esorcizzare la paura di un’emorragia di voti e per serrare le fila di una comunità politica che si sente tradita. L’addio di Vannacci, definito da alcuni analisti come l’epilogo scontato di un “matrimonio di interesse”, costringe ora Salvini a fare i conti con le conseguenze di una scelta, quella di candidare il generale, che se nell’immediato ha portato voti, ora presenta un conto salatissimo in termini di stabilità e coesione interna.

Di veritas

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