Verona – La vittoria ha un prezzo, e in Serie A, sempre più spesso, a pagarlo per primo è l’allenatore. L’ultima testa a cadere è quella di Paolo Zanetti, ufficialmente sollevato dall’incarico di tecnico della prima squadra dell’Hellas Verona. La decisione, nell’aria da giorni, è maturata a seguito della pesante sconfitta subita contro il Cagliari, una battuta d’arresto che ha relegato i gialloblù all’ultimo posto in classifica con soli 14 punti, a pari merito con il Pisa. Il club scaligero, con una nota ufficiale, ha ringraziato Zanetti e il suo staff “per il lavoro svolto nell’ultima stagione e mezza”, affidando momentaneamente la guida tecnica all’allenatore della Primavera, Paolo Sammarco.
L’esonero di Zanetti non è un fulmine a ciel sereno, ma l’ennesimo capitolo di un romanzo, quello della Serie A 2025-2026, che ha per protagonisti presidenti impazienti e panchine incandescenti. Si tratta infatti del sesto cambio di guida tecnica da inizio campionato, un dato che testimonia la pressione spasmodica che grava sulle spalle degli allenatori nel massimo campionato italiano. Un vero e proprio “valzer delle panchine” che ha coinvolto club di ogni fascia, dalla Juventus in lotta per il vertice alle dirette concorrenti per la salvezza del Verona.
Verona: la fine della corsa per Zanetti, spazio a Sammarco
Per l’Hellas, la situazione si era fatta insostenibile. La squadra, dopo 23 giornate, ha collezionato appena 2 vittorie, 8 pareggi e ben 13 sconfitte, con il peggior differenziale reti del campionato (-23). La sconfitta di Cagliari è stata la classica goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo di delusioni. La società ha deciso di dare una scossa all’ambiente, promuovendo una soluzione interna: Paolo Sammarco. Ex centrocampista di Chievo e Sampdoria, Sammarco guida la formazione Primavera dal 2022 e ora ha il compito quasi proibitivo di risollevare le sorti di una squadra in piena crisi tecnica e di risultati. Il suo esordio è già uno spareggio: venerdì sera, al Bentegodi, arriverà il Pisa, anch’esso reduce da un cambio in panchina.
Un campionato “mangia-allenatori”: tutti i cambi stagionali
Quella di Zanetti è solo l’ultima tessera di un domino iniziato a fine ottobre e che ha visto sei società cambiare guida tecnica prima ancora di entrare nella fase cruciale della stagione. Un’analisi approfondita rivela le diverse ragioni e le conseguenze di queste scelte.
- Juventus (30 ottobre 2025): Il primo scossone arriva da Torino. La Juventus, dopo un avvio altalenante, decide di separarsi da Igor Tudor. Al suo posto, un nome che non ha bisogno di presentazioni: Luciano Spalletti, fresco di esperienza con la Nazionale. Una mossa forte, che ha riportato i bianconeri a ridosso della zona Champions.
- Genoa (inizio novembre 2025): Pochi giorni dopo, è il turno del Genoa. L’avventura di Patrick Vieira sulla panchina del Grifone si conclude bruscamente. La dirigenza ligure affida la squadra a un’icona del calcio italiano, Daniele De Rossi, alla sua prima vera grande occasione in Serie A dopo l’esperienza alla SPAL.
- Fiorentina (metà novembre 2025): Anche a Firenze la pazienza ha un limite. La stagione fin qui “horror” dei viola costa il posto a Stefano Pioli. Per la difficile successione, la società punta su Paolo Vanoli, reduce dalle ottime stagioni con il Venezia.
- Atalanta (10 novembre 2025): La Dea non vola più. Dopo l’undicesima giornata, con la squadra crollata al tredicesimo posto, l’Atalanta esonera Ivan Juric. La scommessa per la risalita si chiama Raffaele Palladino, che ha immediatamente invertito la rotta, riportando i bergamaschi in piena corsa per un posto in Europa.
- Pisa (2 febbraio 2026): Appena un giorno prima del Verona, anche il Pisa aveva preso la stessa drastica decisione. Fatale per Alberto Gilardino la sconfitta contro il Sassuolo. I toscani, appaiati al Verona in fondo alla classifica, non vincevano dal 7 novembre, collezionando da allora solo 5 punti in 12 partite.
Analisi di un fenomeno: perché la Serie A non ha più pazienza?
Sei esoneri in 23 giornate sono un numero che fa riflettere. La Serie A si conferma uno dei campionati più difficili e stressanti d’Europa per gli allenatori. Le cause sono molteplici. Da un lato, l’aumento della posta in gioco: la qualificazione alle coppe europee e la permanenza nella massima serie hanno un impatto economico talmente rilevante da ridurre al minimo la tolleranza per i periodi negativi. Dall’altro, una cultura sportiva, quella italiana, storicamente incline a identificare nel tecnico il principale capro espiatorio in caso di fallimento.
Le società, pressate da tifoserie esigenti e da bilanci da far quadrare, vedono spesso nell’esonero la via più rapida per invertire un trend negativo, anche quando le responsabilità andrebbero ricercate in altre componenti, dalla costruzione della rosa alla gestione dirigenziale. Il risultato è un campionato frenetico, dove la programmazione a medio-lungo termine sembra un lusso per pochi e dove il talento e le idee di un allenatore possono essere bruciati nel giro di poche partite. La speranza, per il Verona e per le altre squadre che hanno cambiato guida, è che la “terapia d’urto” funzioni. Ma la domanda resta: è questa la strada giusta per la crescita del nostro calcio?
