Pescara – La campagna referendaria sulla riforma della giustizia si infiamma sin dalle sue prime battute. Il Partito Democratico ha scelto Pescara come trampolino di lancio per il suo tour nazionale a sostegno del “no”, ma l’evento è stato immediatamente travolto da una bufera mediatica e politica a causa di un video promozionale che ha scatenato accuse di populismo e delegittimazione degli avversari. La segretaria del PD, Elly Schlein, presente in città anche per sostenere il candidato sindaco del centrosinistra Carlo Costantini in vista delle elezioni parziali, si è trovata a dover gestire una controversia che minaccia di oscurare le ragioni del merito della loro posizione.
Il Video della Discordia e le Reazioni Indignate
Al centro del ciclone, un filmato diffuso sui canali social del PD che, per promuovere il “no”, utilizza immagini di un’adunata fascista con saluti romani, accompagnate dalla scritta: “Casapound annuncia il sostegno alla riforma del governo Meloni. Loro votano sì, noi difendiamo la Costituzione”. Una mossa comunicativa che ha immediatamente provocato una levata di scudi trasversale.
Durissima la reazione di Pina Picerno, eurodeputata del PD e vicepresidente del Parlamento Europeo, che ha definito la linea comunicativa del suo stesso partito “gravemente insultante e svilente”, nonché una “deriva comunicativa e politica sempre più polarizzante e populista”. “Io voterò sì, e lo farò in compagnia di molti elettori e militanti del Pd, per i quali chiedo rispetto: basta, vi prego, con accuse infamanti”, ha dichiarato, sottolineando come la Costituzione si difenda senza trasformare il confronto in una contesa politica sul governo.
Altrettanto netta la posizione dei Radicali Italiani, da sempre sostenitori di riforme in senso garantista e schierati per il “sì”. Patrizia De Grazia ha parlato di “bassezza, meschinità, strumentalizzazione e delegittimazione”, pretendendo le scuse dalla Schlein e la rimozione immediata del video. “Apprendiamo dunque, di essere considerati dal Pd niente meno che pericolosi fascisti, nemici dei valori democratici e della Costituzione”, ha affermato con sdegno.
Dal fronte del “sì” non sono mancate le repliche sarcastiche e severe. Alessandro Sallusti, portavoce del Comitato ‘Sì Riforma’, ha ricordato come anche Casapound avesse votato “no” al referendum costituzionale del 2016, chiosando: “Seguendo la logica del Pd, anche lei [Schlein] sarebbe fascista”. Gian Domenico Caiazza, presidente del Comitato Sì Separa della Fondazione Einaudi, ha definito il post del PD semplicemente “vergognoso”.
La Difesa di Schlein e le Ragioni del “No”
Intervenendo a Pescara, Elly Schlein ha difeso la scelta comunicativa del partito, riconducendola a un “fatto oggettivo”. “Fa discutere il fatto che Casapound abbia detto in una nota che voterà ‘sì’ al referendum e ha avviato una campagna con linguaggio violento dicendo ‘Falli piangere, vota sì’. Quindi noi abbiamo semplicemente ripreso una notizia”, ha spiegato la segretaria. Ha poi aggiunto che “quelli che votano sì non siano, diciamo, ben accompagnati”.
Al di là della polemica, Schlein ha ribadito le motivazioni di merito del “no” del PD alla riforma. “Questa riforma è sbagliata perché non migliora la giustizia per le cittadine e i cittadini”, ha dichiarato. Secondo la leader dem, la riforma servirebbe al governo per garantire che “chi prende un voto in più alle elezioni non debba poi essere giudicato come invece accade a tutti i cittadini”. Ha definito la riforma “blindata” e passata “dritta attraverso il Parlamento”, accusando inoltre l’esecutivo di cercare costantemente un nemico.
Il Contesto della Riforma: Separazione delle Carriere e non solo
Il referendum confermativo, che si terrà il 22 e 23 marzo, non richiede un quorum per essere valido e riguarda una legge di revisione costituzionale già approvata dal Parlamento ma senza la maggioranza dei due terzi. Il cuore della cosiddetta “Riforma Nordio” è la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti (i giudici) e requirenti (i pubblici ministeri).
La riforma prevede l’istituzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura (CSM), uno per i giudici e uno per i PM, e di un’Alta Corte con competenza disciplinare. Un altro punto qualificante è l’introduzione del sorteggio per la selezione dei componenti togati dei CSM, con l’obiettivo dichiarato di contrastare il potere delle correnti interne alla magistratura.
- Votare SÌ significa confermare questa riforma e permetterne l’entrata in vigore.
- Votare NO significa mantenere l’attuale assetto costituzionale con una carriera unica per i magistrati.
Le Voci a Sostegno del “Sì”
Sul fronte opposto, il comitato ‘Sì Riforma’ e altre personalità di spicco difendono la bontà del cambiamento. A Bologna, l’ex magistrato di “Mani Pulite” Antonio Di Pietro ha ribadito il suo sostegno alla riforma, definendola necessaria. “Chi dice che con questa riforma la politica controllerà la magistratura racconta una truffa elettorale: il pubblico ministero resta autonomo e indipendente, oggi come domani”, ha affermato Di Pietro, smontando una delle principali critiche dei contrari.
Anche il presidente emerito della Corte Costituzionale, Augusto Barbera, si è espresso a favore, vedendo nella separazione delle carriere “un rafforzamento delle garanzie e non una loro compressione”. Per l’ex procuratore generale della Cassazione, Luigi Salvato, non si tratta di un voto politico di destra o sinistra, “ma di una riforma funzionale che riguarda tutti i cittadini e che va valutata secondo coscienza”.
La campagna referendaria è dunque partita in un clima rovente, dove la polarizzazione politica rischia di prevalere su un’analisi pacata e approfondita di una riforma che inciderà profondamente sull’equilibrio dei poteri dello Stato e sui diritti di tutti i cittadini.
