Roma – Un “lavoro molto ragionevole e molto equilibrato”. Così il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha definito il nuovo pacchetto sicurezza all’uscita dal Senato, mostrando apertura a eventuali modifiche: “altrimenti prenderemo atto dei rilievi fatti”. Una dichiarazione che giunge in un momento cruciale, a seguito di un’intensa giornata di interlocuzioni istituzionali culminata con l’incontro al Quirinale tra il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Un colloquio resosi necessario per appianare i nodi più complessi di un provvedimento corposo, circa 80 pagine tra decreto legge e disegno di legge, che ha sollevato non poche perplessità.

Il Vertice al Quirinale: i Rilievi del Capo dello Stato

L’incontro tra Mattarella e Mantovano è stato il fulcro della giornata politica, un passaggio decisivo per la messa a punto finale dei testi prima dell’approdo, previsto per oggi, in Consiglio dei Ministri. Secondo fonti parlamentari, il Capo dello Stato avrebbe espresso rilievi specifici su alcuni dei punti più qualificanti e controversi del pacchetto. In particolare, l’attenzione del Colle si sarebbe concentrata su due misure cardine:

  • Lo scudo penale: Una norma volta a tutelare gli operatori delle forze dell’ordine e, secondo fonti di governo, anche i cittadini, dall’iscrizione automatica nel registro degli indagati in determinate circostanze. Il Quirinale avrebbe sottolineato l’esigenza di evitare la creazione di una giurisprudenza separata per categorie, chiedendo una regolamentazione più puntuale.
  • Il fermo preventivo: La possibilità per le forze dell’ordine di trattenere per un massimo di 12 ore persone ritenute pericolose in occasione di manifestazioni. Su questo punto, si fa notare dal Colle come non possa essere sufficiente un semplice atteggiamento sospetto, ma siano necessarie condizioni “estremamente circostanziate”, come il possesso di armi o precedenti specifici. La durata stessa del fermo, che la Lega avrebbe voluto estendere a 48 ore, è stata oggetto di discussione.

Fonti di governo hanno descritto l’interlocuzione con il Quirinale come “ottima”, sottolineando la natura costruttiva del confronto che ha portato a limature e modifiche dei testi. L’obiettivo è ricondurre l’impianto normativo entro i binari della compatibilità costituzionale, un aspetto su cui diversi giuristi avevano sollevato dubbi.

La Struttura del Pacchetto: Decreto e Disegno di Legge

In seguito al confronto con il Quirinale, il governo avrebbe deciso di riorganizzare le misure, suddividendole in due tronconi principali per separare le norme di urgenza da quelle che richiedono un iter parlamentare ordinario.

Nel decreto legge, di immediata entrata in vigore, dovrebbero confluire le misure più operative legate all’ordine pubblico e alla sicurezza urbana:

  1. Fermo preventivo: Confermato ma circoscritto, richiederà l’immediata comunicazione al magistrato di turno per la convalida.
  2. Misure “anti-maranza”: Una stretta sul possesso e la vendita di coltelli e armi bianche, soprattutto ai minori.
  3. Norma anti-borseggi: Ripristino della perseguibilità d’ufficio per i furti con destrezza, eliminata dalla riforma Cartabia.
  4. Zone Rosse: Estensione delle aree a vigilanza rafforzata, in particolare attorno alle stazioni ferroviarie.

Nel disegno di legge, invece, dovrebbero essere inserite le norme in materia di immigrazione, come la stretta sulle espulsioni, che potrebbe essere presentato in un secondo momento, forse già la prossima settimana.

Il Dibattito Politico e le Reazioni delle Opposizioni

Il pacchetto sicurezza si inserisce in un clima politico rovente, esacerbato dai recenti scontri avvenuti a Torino durante un corteo per il centro sociale Askatasuna. In Senato, il ministro Piantedosi ha difeso l’operato delle forze dell’ordine, respingendo le accuse di “impreparazione o eccessivo uso della forza” e definendo “indegni” i sospetti sul governo. Ha inoltre ribadito la necessità di strumenti di prevenzione più efficaci.

Le opposizioni, pur condannando unanimemente le violenze, hanno criticato l’approccio del governo, parlando di “propaganda” e di una “deriva repressiva”. La vicecapogruppo del PD, Simona Bonafè, ha sottolineato come il fermo preventivo non avrebbe potuto applicarsi ai fermati di Torino, in quanto incensurati, evidenziando la necessità di investire piuttosto in risorse per aumentare gli organici delle forze di polizia. Anche il Movimento 5 Stelle ha espresso scetticismo, attendendosi “la solita propaganda targata Meloni”. Le forze di centrosinistra hanno lavorato a una mozione unitaria in Senato, in contrapposizione a quella della maggioranza, a testimonianza di un’unità ritrovata su questo tema.

Mentre il governo si appresta a varare i provvedimenti, resta alta l’attenzione sul bilanciamento tra l’esigenza di sicurezza, avanzata con forza dalla maggioranza, e la tutela dei diritti civili e delle libertà fondamentali, un equilibrio delicato su cui il Quirinale ha voluto porre dei precisi paletti.

Di veritas

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