DETROIT, USA – Un’ombra lunga e persistente si allunga sulla reputazione di uno dei motori più iconici di General Motors. Con una procedura definita “inconsueta”, la National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA), l’agenzia federale statunitense per la sicurezza del traffico autostradale, ha annunciato l’apertura di una seconda inchiesta su circa 600.000 veicoli del gruppo GM, equipaggiati con il potente motore V8 da 6.2 litri, nome in codice L87. La notizia scuote il settore automobilistico, poiché questi stessi veicoli erano già stati sottoposti a un richiamo obbligatorio nel corso del 2025 per gravi difetti meccanici.

La nuova indagine, avviata il 16 gennaio 2026, mira a fare luce su un aspetto cruciale: l’efficacia della soluzione proposta e implementata da General Motors per correggere i difetti originali. L’allarme è scattato in seguito alla ricezione da parte della NHTSA di numerose segnalazioni – almeno 36 questionari ufficiali (VOQs) – da parte di proprietari che hanno lamentato nuovi, catastrofici guasti al motore nonostante i loro veicoli fossero già stati sottoposti agli interventi previsti dal primo richiamo. Questo solleva un quesito fondamentale: la “cura” di GM è stata peggiore della malattia?

Una Storia Travagliata: Cronologia di un Richiamo Complesso

Per comprendere appieno la portata della situazione, è necessario fare un passo indietro. La campagna di richiamo originale, avviata da GM nell’aprile del 2025, coinvolgeva una vasta gamma di modelli di punta prodotti tra il 2021 e il 2024, tra cui:

  • Chevrolet: Silverado 1500, Suburban e Tahoe
  • GMC: Sierra 1500, Yukon e Yukon XL
  • Cadillac: Escalade ed Escalade ESV

La decisione di procedere con il richiamo era stata innescata da un numero impressionante di segnalazioni: oltre 28.000 episodi registrati a partire da aprile 2021, inclusi 12 incidenti con feriti, tutti potenzialmente collegati a difetti meccanici del V8. I problemi, descritti come “gravi difetti del motore che si verificavano senza preavviso”, riguardavano componenti critici come bielle e albero a gomiti. Nello specifico, le indagini avevano evidenziato danni ai cuscinetti di biella causati da detriti e sedimenti nei passaggi dell’olio, nonché dimensioni e finiture superficiali dell’albero a gomiti fuori dalle specifiche ingegneristiche a causa di errori di produzione. Entrambe le condizioni potevano portare a un cedimento catastrofico del motore, con conseguente perdita di propulsione e un aumento esponenziale del rischio di incidenti.

La Soluzione di GM: Un Cerotto su una Ferita Aperta?

Di fronte a questa crisi, General Motors aveva proposto una soluzione a due fasi, interamente a carico dell’azienda. In un primo momento, i concessionari erano incaricati di ispezionare minuziosamente i motori. Qualora fossero stati riscontrati danni, si procedeva alla riparazione o alla sostituzione completa del propulsore.

Per i motori che superavano l’ispezione, la seconda fase prevedeva una procedura meno invasiva ma che oggi appare controversa: un cambio dell’olio con un lubrificante a viscosità più elevata (passando da 0W20 a 0W40), la sostituzione del filtro dell’olio e del relativo tappo di riempimento. L’ipotesi, evidentemente, era che un olio più denso potesse compensare le tolleranze errate o mitigare i problemi di lubrificazione. Tuttavia, le nuove segnalazioni di guasti su veicoli “curati” con questo metodo mettono in discussione la validità di tale approccio.

Le Radici del Problema: Produzione e Design nel Mirino

Un’indagine interna di GM, successiva all’apertura della prima inchiesta NHTSA nel gennaio 2025, aveva circoscritto il periodo di produzione critico: dal 1° marzo 2021 al 31 maggio 2024. Stando a quanto dichiarato dal costruttore, a partire dal 1° giugno 2024, il rischio sarebbe stato eliminato grazie all’introduzione di “miglioramenti qualitativi” nel processo di fabbricazione dei motori V8 6.2. Questo dettaglio, se da un lato rassicura i possessori dei modelli più recenti, dall’altro getta un’ombra sulla qualità costruttiva dei lotti precedenti.

Esperti del settore e analisi tecniche puntano il dito anche verso il sistema di gestione del carburante Active Fuel Management (AFM) o Dynamic Fuel Management (DFM). Questa tecnologia, progettata per migliorare l’efficienza disattivando alcuni cilindri in condizioni di basso carico, sembra esercitare uno stress eccessivo sui sollevatori delle valvole (lifters), un altro componente che ha mostrato una preoccupante tendenza al cedimento prematuro su questi motori. Sintomi come ticchettii, perdita di potenza e consumo eccessivo di olio sono stati frequentemente associati a problemi proprio ai lifter, che in alcuni casi hanno portato a danni irreparabili al motore.

Le Implicazioni per i Consumatori e il Futuro di GM

La nuova indagine della NHTSA rappresenta un duro colpo per General Motors, non solo dal punto di vista finanziario ma anche e soprattutto d’immagine. La fiducia dei consumatori, già minata dal primo richiamo, rischia di essere ulteriormente erosa. I proprietari dei veicoli coinvolti si trovano in una situazione di incertezza e preoccupazione, con il timore che i loro SUV e pick-up di lusso possano subire un guasto improvviso e pericoloso, anche dopo aver seguito le indicazioni della casa madre.

Se l’indagine dell’Office of Defects Investigation (ODI) della NHTSA dovesse concludere che la soluzione di GM è inadeguata, il costruttore potrebbe essere costretto a un nuovo, massiccio e molto più costoso richiamo, che potrebbe implicare la sostituzione sistematica dei motori su tutti i veicoli interessati. Per ora, il futuro di quasi 600.000 veicoli rimane sospeso, in attesa che la luce della scienza e della meccanica illumini definitivamente le cause di un problema ingegneristico che si sta trasformando in un vero e proprio incubo per migliaia di automobilisti.

Di davinci

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