Una nuova scossa agita le fondamenta della maggioranza di governo e, in particolare, quelle della Lega. I deputati Edoardo Ziello e Roberto Sasso, noti per le loro posizioni vicine a quelle del generale Roberto Vannacci, hanno unito le forze con Emanuele Pozzolo, ex esponente di Fratelli d’Italia recentemente approdato al gruppo Misto e ora tra le file di “Futuro Nazionale”, per presentare un emendamento che potrebbe riscrivere la posizione italiana nel conflitto ucraino. La proposta, depositata in commissione alla Camera, chiede “la soppressione totale dell’impegno da parte del governo dell’autorizzazione all’invio di nuove forniture e equipaggiamenti militari a favore delle autorità governative di Kiev”.
Una mossa che isola i “vannacciani”
L’iniziativa dei tre deputati non è un fulmine a ciel sereno, ma rappresenta l’apice di un dissenso che cova da tempo all’interno del centrodestra e, più specificamente, nel Carroccio. Già a metà gennaio, Ziello e Sasso si erano distinti per il loro voto contrario alla risoluzione di maggioranza sull’Ucraina, un atto che aveva palesato una frattura interna alla Lega sulla linea da tenere nei confronti del conflitto. La firma congiunta con Pozzolo, che ha ufficializzato il suo sostegno al progetto politico di Vannacci, rafforza l’idea di un’ala “dissidente” sempre più strutturata e pronta a sfidare apertamente le direttive del partito.
Interpellato dall’ANSA, lo stesso Ziello non ha usato mezzi termini per descrivere le possibili conseguenze di una bocciatura dell’emendamento da parte della maggioranza: “Prenderemo atto. Poi io faccio una valutazione per me. Pozzolo è già nel misto, vediamo anche Sasso eventualmente cosa farà”. Parole che suonano come un ultimatum e che lasciano presagire scenari di rottura. Alla domanda diretta su un suo possibile passaggio con Vannacci, abbandonando la Lega, Ziello ha risposto con una sibillina citazione letteraria: “Del doman non v’è certezza”, alimentando ulteriormente le speculazioni su una possibile scissione.
Le richieste nel dettaglio: non solo stop alle armi
Oltre all’emendamento, i tre parlamentari hanno presentato anche un ordine del giorno che articola più in dettaglio le loro richieste. In esso, si impegna il governo a:
- Interrompere immediatamente tutte le forniture di mezzi e materiali militari destinate all’Ucraina.
- Desecretare le liste del materiale militare già inviato.
- Destinare le risorse risparmiate dal mancato invio di armi al rafforzamento degli organici delle forze dell’ordine, al fine di migliorare la sicurezza dei cittadini italiani.
Ziello ha motivato la proposta sottolineando come l’invio di ulteriori armamenti “allontana la conclusione del conflitto, aumenta le tragiche morti sul campo e peggiora le condizioni economiche della nostra Nazione”. Secondo il deputato, è controproducente continuare a fornire equipaggiamenti “a favore dell’esercito di Zelensky che arranca, sempre di più, su tutta la linea del fronte”.
Il contesto: la “guerra” interna alla Lega e l’ombra di Vannacci
Questa presa di posizione si inserisce in un contesto di forti tensioni interne alla Lega, esacerbate dalla recente rottura tra il segretario Matteo Salvini e il generale Roberto Vannacci. Quest’ultimo, dopo essere stato eletto europarlamentare con i voti del Carroccio, ha lanciato il suo nuovo movimento “Futuro Nazionale”, accusando Salvini di aver tradito le promesse elettorali su temi chiave come lo stop all’invio di armi all’Ucraina e la riforma della legge Fornero. La mossa di Ziello, Sasso e Pozzolo appare quindi come un chiaro segnale di allineamento con la linea del generale, mettendo in discussione la leadership di Salvini e la coesione del partito.
L’esito del voto sull’emendamento, che si terrà la prossima settimana alla Camera, sarà un banco di prova cruciale. Una bocciatura, data per scontata vista la posizione del resto della maggioranza, potrebbe accelerare il processo di fuoriuscita dei “vannacciani” dalla Lega, ridisegnando gli equilibri interni al centrodestra e aprendo una nuova, incerta fase politica.
