L’economia italiana si muove su un sentiero stretto e complesso, caratterizzato da una crescita contenuta e da una sfida ancora aperta sul fronte del potere d’acquisto delle famiglie. Secondo l’ultima Nota sulla congiuntura di febbraio pubblicata dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB), l’organismo indipendente che vigila sui conti pubblici, il Prodotto Interno Lordo (PIL) del paese è atteso in rafforzamento, ma a ritmi che non basteranno a colmare il divario salariale generato dall’inflazione degli scorsi anni.
Previsioni di Crescita: il PNRR come Motore Principale
Le proiezioni dell’UPB indicano una crescita del PIL dello 0,5% per il 2025, per poi accelerare moderatamente a un +0,7% sia nel 2026 che nel 2027. A sostenere questa dinamica sarà principalmente la domanda interna, a sua volta spinta in modo significativo dall’attuazione degli investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Questo quadro, sebbene in lieve miglioramento per il 2026 rispetto alle stime autunnali grazie a ipotesi internazionali meno penalizzanti, delinea una ripresa che resta fragile e non esente da incognite.
Il Nodo dei Salari Reali: Potere d’Acquisto Ancora al Palo
La nota più dolente dell’analisi dell’UPB riguarda l’andamento delle retribuzioni. Nonostante un recupero del potere d’acquisto delle famiglie osservato a partire dal 2023, questo processo è destinato a proseguire a “ritmi moderati”. La conseguenza, preoccupante, è che a fine 2027 i salari reali – ovvero le buste paga al netto dell’inflazione – sono previsti essere ancora inferiori di oltre due punti percentuali rispetto ai livelli del 2021.
Questo significa che, nonostante il rientro dell’inflazione e un graduale aumento dei redditi nominali, la capacità di spesa effettiva dei lavoratori non avrà ancora recuperato il terreno perso. L’UPB sottolinea come, in termini reali, le retribuzioni orarie risultino ancora circa l’8,6% inferiori ai livelli medi pre-fiammata inflazionistica. Un dato che evidenzia le difficoltà strutturali del mercato del lavoro italiano nel garantire una tutela efficace dei redditi.
Il rallentamento della crescita delle retribuzioni contrattuali, scesa dal 3,9% del primo trimestre 2025 al 2,8% dell’ultimo, riguarda soprattutto il settore privato, dove oltre il 42% dei dipendenti è ancora in attesa di rinnovo contrattuale.
I Rischi all’Orizzonte: un Contesto Globale Incerto
L’Ufficio Parlamentare di Bilancio non manca di evidenziare come lo scenario macroeconomico sia esposto a significativi rischi orientati al ribasso. Le principali minacce provengono dal contesto globale, tuttora dominato da una forte incertezza geopolitica che si ripercuote sui prezzi dell’energia, sui flussi commerciali e sulla fiducia dei mercati. A questi fattori si aggiungono:
- Gli umori dei mercati finanziari, sempre sensibili a shock esterni e interni.
- L’impatto crescente del cambiamento climatico, con i suoi effetti diretti e indiretti sulla produzione e sulle catene di approvvigionamento.
L’attività economica globale, infatti, rimane disomogenea. Mentre gli Stati Uniti mostrano una dinamica solida e la Cina centra i suoi obiettivi di crescita, l’area euro procede a ritmi contenuti, penalizzando le economie più orientate all’export come quella italiana. Un brusco rallentamento del commercio mondiale atteso per quest’anno potrebbe rappresentare un ulteriore freno per la nostra manifattura.
Domanda Interna e Occupazione: Fattori di Resilienza
In questo quadro complesso, l’Italia trova un elemento di resilienza nella domanda interna e nella tenuta del mercato del lavoro. L’accelerazione del PIL nell’ultimo trimestre del 2025 (+0,3%) è stata trainata proprio dalla spinta dei consumi e degli investimenti interni. Anche l’occupazione ha mostrato segnali positivi, con un aumento dell’input di lavoro trainato dal recupero delle ore lavorate per addetto.
Tuttavia, l’analisi dell’UPB mette in luce anche una debolezza strutturale: la crescita poggia quasi esclusivamente sull’aumento delle ore lavorate, mentre la produttività oraria e la popolazione in età lavorativa hanno mostrato segnali di rallentamento. Un nodo cruciale che il paese dovrà affrontare per assicurarsi una crescita più robusta e sostenibile nel lungo periodo.
