Roma – Una scossa tellurica agita le fondamenta del sindacalismo nel mondo del cinema italiano. Dopo oltre un quarto di secolo di attesa per un rinnovo contrattuale ritenuto dignitoso, i lavoratori e le lavoratrici del settore cine-audiovisivo, riuniti sotto la sigla del movimento #siamoaititolidicoda, hanno impresso una svolta storica al loro percorso di lotta. Con una decisione maturata durante un’assemblea cruciale tenutasi lo scorso 31 gennaio 2026 presso il Nuovo Cinema Aquila di Roma, il movimento ha scelto di affidare la propria rappresentanza all’Unione Sindacale di Base (USB), abbandonando il tavolo delle trattative con i sindacati confederali tradizionali.

Una scelta che suona come una netta e irrevocabile rottura con il passato, motivata dalla percezione di un “immobilismo” e di una “cronica marginalizzazione del comparto” che hanno caratterizzato gli ultimi decenni. Al centro delle critiche del movimento #siamoaititolidicoda vi è il modello della “concertazione permanente” adottato da sigle storiche come Slc Cgil, Fistel Cisl e UilCom, accusate di aver progressivamente allontanato la rappresentanza dalle reali esigenze dei lavoratori.

Una rottura epocale: le ragioni di un cambiamento

La decisione di abbracciare un nuovo percorso sindacale con l’USB non è stata improvvisa, ma è il culmine di un malcontento covato a lungo. I rappresentanti di #siamoaititolidicoda hanno dichiarato a chiare lettere di non essere “più disposti ad attendere”, sottolineando come l’ultimo contratto collettivo nazionale di lavoro considerato adeguato risalga addirittura al 1999. Da allora, secondo il movimento, il settore ha vissuto in un limbo normativo che ha favorito la precarietà e indebolito le tutele per migliaia di professionisti: tecnici, operatori, maestranze e tutte quelle figure che, pur lavorando dietro le quinte, sono il motore pulsante dell’industria cinematografica.

L’USB, sindacato noto per il suo approccio conflittuale e la sua autonomia politica ed economica, è stato visto come il partner ideale per un cambio di passo radicale. Il movimento ha individuato nel modello dell’Unione Sindacale di Base un’alternativa fondata “sulla partecipazione diretta e sulla centralità del lavoro”, in contrasto con meccanismi di finanziamento e co-gestione con le parti datoriali che, a loro dire, hanno snaturato il ruolo dei sindacati confederali.

Gli obiettivi del nuovo percorso: ricostruire dalle fondamenta

L’alleanza tra #siamoaititolidicoda e USB si pone obiettivi ambiziosi e chiari, delineati durante l’assemblea del 31 gennaio. Il primo passo sarà la creazione di una sezione USB specifica per il settore cine-audiovisivo, un passo fondamentale per riconoscere e valorizzare le peculiarità di un comparto lavorativo unico nel suo genere.

La piattaforma programmatica su cui si baserà la nuova azione sindacale è articolata in diversi punti chiave:

  • Ricostruire una piattaforma contrattuale: L’intenzione è quella di ripartire dalle basi solide dell’ultimo contratto ritenuto “dignitoso”, quello del 1999, per aggiornarlo alle esigenze contemporanee e garantire tutele reali.
  • Garantire una rappresentanza reale: Si punta a un modello di rappresentanza che non si basi su “deleghe in bianco”, ma che coinvolga attivamente i lavoratori nei processi decisionali.
  • Centralità della partecipazione: Rimettere al centro dell’azione sindacale la voce e il contributo diretto delle lavoratrici e dei lavoratori.
  • Rappresentanza diretta con il Ministero: Instaurare un canale di comunicazione diretto con le istituzioni per affrontare le problematiche del settore.
  • Potenziare la lotta politica: Contrastare quelle che vengono definite le “volontà distruttive di questo governo” nei confronti del comparto culturale.

Per legittimare questa nuova rappresentanza ai tavoli contrattuali, è già stato avviato il percorso di tesseramento all’USB, un passaggio cruciale per dare forza e concretezza a questa nuova fase di rivendicazioni.

Un settore in profonda crisi

La scelta di #siamoaititolidicoda si inserisce in un contesto di grave difficoltà per l’industria cinematografica e audiovisiva italiana. Dati recenti hanno evidenziato una crisi occupazionale allarmante, con un crollo drastico del numero di lavoratori impiegati sulle troupe. Questa situazione è aggravata da un sistema di finanziamenti pubblici, come il tax credit, spesso al centro di polemiche per un utilizzo ritenuto poco trasparente. A ciò si aggiungono i recenti tagli al Fondo per il cinema, che hanno messo ulteriormente in allarme l’intero settore, dalle imprese agli artisti, fino alle maestranze.

In questo scenario complesso, la mossa del movimento #siamoaititolidicoda rappresenta un tentativo di riprendere in mano il proprio destino, cercando un interlocutore sindacale che possa interpretare con maggiore vigore e determinazione le istanze di una categoria professionale fondamentale per la cultura del Paese, ma da troppo tempo lasciata ai margini.

Di euterpe

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