WASHINGTON D.C. – Un incontro a lungo atteso, preceduto da mesi di tensioni verbali e complesse dinamiche geopolitiche, si è svolto alla Casa Bianca tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il suo omologo colombiano, Gustavo Petro. Al di là dei temi ufficiali in agenda, a catturare l’attenzione è stato un gesto tanto semplice quanto potente: un cesto regalo contenente caffè pregiato e cioccolato da esportazione. Un dono che racconta una storia di cambiamento, speranza e riscatto per migliaia di famiglie colombiane.
Un Dono che Parla: La Scelta di Abbandonare la Coca
I prodotti offerti a Trump e ad altri alti funzionari della sua amministrazione non sono semplici eccellenze gastronomiche. Essi rappresentano il frutto del lavoro di 18.000 famiglie di coltivatori di cacao e 2.300 famiglie di coltivatori di caffè che hanno compiuto una scelta coraggiosa: aderire ai programmi governativi di sostituzione volontaria delle colture illecite. Per anni, queste comunità hanno coltivato coca non per scelta, ma per necessità, come unica via per sostenere i propri figli in aree remote e spesso prive di alternative economiche reali.
Ogni confezione di caffè e cioccolato era accompagnata da un biglietto personalizzato, un messaggio diretto e toccante scritto in spagnolo, indirizzato non solo a Trump ma anche al vicepresidente J.D. Vance, al segretario di Stato Marco Rubio, al capo dello staff della Casa Bianca Susie Wiles e alla portavoce Karoline Leavitt. “Siamo famiglie di agricoltori colombiani. Per anni abbiamo coltivato coca perché non avevamo altra scelta per sostenere i nostri figli. Non è stata una scelta, è stata una necessità”, si legge nei messaggi. “Quando il governo colombiano, attraverso programmi volontari di sostituzione delle colture, ci ha offerto una reale opportunità per una vita migliore, abbiamo preso una decisione difficile e coraggiosa: abbiamo sradicato la coca dalla nostra terra e abbiamo iniziato a dedicarci a un lavoro onesto e a un futuro”.
Il Contesto di un Incontro Complesso
L’incontro tra Petro e Trump giunge dopo un periodo di relazioni tutt’altro che serene. Le tensioni si erano acuite a seguito di dure accuse reciproche. Trump aveva definito Petro “un uomo malato” e accusato la Colombia di “fabbricare droga per spedirla negli Stati Uniti”, arrivando a minacciare interventi militari. Da parte sua, Petro aveva criticato aspramente l’amministrazione Trump, paragonando la sua ascesa a quella di Hitler e condannando l’intervento statunitense in Venezuela. Solo una telefonata “cordiale e amichevole” l’8 gennaio, frutto di un intenso lavoro diplomatico della ministra degli Esteri colombiana, ha permesso di allentare la tensione e spianare la strada al vertice di Washington.
Sul tavolo della discussione, temi cruciali come la lotta al narcotraffico, la stabilità regionale con un focus sul Venezuela, le migrazioni e la cooperazione bilaterale. L’incontro, durato quasi due ore, è stato descritto da entrambi i leader come “amichevole” e “positivo”, segnando un drastico cambio di tono rispetto alle settimane precedenti. Trump ha definito Petro “formidabile” (“terrific”), minimizzando gli insulti passati. A sua volta, Petro ha sottolineato che ciò che unisce i due paesi è “la libertà”.
La Sostituzione delle Colture: Una Strategia Chiave
Il gesto simbolico del cesto regalo ha voluto porre l’accento sulla strategia del governo Petro nella lotta al narcotraffico, che non si basa unicamente sulla repressione e sull’eradicazione forzata, ma promuove attivamente lo sviluppo di economie legali e sostenibili. I programmi di sostituzione volontaria offrono ai contadini non solo sussidi, ma anche assistenza tecnica e accesso ai mercati per prodotti come il cacao e il caffè, che rappresentano un’alternativa concreta alla dipendenza dalla coca.
Questa politica, tuttavia, si scontra con la complessità del problema. La Colombia rimane uno dei maggiori produttori di cocaina al mondo e la superficie coltivata a coca ha visto in passato periodi di significativa espansione. Il successo di questi programmi dipende da molteplici fattori: la sicurezza territoriale, la costruzione di infrastrutture, la garanzia di un accesso stabile ai mercati e la capacità di offrire un reddito competitivo rispetto a quello generato dalle economie illegali.
Il caffè e il cioccolato portati a Washington provengono da regioni come il dipartimento del Cauca, aree storicamente martoriate dal conflitto armato e dal narcotraffico. Il loro sapore, quindi, non è solo quello di un prodotto di alta qualità, ma anche quello della pace e della legalità riconquistate. È un messaggio che Petro ha voluto consegnare direttamente nelle mani del leader della nazione che rappresenta il più grande mercato di consumo di droghe illecite, sottolineando la necessità di una responsabilità condivisa e di un approccio che vada oltre la semplice militarizzazione.
Un Dialogo Rialacciato tra Simboli e Pragmatismo
L’incontro, sebbene privo del consueto cerimoniale riservato ai capi di Stato, ha segnato una riapertura del dialogo fondamentale per entrambi i paesi. Al termine del colloquio, Petro ha condiviso sui social media immagini di sorrisi e strette di mano, e persino una dedica di Trump su una copia del suo libro “The Art of the Deal”: “Gustavo: Un grande onore. Amore per la Colombia”. In un altro gesto simbolico, Trump ha regalato a Petro un cappellino rosso “Make America Great Again”, che il presidente colombiano ha dichiarato di voler modificare in “Make (the) Americas Great Again”, per sottolineare l’unità del continente.
Al di là dei simboli, il vertice ha affrontato questioni concrete. Si è discusso di cooperazione nelle operazioni antidroga, con Petro che ha insistito sulla necessità di “perseguire i boss” (“go after the kingpins”) e di comprendere le ragioni socio-economiche che spingono i contadini verso le colture illecite. L’incontro ha quindi rappresentato un importante, seppur iniziale, passo verso la ricostruzione di un rapporto strategico, mettendo in luce come anche i gesti più semplici, come l’offerta di un cesto di prodotti della terra, possano veicolare messaggi diplomatici complessi e aprire la strada a un dialogo più costruttivo.
