In una significativa mossa diplomatica, l’Iran ha espresso la propria preferenza per l’Oman come sede dei prossimi e cruciali negoziati con gli Stati Uniti, scartando l’ipotesi iniziale di Istanbul, in Turchia. Secondo quanto riportato da fonti qualificate citate da Axios, Teheran non solo ha richiesto un cambio di location, ma ha anche posto come condizione un formato strettamente bilaterale per i colloqui, escludendo la partecipazione di altri Paesi. L’amministrazione statunitense del presidente Donald Trump avrebbe acconsentito alla richiesta, spianando la strada a un possibile incontro che potrebbe tenersi già venerdì 6 febbraio.
La scelta strategica dell’Oman
La decisione di Teheran di puntare sull’Oman non è casuale, ma si inserisce in una consolidata tradizione diplomatica. Il Sultanato dell’Oman ha da tempo svolto un ruolo di mediatore discreto ed efficace tra l’Iran e le potenze occidentali, in particolare gli Stati Uniti. Grazie alla sua politica estera improntata alla neutralità e al mantenimento di buoni rapporti con tutti gli attori regionali, Mascate si è guadagnata la fiducia di entrambe le parti, facilitando in passato dialoghi che hanno portato a importanti intese, come i colloqui segreti che hanno preceduto l’accordo sul nucleare del 2015. La scelta di un terreno “neutro” e “più discreto” come l’Oman, rispetto a un hub internazionale come Istanbul, potrebbe essere interpretata come una “vittoria tattica” per l’Iran. Questa mossa permetterebbe ai negoziatori iraniani di essere “meno esposti” alle pressioni di altre potenze regionali e al controllo mediatico, garantendo un maggiore controllo sull’andamento delle discussioni.
Focus sul bilaterale e agenda ristretta
Oltre al cambio di sede, la richiesta iraniana di un formato esclusivamente bilaterale è un altro punto chiave della sua strategia negoziale. Teheran intende concentrare la discussione unicamente su due temi centrali: il suo programma nucleare e la revoca delle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti. Questa posizione si scontra con la volontà dell’amministrazione americana di allargare il dialogo ad altre questioni ritenute critiche, come il programma missilistico balistico iraniano e il sostegno di Teheran a gruppi alleati nella regione. L’Iran considera il suo programma missilistico un elemento non negoziabile della propria strategia di difesa, una “linea rossa” invalicabile.
Le discussioni sono ancora in corso per definire l’eventuale partecipazione di altri Paesi arabi e a maggioranza musulmana, ma la ferma posizione iraniana per un “faccia a faccia” con Washington sembra essere il punto di partenza. Secondo alcune fonti, i colloqui potrebbero iniziare in modo indiretto per poi passare a un negoziato diretto in caso di sviluppi positivi.
Un contesto di alta tensione
Questi sviluppi diplomatici si inseriscono in un quadro di forte tensione nel Golfo Persico. Recentemente, si sono verificate schermaglie navali e l’abbattimento di un drone iraniano da parte delle forze statunitensi, episodi che hanno portato la regione sull’orlo di un’escalation militare. Nonostante l’aumento della tensione, la Casa Bianca ha confermato l’intenzione di proseguire sulla via del negoziato. Il presidente Trump ha dichiarato: “Stiamo negoziando con loro proprio in questo momento”, sottolineando la volontà di trovare una soluzione diplomatica.
La posta in gioco è altissima. Per l’amministrazione Trump si tratta del terzo tentativo di raggiungere un accordo sul nucleare con l’Iran. Per la Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei, la sfida è decidere se aprirsi a un compromesso o rischiare un nuovo scontro diretto con gli Stati Uniti. Nel frattempo, attori regionali come Israele seguono con attenzione gli sviluppi, avendo fissato come “linea rossa” invalicabile la necessità di includere nell’accordo anche una rinuncia da parte dell’Iran al suo programma di missili balistici.
Il ruolo geostrategico del Golfo Persico
La regione del Golfo Persico, con al centro lo Stretto di Hormuz, è di vitale importanza strategica per l’economia globale. Controllato da Iran e Oman, questo braccio di mare è il punto di passaggio obbligato per circa un quinto del petrolio mondiale e un terzo del gas naturale liquefatto. La stabilità di quest’area è quindi cruciale per i mercati energetici internazionali e qualsiasi escalation militare potrebbe avere ripercussioni economiche a livello globale. La scelta dell’Oman, sentinella del Golfo, come sede dei negoziati, sottolinea ulteriormente l’importanza geostrategica di questo piccolo sultanato nel delicato equilibrio mediorientale.
