Buenos Aires – La lotta all’inflazione, cavallo di battaglia e principale promessa elettorale del presidente argentino Javier Milei, si trova al centro di una nuova bufera politica e istituzionale. Il governo ha annunciato il rinvio a data da destinarsi dell’applicazione di un nuovo paniere di beni e servizi per la misurazione dell’Indice dei Prezzi al Consumo (IPC), una decisione che ha portato alle immediate e clamorose dimissioni del direttore dell’Istituto Nazionale di Statistica e Censimenti (INDEC), Marco Lavagna.

La mossa, giustificata dal Ministro dell’Economia Luis Caputo come una misura prudenziale, ha scatenato un’ondata di critiche da parte di analisti e opposizioni, che ora accusano l’esecutivo di voler “manipolare” le statistiche per presentare risultati migliori di quelli reali.

La decisione del Governo e le parole di Caputo

L’annuncio è arrivato direttamente dal ministro Caputo durante un’intervista televisiva. “Non c’è bisogno di aggiornare adesso l’indice, manterremo il paniere attuale fino a che non sarà consolidato il processo di disinflazione, non c’è una data”, ha dichiarato il titolare dell’Economia. Questa posizione, secondo quanto ammesso dallo stesso ministro, era in netto contrasto con quella del direttore dell’INDEC, Marco Lavagna, che spingeva per l’introduzione del nuovo metodo di calcolo già a partire da gennaio, come precedentemente annunciato.

Il governo sostiene che un cambio di metodologia in una fase così delicata di “disinflazione” potrebbe generare confusione e non riflettere accuratamente i progressi ottenuti. Le drastiche misure di austerità implementate dall’amministrazione Milei hanno effettivamente portato a un rallentamento della corsa dei prezzi, con l’inflazione mensile che è scesa da tassi a due cifre a meno del 3%. Tuttavia, la scelta di mantenere un sistema di misurazione obsoleto ha fatto suonare più di un campanello d’allarme.

Cos’è il “paniere” dell’inflazione e perché è cruciale aggiornarlo

Per comprendere la portata della questione, è fondamentale capire cosa sia il “paniere” dell’IPC. Si tratta di un insieme rappresentativo di beni e servizi acquistati dalle famiglie, la cui variazione di prezzo viene monitorata nel tempo per calcolare il tasso di inflazione. Questo paniere deve essere aggiornato periodicamente per riflettere i cambiamenti nelle abitudini di consumo della popolazione.

L’attuale metodologia utilizzata in Argentina risale al biennio 2004/05 ed è considerata ampiamente superata. Prodotti come sigarette, quotidiani cartacei e telefoni fissi hanno un peso significativo, mentre beni e servizi oggi centrali nella spesa delle famiglie – come smartphone, abbonamenti a piattaforme di streaming, sanità privata e istruzione – sono assenti o fortemente sottopesati. Un paniere aggiornato, basato su una rilevazione del 2017/18, era pronto per essere implementato e avrebbe dato maggior peso ai servizi (dal 33,9% al 44,8%) rispetto ai beni.

Le dimissioni di Lavagna e le accuse di manipolazione

Poche ore dopo le dichiarazioni di Caputo, è arrivata la conferma delle dimissioni di Marco Lavagna, a capo dell’INDEC dal 2019. Lavagna, economista dal profilo tecnico e figlio dell’ex ministro Roberto Lavagna, era stato confermato nel suo ruolo da Milei proprio per garantire continuità e credibilità all’istituto, promettendo di renderlo “un organismo tecnico spolitizzato”. Il suo passo indietro è stato interpretato da molti come un atto di dissenso contro un’ingerenza politica inaccettabile, volta a preservare l’autonomia e l’integrità dell’istituto statistico.

Le opposizioni e diversi economisti non hanno usato mezzi termini, parlando di “manipolazione” e di un tentativo di “abbellire” i dati sull’inflazione. Secondo i critici, il nuovo paniere, riflettendo più fedelmente i consumi reali, avrebbe probabilmente mostrato un tasso di inflazione leggermente superiore a quello attuale, “sporcando” così il principale successo rivendicato dal governo. Sebbene alcune stime indichino che la differenza sarebbe solo di qualche decimale, il danno d’immagine e di credibilità per l’Argentina potrebbe essere ben più grave del piccolo vantaggio statistico ottenuto.

Un contesto economico complesso

La decisione del governo si inserisce in un contesto di profondi sacrifici per la popolazione argentina. Le politiche di austerità, se da un lato hanno frenato l’iperinflazione ereditata dalla precedente gestione (passata dal 211% del 2023 a proiezioni nettamente inferiori), dall’altro hanno provocato una grave recessione e un aumento della povertà, che secondo alcune stime supera il 50% della popolazione. In questo scenario, presentare dati sull’inflazione il più favorevoli possibile diventa politicamente cruciale per l’esecutivo, specialmente in vista delle elezioni di medio termine.

Questa vicenda riaccende inoltre i fantasmi del passato, quando durante i governi Kirchner l’INDEC fu accusato di aver pubblicato per anni dati sull’inflazione palesemente falsi, minando la credibilità internazionale del paese. Sebbene la situazione attuale sia diversa – non si parla di falsificare i numeri, ma di scegliere la metodologia di calcolo più conveniente – il segnale inviato ai mercati e alle istituzioni internazionali non è rassicurante.

Di atlante

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