Torino è stata teatro di una giornata di altissima tensione, culminata in una vera e propria guerriglia urbana. Una manifestazione indetta a sostegno dello storico centro sociale Askatasuna, sgomberato nelle scorse settimane, si è trasformata in un violento fronte di scontro tra un gruppo di manifestanti e le forze dell’ordine. Il bilancio è pesante: oltre cento feriti tra gli agenti, tre arresti, ventiquattro persone denunciate e danni ingenti in tutto il quartiere Vanchiglia.
La dinamica degli scontri
Il corteo, a cui avevano aderito pacificamente migliaia di persone, tra cui sindacati di base, militanti da tutta Italia e il noto fumettista Zerocalcare, ha visto una drammatica escalation di violenza nel tardo pomeriggio. Giunti in prossimità di Corso Regina Margherita, dove al civico 47 si trova la sede storica di Askatasuna, una frangia composta da alcune centinaia di individui, descritti come appartenenti a gruppi autonomi e anarchici, ha deviato dal percorso concordato. Molti di loro avevano il volto coperto da caschi e maschere e, secondo le ricostruzioni, avrebbero atteso deliberatamente il calar del buio per rendere più difficile la loro identificazione.
A quel punto, è iniziato un fitto lancio di oggetti contro il cordone di polizia schierato a protezione dell’area: bombe carta, razzi, fuochi pirotecnici, pietre e bottiglie. Le forze dell’ordine hanno risposto con cariche di alleggerimento, l’uso di gas lacrimogeni e idranti per disperdere la folla. Gli scontri si sono protratti per circa un’ora e mezza, estendendosi anche ad aree limitrofe come la zona del campus universitario Einaudi. Durante i disordini sono stati incendiati numerosi cassonetti dei rifiuti e persino un’autoblindo della polizia è stata data alle fiamme.
L’aggressione all’agente e il bilancio dei feriti
L’episodio più grave e sconcertante della giornata è stata la brutale aggressione a un agente di polizia di 29 anni. In un video circolato rapidamente online, si vede il poliziotto, rimasto isolato, venire circondato da un gruppo di manifestanti che lo colpiscono ripetutamente con calci, pugni e persino un martello mentre è a terra. L’agente, che ha perso il casco durante il pestaggio, è stato poi ricoverato in ospedale e dimesso con una prognosi di 20 giorni. Anche un suo collega, intervenuto per difenderlo, è rimasto ferito. Complessivamente, secondo fonti della questura, sono oltre cento i membri delle forze dell’ordine rimasti contusi (96 poliziotti, 7 finanzieri e 5 carabinieri).
Le indagini, basate sull’analisi dei filmati, hanno già portato a tre arresti in flagranza differita e a diverse denunce. Tra gli arrestati figura un giovane di 22 anni, incensurato, accusato di concorso in lesioni personali a pubblico ufficiale, violenza e rapina in concorso, per aver sottratto all’agente parte dell’equipaggiamento.
Il contesto: la storia di Askatasuna
Per comprendere la radice di tale tensione, è necessario fare un passo indietro. Askatasuna (che in basco significa “libertà”) ha occupato dal 1996 lo stabile di Corso Regina Margherita 47, un edificio del 1880 ex sede dell’Opera Pia Reynero e di proprietà del Comune. Per quasi trent’anni, è stato un punto di riferimento per l’area dell’Autonomia Contropotere, promuovendo iniziative culturali, sociali e politiche, spesso in stretto contatto con il quartiere Vanchiglia.
Tuttavia, il centro sociale ha sempre avuto una “doppia anima”: una legata alle attività sociali e solidali, l’altra più “arrabbiata” e protagonista di momenti di forte protesta, come quelle legate al movimento No Tav. Nel gennaio 2024, l’amministrazione comunale aveva avviato un percorso per la regolarizzazione dello spazio attraverso un “patto di collaborazione”, riconoscendolo come “bene comune” da co-gestire. Questo processo si è bruscamente interrotto con lo sgombero, ordinato dal Ministero dell’Interno a metà dicembre 2025, a seguito di disordini e atti vandalici. La manifestazione di sabato è stata la più grande mobilitazione organizzata proprio per protestare contro questa decisione.
Le reazioni della politica
La violenza di Torino ha suscitato una condanna unanime da parte del mondo politico. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha dichiarato: “Questi non sono dissenso né protesta: sono aggressioni violente con l’obiettivo di colpire lo Stato e chi lo rappresenta”. Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha ricevuto la telefonata del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e in un’informativa alla Camera ha sottolineato come il lavoro delle forze dell’ordine abbia evitato danni ancora più gravi, annunciando allo stesso tempo lo studio di nuove misure di prevenzione. Solidarietà bipartisan è stata espressa all’agente ferito da tutte le forze politiche, che hanno condannato senza mezzi termini l’accaduto come un atto criminale che nulla ha a che vedere con il diritto a manifestare.
