Una complessa operazione di polizia internazionale ha portato a una svolta decisiva nelle indagini sul sequestro di persona a scopo di estorsione del 46enne cinese Yang Yixian, avvenuto a Prato tra il 30 novembre e il 5 dicembre scorsi. Nella tarda serata del 29 gennaio, le forze dell’ordine bulgare, in stretta collaborazione con i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Prato, hanno arrestato a Pernik, in Bulgaria, un uomo di 50 anni di nazionalità bulgara, ritenuto uno degli esecutori materiali del rapimento. L’arresto è stato eseguito in virtù di un mandato di arresto europeo emesso dalla magistratura italiana.
La dinamica del sequestro e le indagini
I fatti risalgono all’alba del 30 novembre, quando Yang Yixian, residente a Empoli, fu prelevato all’uscita di un locale karaoke in via Roubaix a Prato. I rapitori, secondo le ricostruzioni, si spacciarono per agenti di polizia, convincendo la vittima a seguirli con il pretesto di un controllo. Da quel momento, per cinque lunghi giorni, dell’uomo si persero le tracce, fino al suo rilascio avvenuto il 5 dicembre nella zona di piazza Mercatale, in evidente stato confusionale.
Le indagini, immediatamente avviate dai Carabinieri di Prato e successivamente coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Firenze, si sono rivelate fin da subito complesse. Nonostante un iniziale ritiro della denuncia da parte dei familiari della vittima, la Procura fiorentina ha proseguito d’ufficio, ipotizzando il reato di sequestro di persona a scopo di estorsione. Un primo, importante risultato investigativo era già stato raggiunto a metà dicembre con l’arresto di due cittadini cinesi, Wang En Bao di 39 anni e Zheng Shuai di 41, identificati come i presunti carcerieri che tennero prigioniero Yixian in uno scantinato nella zona di via Curtatone. A incastrarli furono le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona del rilascio.
La caccia all’uomo e l’arresto in Bulgaria
L’attenzione degli inquirenti si è poi concentrata sull’identificazione degli autori materiali del rapimento. Grazie a un meticoloso lavoro di analisi dei filmati di sorveglianza e alla ricostruzione degli spostamenti, i Carabinieri sono riusciti a risalire al 50enne bulgaro. È emerso che l’uomo era entrato in Italia il 26 novembre, pochi giorni prima del sequestro, per poi lasciare rapidamente il Paese subito dopo aver compiuto l’atto criminale. L’Audi A6 utilizzata per il rapimento, intestata al sospettato, è stata tracciata dal suo ingresso in Italia al porto di Brindisi fino a Prato e, poche ore dopo il sequestro, al confine di Trieste in uscita dal territorio nazionale.
La cattura è stata resa possibile, come sottolineato dalla procuratrice distrettuale antimafia di Firenze, Rosa Volpe, dalla sinergia e dalla fattiva collaborazione tra le autorità italiane e quelle bulgare. Il personale del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Prato ha coordinato le operazioni tramite l’ufficio dell’esperto per la sicurezza dell’ambasciata italiana a Sofia, attivando la Polizia Nazionale e la Polizia di Frontiera bulgare. L’uomo è stato localizzato in una delle sue abitazioni nella città di Pernik e tratto in arresto. Attualmente si trova in stato di detenzione in attesa che vengano completate le procedure per la sua estradizione in Italia, dove dovrà rispondere della pesante accusa di sequestro di persona a fini estorsivi.
Il movente e gli sviluppi futuri
Sebbene uno degli esecutori materiali sia stato assicurato alla giustizia, le indagini sono tutt’altro che concluse. Restano ancora da identificare il secondo uomo che avrebbe partecipato al rapimento e, soprattutto, i mandanti dell’operazione criminale. La pista principale seguita dagli investigatori è quella di un sequestro lampo finalizzato a un’estorsione economica. Si parla del pagamento di un ingente riscatto, quantificato in circa mezzo milione di euro, che sarebbe stato versato in criptovaluta per renderne più difficile la tracciabilità. Secondo alcune fonti, inoltre, la vittima, Yang Yixian, sarebbe nota alle autorità cinesi per un presunto coinvolgimento in un giro di scommesse clandestine, un dettaglio che potrebbe aprire ulteriori scenari sul movente del sequestro.
La Procura e i Carabinieri sono ora al lavoro per ricostruire l’intera rete criminale, che appare avere una chiara connotazione transnazionale, con una manovalanza straniera ingaggiata per l’esecuzione materiale e una regia presumibilmente legata ad ambienti della criminalità cinese. L’arresto in Bulgaria rappresenta un tassello fondamentale, ma la parola fine su questa intricata vicenda è ancora lontana.
