Il tempo, nel suo scorrere inesorabile, a volte crea delle anse inaspettate, momenti in cui il passato riaffiora con la forza di un’onda. È esattamente ciò che è accaduto a Robbie Williams, icona pop britannica, che si è ritrovato protagonista di un cortocircuito temporale tanto affascinante quanto emblematico della nostra era digitale. In un video diventato virale, condiviso dalla moglie Ayda Field, il cantante, oggi 51enne, ha provato a comporre un numero di telefono che gli era stato offerto da un’ammiratrice più di trent’anni fa, durante l’apice della “Take That-mania”.
La scena si svolge in un contesto intimo e rilassato: Robbie è a letto, intento a guardare il nuovo documentario Netflix a lui dedicato, un’opera in quattro parti che ripercorre la sua straordinaria carriera, dagli esordi con la boyband fino ai successi planetari da solista, passando per le inevitabili cadute e le trionfali rinascite. È in questo flusso di ricordi che riemerge una sequenza degli anni ’90: una giovane fan, con l’entusiasmo tipico dell’adolescenza, urla alla telecamera il proprio numero di telefono, implorando il suo idolo, allora poco più che ventenne, di chiamarla “in qualsiasi momento”.
Il tentativo di chiamata: un dialogo impossibile con il passato
Spinto da un misto di curiosità e divertimento, il Robbie Williams di oggi, padre di famiglia e artista maturo, decide di accettare quell’invito a tre decenni di distanza. Afferra il suo smartphone, legge ad alta voce le cifre pronunciate dalla ragazza nel vecchio filmato e avvia la chiamata. L’esito, tuttavia, è quello che la logica imporrebbe: una voce automatica dell’operatore telefonico sentenzia laconica: “Il numero non è riconosciuto“. Una conclusione prevedibile, data l’assenza di un prefisso e le naturali evoluzioni della tecnologia e della vita di ognuno, ma che non toglie nulla alla poesia del gesto.
Questo piccolo esperimento, quasi un gioco, racchiude in sé una profonda riflessione sul rapporto tra celebrità e fan, sulla persistenza della memoria nell’era digitale e sulla natura effimera delle connessioni. Quel numero, un tempo speranza di un contatto sognato, è oggi un relitto archeologico di un’epoca analogica, un promemoria di come la tecnologia abbia rimodellato le nostre interazioni.
Un presente da record: Williams supera i Beatles
Mentre il passato bussa alla porta con la voce di una fan lontana, il presente di Robbie Williams è più radioso che mai. L’artista sta vivendo una seconda giovinezza professionale, culminata in un traguardo storico che lo iscrive definitivamente nell’olimpo della musica britannica. Con il suo ultimo album, intitolato “Britpop”, Williams ha conquistato per la sedicesima volta la vetta della classifica degli album più venduti nel Regno Unito.
Questo successo gli ha permesso di superare un record che apparteneva a una leggenda assoluta: i Beatles. Williams è ora l’artista solista con il maggior numero di album al primo posto nella storia delle classifiche britanniche, un’impresa che testimonia non solo la sua longevità artistica, ma anche la sua incredibile capacità di evolversi e di mantenere un legame indissolubile con il proprio pubblico. Il suo percorso, iniziato nel 1997 con l’album d’esordio “Life Thru A Lens”, è costellato di successi che hanno definito un’epoca, da “Angels” a “Millennium”, fino alle hit più recenti.
Il documentario Netflix: uno sguardo senza filtri
Il documentario che ha innescato questo viaggio nel tempo è un’immersione profonda e senza filtri nella vita di una delle popstar più complesse e amate degli ultimi decenni. La serie, come già accaduto per altre prodotte da Netflix, non si limita a celebrare i successi, ma esplora con onestà le fragilità, le lotte contro la dipendenza e la pressione psicologica derivante da una fama esplosa in giovanissima età. Attraverso filmati d’archivio inediti e riflessioni attuali, emerge il ritratto di un uomo che ha dovuto combattere per trovare un equilibrio tra il personaggio pubblico e la persona privata.
La storia di Robbie Williams, raccontata in queste puntate, è anche la cronaca di un’epoca musicale, quella degli anni ’90, dominata dalle boyband e da una cultura pop vibrante e in continua trasformazione. La sua uscita dai Take That nel 1995 fu uno shock per milioni di fan, ma segnò l’inizio di una carriera solista che, come dimostrano i recenti record, ha superato ogni più rosea aspettativa.
In definitiva, il tentativo di Robbie Williams di chiamare una sua vecchia ammiratrice è molto più di una semplice notizia di colore. È una metafora potente del nostro tempo: un ponte gettato tra l’era analogica dei numeri di telefono scritti su un diario e quella digitale degli archivi video accessibili con un click, tra la nostalgia per ciò che è stato e la celebrazione di un presente ricco di successi e consapevolezza.
