PALERMO – Un richiamo forte alla correttezza storica e istituzionale arriva da Palermo, nel cuore del dibattito sulla giustizia in Italia. Durante la solenne cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2026, il presidente della Corte d’Appello, Matteo Frasca, ha pronunciato una relazione incisiva, puntando il dito contro l’uso “strumentale” del nome di Giovanni Falcone nella campagna referendaria sulla riforma della giustizia, in particolare sul tema della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.

Le parole di Frasca, accolte dagli applausi dei presenti nell’aula magna del Palazzo di Giustizia, hanno messo in luce una profonda preoccupazione per la qualità del confronto pubblico su una riforma costituzionale di tale portata. “Nel dibattito sul referendum di riforma della Giustizia si utilizza strumentalmente il nome di Giovanni Falcone”, ha dichiarato il presidente, precisando la reale posizione del magistrato simbolo della lotta alla mafia.

La vera posizione di Giovanni Falcone

Secondo il presidente Frasca, a Giovanni Falcone viene attribuita “con disinvoltura” una posizione nettamente favorevole alla separazione delle carriere che, in realtà, non corrisponde al suo pensiero complesso e articolato. Falcone, ha spiegato Frasca, “aveva posto il tema della separazione tra quelli di rilievo nel quadro della diversa professionalità richiesta alla magistratura requirente dal nuovo codice di procedura penale”. Tuttavia, “contrariamente a quanto attribuitogli con disinvoltura dai sostenitori della riforma, egli non ne fosse stato apodittico sostenitore, ma l’avesse posta all’attenzione degli addetti ai lavori come argomento sul quale confrontarsi”. Un tema di riflessione tecnica, dunque, e non una bandiera ideologica da sventolare.

Frasca ha inoltre sottolineato come Falcone considerasse questo argomento alla stregua di altri nodi cruciali del sistema giudiziario, come “quello altrettanto spinoso dell’obbligatorietà dell’azione penale”. Il presidente della Corte d’Appello ha anche evidenziato un’altra significativa omissione nel dibattito attuale: “Al tempo stesso non si fa neppure menzione del fatto che Paolo Borsellino […] aveva espresso in modo chiaro e netto la propria contrarietà alla separazione delle carriere”, definendola una “mortificazione dei magistrati del Pubblico Ministero”. Un’ulteriore decontestualizzazione storica, secondo Frasca, riguarda l’inserimento di Giacomo Matteotti tra i “Padri spirituali” della separazione.

Una critica alla Riforma e al dibattito pubblico

L’intervento di Matteo Frasca non si è limitato alla figura di Falcone, ma ha abbracciato una critica più ampia alla riforma della giustizia, definita come una misura che non migliora il sistema ma lo “piega alle esigenze dell’esecutivo”. Secondo il magistrato, la separazione delle carriere indebolirebbe i diritti dei cittadini, rendendoli “più deboli e meno ‘uguali’ nei confronti del Potere”, e altererebbe il delicato equilibrio tra i poteri dello Stato.

Il presidente ha elencato una serie di problemi reali della giustizia italiana che la riforma non affronterebbe: dalla revisione delle circoscrizioni giudiziarie agli errori giudiziari, dal “panpenalismo dilagante” all’edilizia giudiziaria fatiscente e al sovraffollamento carcerario. “Di tutto questo il Paese avrebbe bisogno e non già di indebolire la capacità di tutela dei diritti che spetta alla Magistratura”, ha affermato Frasca.

Il dibattito sulla riforma è stato descritto come “avvelenato” e caratterizzato da una “strumentale attività di disinformazione”, con una “ricerca frenetica di sponsor illustri, formulazione di slogan tanto suggestivi quanto infondati”. Un clima che, secondo il presidente, inquina il confronto democratico su temi tecnici e complessi.

Il contesto della riforma e del referendum

La cosiddetta “riforma Nordio” ha concluso il suo iter parlamentare ed è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025. Non avendo raggiunto la maggioranza qualificata dei due terzi, sarà sottoposta a referendum confermativo, che si terrà il 22 e 23 marzo 2026. I cittadini saranno chiamati a confermare o respingere le modifiche a sette articoli della Costituzione.

I punti principali della riforma includono:

  • Separazione delle carriere: Istituzione di percorsi professionali distinti per giudici (magistratura giudicante) e pubblici ministeri (magistratura requirente).
  • Due Consigli Superiori della Magistratura: Creazione di due distinti organi di autogoverno, uno per i giudici e uno per i PM, in sostituzione dell’attuale CSM unico.
  • Sorteggio per i componenti: Introduzione del sorteggio come metodo di selezione dei membri dei due CSM, con l’obiettivo di ridurre il ruolo delle correnti interne alla magistratura.
  • Alta Corte disciplinare: Istituzione di un nuovo organo di rango costituzionale per i procedimenti disciplinari a carico dei magistrati.

Mentre si svolgeva la cerimonia a Palermo, all’esterno del Palazzo di Giustizia era in corso un presidio del comitato per il “no” al referendum, a testimonianza della forte polarizzazione del dibattito.

Di veritas

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