Un’ondata di vendite ha travolto le principali borse dell’area Asia-Pacifico, in una seduta caratterizzata da una profonda avversione al rischio da parte degli investitori. Al centro della tempesta si trova il settore dei semiconduttori, penalizzato dai crescenti timori di una possibile riduzione degli investimenti globali nel campo dell’intelligenza artificiale (IA), un comparto che ha finora trainato i rialzi tecnologici. A questo si aggiungono la debolezza delle materie prime e una serie di bilanci aziendali che non hanno scaldato il cuore del mercato.
L’epicentro del sisma: semiconduttori e dubbi sull’IA
Il settore tecnologico, e in particolare quello dei chip, è stato il più colpito. A Tokyo, titoli di peso come Lasertec (-13,96%), Disco (-5,88%) e Renesas (-4,76%) hanno registrato pesanti scivoloni. Questa flessione è sintomatica di un nervosismo diffuso: dopo una lunga corsa al rialzo, alimentata dall’entusiasmo per le potenzialità dell’IA, gli investitori ora si interrogano sulla sostenibilità delle attuali valutazioni e sulla reale capacità di monetizzazione nel breve-medio termine. Notizie riguardanti una presunta frenata nei piani di investimento di colossi come Nvidia in progetti legati all’IA hanno ulteriormente alimentato la cautela. Il timore è che si stia sgonfiando una bolla speculativa, portando a una correzione generalizzata dei titoli che più hanno beneficiato del boom dell’intelligenza artificiale.
Un panorama a tinte rosse: l’andamento delle borse
La debolezza è stata diffusa in tutta la regione, con perdite significative per i principali indici azionari:
- La borsa di Tokyo ha visto l’indice Nikkei 225 cedere l’1,25%, zavorrato proprio dai produttori di chip. In controtendenza, il settore automobilistico ha mostrato una certa resilienza, con Toyota (+0,88%) e Honda (+0,42%) che hanno chiuso in territorio positivo.
- La Cina ha subito perdite ancora più marcate, con l’indice di Shanghai che ha lasciato sul terreno il 2,48%, mentre Hong Kong ha segnato un -2,66%.
- Performance estremamente negativa per Seul, che ha registrato un crollo del 5,26%, il peggiore della regione, riflettendo la forte esposizione della sua economia al settore tecnologico.
- Anche Taiwan (-1,37%) e Sidney (-1,02%) hanno chiuso in netto ribasso.
Tra i pochi segni positivi, si segnala la borsa di Mumbai, che ha mostrato una certa tenuta con un rialzo dello 0,53%.
Materie prime in caduta libera e mercati occidentali in allerta
Il sentiment negativo non si è limitato all’azionario. Anche il mercato delle materie prime ha vissuto una giornata difficile. Il petrolio di tipo WTI è sceso del 5,09% a 61,86 dollari al barile, mentre il gas naturale ha subito un crollo del 13,45% a 34 euro al MWh. Forti vendite anche sui metalli preziosi, tradizionalmente considerati beni rifugio: l’oro ha perso il 10,04% a 4.602,32 dollari l’oncia e l’argento è crollato del 23,73% a 76,98 dollari l’oncia, segnando una delle peggiori performance giornaliere degli ultimi decenni.
Le onde d’urto si sono propagate verso l’Occidente, con i future sui principali indici europei e di Wall Street che preannunciano un’apertura in territorio negativo. Gli occhi degli operatori sono ora puntati sui prossimi dati macroeconomici, in particolare sugli indici PMI manifatturieri di Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti, e sugli indici ISM americani, che forniranno indicazioni cruciali sullo stato di salute dell’economia globale. Un dato positivo sulle vendite al dettaglio in Germania, superiore alle attese, non è stato sufficiente a invertire la rotta del pessimismo.
Focus su valute e obbligazioni
Sul mercato valutario, il dollaro si è mostrato debole nei confronti dell’euro, scambiando a 84,33 centesimi di euro. La divisa americana si è indebolita anche contro lo yen (154,79) e la sterlina (73,07 penny).
Per quanto riguarda il mercato obbligazionario europeo, il differenziale di rendimento tra i BTP italiani a 10 anni e i Bund tedeschi (lo spread) si è assestato a 62,2 punti base. Si è registrato un aumento dei rendimenti, con il tasso annuo del BTP italiano in crescita di 1 punto base al 3,46% e quello del Bund tedesco in aumento di 0,2 punti al 2,84%, segnale di una maggiore percezione del rischio da parte degli investitori.
