CAPE CANAVERAL, FLORIDA – Il grande sogno di rivedere l’umanità in viaggio verso la Luna subisce una battuta d’arresto, seppur calcolata. La NASA ha annunciato ufficialmente il rinvio del lancio della missione Artemis II, inizialmente previsto nella finestra tra l’8 e l’11 febbraio, posticipandolo a non prima di marzo. La decisione, sofferta ma improntata alla massima sicurezza, è maturata al termine del cosiddetto “wet dress rehearsal”, la prova generale di lancio, durante la quale sono emerse alcune criticità tecniche che richiedono ulteriori analisi e approfondimenti.
Il “Wet Dress Rehearsal”: un test cruciale
Il “wet dress rehearsal” (letteralmente “prova generale bagnata”) è un passo fondamentale e imprescindibile nella preparazione di ogni missione spaziale. Si tratta di una simulazione completa e meticolosa di tutte le procedure previste nel giorno del lancio, ad eccezione dell’accensione dei motori. Per circa 49 ore, il colossale razzo Space Launch System (SLS) e la capsula Orion, posizionati sulla storica rampa di lancio 39B del Kennedy Space Center in Florida, sono stati i protagonisti di un complesso balletto tecnologico. Gli ingegneri hanno caricato gli oltre 2,6 milioni di litri di propellente criogenico (idrogeno e ossigeno liquidi) nei serbatoi del razzo, hanno testato i sistemi di terra e di bordo e hanno simulato l’intero conto alla rovescia.
Questo test permette di verificare l’integrazione di tutti i sistemi, dalla telemetria alla meccanica dei fluidi, e di addestrare il team di controllo a gestire eventuali imprevisti in un ambiente quasi reale. È un’analisi ai raggi X dello stato di salute del vettore e della navicella, un esame che non ammette incertezze quando in gioco c’è la vita di un equipaggio.
La perdita di idrogeno che ha fermato il cronometro
Nonostante gran parte delle operazioni si siano svolte con successo, inclusa la piena alimentazione di entrambi gli stadi del razzo SLS, un problema ha costretto i team a un’interruzione. Durante le fasi finali del countdown, è stata rilevata una perdita di idrogeno liquido a livello dell’interfaccia dell’umbilical del “tail service mast”, la struttura che collega il razzo alla torre di lancio per il rifornimento. Un picco nel tasso di perdita ha fatto scattare un’interruzione automatica del sequenziatore di lancio quando il cronometro segnava circa T-5 minuti.
Gli ingegneri hanno tentato di risolvere il problema, riscaldando l’interfaccia per permettere alle guarnizioni di riassestarsi e regolando il flusso del propellente. Sebbene queste manovre abbiano permesso di completare il riempimento dei serbatoi, la criticità non è stata risolta in modo definitivo, portando la NASA alla prudente decisione di rinviare. Vale la pena notare che un problema analogo si era già verificato durante i test della missione Artemis I, evidenziando la natura complessa e delicata della gestione dell’idrogeno liquido, l’elemento più leggero dell’universo, ma anche estremamente volatile e difficile da contenere a temperature criogeniche.
L’equipaggio e le conseguenze del rinvio
Questo slittamento ha un impatto diretto anche sull’equipaggio di Artemis II, il primo a volare sulla capsula Orion. I quattro astronauti – gli americani Reid Wiseman (comandante), Victor Glover (pilota) e Christina Koch (specialista di missione), insieme al canadese Jeremy Hansen (specialista di missione) dell’Agenzia Spaziale Canadese (CSA) – si trovavano già in quarantena presso il Johnson Space Center di Houston dal 21 gennaio. A seguito del rinvio, la quarantena è stata interrotta. Gli astronauti non si recheranno al Kennedy Space Center come previsto, ma attenderanno la definizione di una nuova data di lancio, per poi riprendere l’isolamento circa due settimane prima del nuovo tentativo.
La missione Artemis II ha un’importanza storica: dopo oltre mezzo secolo dalla fine del programma Apollo, riporterà gli esseri umani in orbita attorno alla Luna. Il volo, della durata di circa dieci giorni, servirà a testare tutti i sistemi di supporto vitale e le capacità della navicella Orion nello spazio profondo, in preparazione per la futura missione Artemis III, che prevede l’allunaggio di un equipaggio sulla superficie lunare.
I prossimi passi: analisi e nuove finestre di lancio
Nelle prossime settimane, i team della NASA analizzeranno in modo approfondito l’enorme mole di dati raccolti durante il “wet dress rehearsal” per identificare la causa esatta della perdita e implementare le necessarie contromisure. Non è escluso che possa essere condotta una seconda prova generale per validare le correzioni. La sicurezza rimane la priorità assoluta per l’agenzia spaziale, specialmente trattandosi della prima missione con equipaggio del nuovo programma lunare.
Le prossime finestre di lancio utili si aprono a marzo, presumibilmente tra il 6 e l’11 del mese, e successivamente ad aprile. Il rinvio di Artemis II potrebbe avere anche un effetto a catena sul calendario dei lanci, liberando risorse per altre missioni, come la Crew-12 verso la Stazione Spaziale Internazionale. Il mondo resta con il fiato sospeso, in attesa di vedere il razzo più potente mai costruito solcare i cieli per scrivere un nuovo, entusiasmante capitolo dell’esplorazione spaziale.
