CAPE CANAVERAL, FLORIDA – L’atteso ritorno dell’umanità verso la Luna subisce un nuovo stop. La prova generale per il lancio della missione Artemis II, nota come “wet dress rehearsal”, è stata interrotta bruscamente presso il Launch Complex 39B del Kennedy Space Center. Una perdita di idrogeno liquido, rilevata per ben due volte durante le operazioni di caricamento del propellente nel colossale razzo Space Launch System (SLS), ha costretto i team della NASA a fermare il countdown quando mancavano solo 5 minuti e 15 secondi alla simulazione di accensione dei motori. Questo imprevisto getta un’ombra sulla tabella di marcia, con la data di lancio, precedentemente ipotizzata per il 6 febbraio, che ora slitta ad non prima dell’8 febbraio 2026.

La Prova del Nove: il “Wet Dress Rehearsal”

Il wet dress rehearsal rappresenta l’ultimo grande ostacolo prima del lancio effettivo e, come suggerisce il nome, è una simulazione completa di tutte le procedure che avvengono il giorno del lancio, inclusa la più critica: il caricamento di circa 2,65 milioni di litri di propellente criogenico (idrogeno e ossigeno liquidi) nei serbatoi del razzo SLS. L’obiettivo è testare l’hardware e il software del sistema di lancio, le procedure del team a terra e la risposta del veicolo a tutte le fasi del countdown, fino agli ultimi istanti prima della partenza. Durante questo test, il conto alla rovescia viene deliberatamente interrotto e ripreso più volte per verificare la capacità dei team di gestire eventuali anomalie.

Le operazioni erano iniziate regolarmente, con il countdown che procedeva come da programma. I tecnici avevano anche completato con successo la configurazione del razzo SLS e della capsula Orion con azoto gassoso, una procedura fondamentale per mitigare i rischi di incendio, sostituendo l’aria (che contiene ossigeno, un potente comburente) con un gas inerte. Tuttavia, durante la fase di riempimento rapido del serbatoio di idrogeno liquido dello stadio centrale, i sensori hanno rilevato una concentrazione del gas superiore ai limiti di sicurezza consentiti all’interfaccia dell’ombelicale di servizio di coda, costringendo a un primo stop. Nonostante un tentativo di riprendere le operazioni, la perdita si è ripresentata, portando alla decisione finale di interrompere il test e di svuotare i serbatoi per mettere in sicurezza il razzo.

Le Sfide dell’Idrogeno e Altri Intoppi Tecnici

La gestione dell’idrogeno liquido è notoriamente complessa. Essendo la molecola più piccola esistente, tende a infiltrarsi anche nelle più minuscole imperfezioni delle guarnizioni e delle connessioni, soprattutto a temperature criogeniche. Questo problema non è nuovo per la NASA e ha afflitto anche il programma Space Shuttle. Gli ingegneri sono ora al lavoro per analizzare i dati e determinare la causa esatta della perdita per procedere con le necessarie riparazioni.

Oltre alla perdita di idrogeno, nei giorni precedenti erano emerse altre piccole criticità durante le fasi di preparazione. Tra queste, un malfunzionamento del cestello di emergenza, utilizzato per evacuare rapidamente l’equipaggio e il personale dalla piattaforma di lancio, che si era bloccato richiedendo un intervento di regolazione dei freni. Inoltre, campioni prelevati dal sistema di acqua potabile della capsula Orion avevano mostrato livelli di carbonio organico più alti del previsto, un potenziale indicatore di contaminazione che ha richiesto ulteriori analisi.

Un’altra questione che ha generato dibattito riguarda lo scudo termico della capsula Orion. Dopo la missione Artemis I, si era notato un’usura maggiore del previsto del materiale ablativo. Sebbene la NASA, dopo approfondite analisi, abbia confermato la sicurezza dello scudo per la missione con equipaggio, modificando leggermente il profilo di rientro per ridurre le sollecitazioni, la questione rimane un punto di attenzione per la sicurezza della missione.

L’Equipaggio e il Futuro della Missione

Mentre i tecnici a terra affrontano queste sfide, i quattro astronauti designati per la storica missione – il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, e gli specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen dell’Agenzia Spaziale Canadese – si trovano in quarantena pre-lancio. Artemis II sarà la prima missione a riportare esseri umani in orbita attorno alla Luna dopo oltre 50 anni, dall’ultima missione Apollo del 1972. Il volo, della durata di circa 10 giorni, non prevede un allunaggio ma un sorvolo del nostro satellite, aprendo la strada alle future missioni del programma Artemis che mirano a stabilire una presenza umana sostenibile sulla superficie lunare e, in prospettiva, a raggiungere Marte.

La NASA non ha ancora annunciato una nuova data precisa per il lancio, limitandosi a indicare che non avverrà prima dell’8 febbraio. La decisione finale dipenderà dall’esito dell’analisi dei dati del test interrotto e dalla risoluzione delle problematiche tecniche. Il mondo resta con il fiato sospeso, in attesa di vedere il più potente razzo mai costruito spiccare finalmente il volo, portando con sé le speranze e le ambizioni di una nuova era di esplorazione spaziale.

Di davinci

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