TORINO – Una scia di violenza che lascia il segno sulla città e scuote le fondamenta del dibattito politico nazionale. A seguito dei gravissimi scontri avvenuti a Torino durante la manifestazione contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si è recata questa mattina in visita privata all’ospedale Le Molinette per portare la solidarietà del Governo e dell’intera Nazione agli agenti delle forze dell’ordine rimasti feriti. Una visita dal forte valore simbolico, che precede una stretta annunciata in materia di ordine pubblico.
La visita in ospedale e le parole della Premier
La Premier ha incontrato personalmente due degli agenti ricoverati, Alessandro Calista di 29 anni e Lorenzo di 28. Attraverso i suoi canali social, ha descritto un quadro allarmante della violenza subita dalle forze dell’ordine: “Contro di loro martelli, molotov, bombe carta ripiene di chiodi, pietre lanciate con le catapulte, oggetti contundenti di ogni genere e jammer per impedire alla polizia di comunicare”. Parole dure e inequivocabili quelle della Presidente Meloni, che ha definito gli aggressori “criminali organizzati” e le loro azioni non come semplici scontri, ma come “tentato omicidio”. “Quando si colpisce qualcuno a martellate, lo si fa sapendo che le conseguenze possono essere molto, molto gravi”, ha sottolineato, riportando anche la testimonianza di un agente: “Erano lì per farci fuori”.
La visita è stata un’occasione per ribadire il pieno sostegno a tutti gli appartenenti alle Forze dell’ordine coinvolti, estendendo un messaggio di vicinanza a nome di tutta l’Italia. Anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso la sua solidarietà, telefonando al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per trasmettere la sua vicinanza all’agente aggredito e a tutti i feriti.
Il bilancio della guerriglia urbana
La giornata di ieri ha trasformato alcune aree di Torino in un teatro di guerriglia urbana. Il bilancio finale degli scontri è pesante: sono oltre cento i feriti tra le forze dell’ordine. Nel dettaglio, si contano 96 poliziotti, 7 militari della Guardia di Finanza e 5 Carabinieri. Molti di loro hanno riportato contusioni e ferite, e alcuni sono ancora sotto osservazione in diversi ospedali della città. L’agente Alessandro Calista, del Reparto Mobile di Padova, è stato brutalmente aggredito a calci, pugni e martellate, come documentato da alcuni video diffusi online. Le operazioni di polizia hanno portato ad almeno due arresti e a diverse denunce a piede libero.
Vertice di Governo e nuovo Decreto Sicurezza
In risposta alla gravità degli eventi, la Premier Meloni ha annunciato la convocazione di una riunione di governo per la mattinata di domani. Sul tavolo, un’analisi approfondita delle minacce all’ordine pubblico e la valutazione di nuove norme da inserire nel decreto sicurezza. “Faremo quello che serve per ripristinare le regole in questa Nazione”, ha dichiarato con fermezza la Presidente del Consiglio. L’obiettivo del Governo è quello di fornire una risposta ferma e decisa a episodi di violenza che minano la sicurezza e la convivenza civile. Si profila, dunque, una stretta normativa per contrastare più efficacemente questo tipo di manifestazioni violente.
La Premier ha inoltre lanciato un appello alla magistratura, chiedendo di valutare questi episodi “per quello che sono, senza esitazioni, applicando le norme che già ci sono”. Ha poi aggiunto una riflessione critica: “Se i poliziotti avessero reagito agli aggressori sarebbero già iscritti nel registro degli indagati, e probabilmente ci sarebbe qualche misura cautelare a loro carico. Ma se non riusciamo a difendere chi ci difende, non esiste lo Stato di diritto”.
Anche il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha usato parole forti, definendo gli aggressori “bande armate” da combattere “uniti, come sono state combattute le Brigate Rosse”, e non come “compagni che sbagliano”.
La giornata di domani sarà quindi cruciale per comprendere quali saranno le prossime mosse dell’esecutivo per garantire la sicurezza e l’ordine pubblico nel Paese, in un clima di crescente tensione.
