L’AQUILA – Si è svolto il primo colloquio per la perizia psico-diagnostica disposta dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila sui genitori della cosiddetta ‘famiglia del bosco’, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, la coppia anglo-australiana a cui lo scorso novembre sono stati allontanati i tre figli minori. Un passaggio cruciale in una vicenda complessa e dolorosa, che vede i genitori “sempre più lacerati da una separazione che, anche alla luce del documento diffuso dal Garante nazionale per l’infanzia, appare sempre più incomprensibile”, come dichiarato all’ANSA dallo psicologo e neuropsichiatra Tonino Cantelmi, consulente di parte nominato dai legali della famiglia.

L’avvio della perizia e le preoccupazioni sui tempi

La perizia, affidata alla psichiatra Simona Ceccoli, nominata consulente tecnico d’ufficio dal Tribunale, è iniziata con un primo colloquio conoscitivo. All’incontro, definito “soddisfacente” e costruttivo, erano presenti, oltre ai coniugi Trevallion, i loro legali Marco Femminella e Danila Solinas, due interpreti e il consulente di parte, professor Cantelmi. Quest’ultimo, pur esprimendo soddisfazione per l’avvio delle operazioni e per la possibilità offerta ai genitori di “esprimersi e di essere ascoltati”, ha manifestato forte preoccupazione per le tempistiche. “Purtroppo i tempi tecnici della perizia non si accordano né con i bisogni dei bambini, né con i bisogni dei genitori”, ha sottolineato Cantelmi, evidenziando come una procedura che potrebbe richiedere mesi rischi di prolungare ulteriormente “il tempo del dolore” per l’intero nucleo familiare. La consulente avrà infatti 120 giorni per depositare la sua relazione.

I genitori, dal canto loro, hanno affrontato l’incontro con un “clima positivo”, ribadendo il loro desiderio di riabbracciare i figli al più presto e concentrando il dialogo sul loro stile di vita, definito “naturale” e con la “famiglia al centro di tutto”. La coppia ha inoltre dato disponibilità a far seguire i bambini da un’insegnante e a sottoporli a tutti i vaccini necessari.

Il contesto della vicenda e le accuse ai servizi sociali

La vicenda della famiglia Trevallion, che viveva in un casolare isolato nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, ha avuto inizio il 20 novembre scorso, quando il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento dei tre figli (due gemelli di sei anni e una bambina di otto) e la sospensione della responsabilità genitoriale. I minori sono stati trasferiti in una casa-famiglia a Vasto, dove la madre Catherine può vederli solo in corrispondenza dei pasti, mentre al padre Nathan sono concesse poche ore a settimana. Una situazione che, secondo il racconto dei genitori, starebbe causando una “sofferenza tangibile” nei bambini.

Alla vigilia dell’avvio della perizia, la tensione è ulteriormente aumentata a causa di un esposto presentato dai legali della coppia contro l’assistente sociale incaricata del caso, Veruska D’Angelo, di cui è stata chiesta la revoca. Nell’istanza di otto pagine, inviata all’Ordine professionale e all’ente regionale, si accusa la professionista di aver agito in modo “ostile”, “non imparziale” e con “negligenza”, parlando di un “conflitto personale” e di una gestione “manchevole” della situazione. Tra le contestazioni, il rifiuto a richieste dei bambini di contattare parenti e amici e le modalità degli incontri avvenuti alla presenza delle forze dell’ordine.

L’intervento del Garante per l’infanzia e il dibattito nazionale

Il caso ha assunto una rilevanza nazionale, sollevando un ampio dibattito sulle procedure di allontanamento dei minori e sul ruolo dei servizi sociali. A gettare ulteriore benzina sul fuoco è stato un recente documento del Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, intitolato “Prelevamento dei minori, facciamo il punto”. Nel testo, si sottolinea come l’allontanamento debba essere una “misura eccezionale”, da adottare solo in situazioni di “grave pericolo”, in contrasto con una pratica che a volte avviene anche nell’ambito di conflitti genitoriali. Secondo il professor Cantelmi, da questo documento “emerge come i servizi sociali abbiano fallito nel processo di mediazione” e come “la sottrazione di questi bimbi sia ormai incomprensibile”. Anche la Garante, Marina Terragni, ha auspicato che la valutazione psicodiagnostica si svolga in tempi rapidi, data l’impossibilità per i bambini di ricongiungersi nel frattempo con i genitori.

Mentre l’iter giudiziario prosegue, con la perizia che rappresenta un punto di svolta fondamentale per il futuro della famiglia Trevallion, resta l’angoscia di due genitori e tre bambini separati, in una vicenda che mette in luce le complesse e delicate dinamiche della tutela minorile in Italia.

Di veritas

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