Nel suggestivo scenario delle colline umbre, tra Gubbio e Perugia, un luogo intriso di creatività e libertà custodisce un patrimonio finora celato al grande pubblico. All’interno del parco museo della “Libera Repubblica di Alcatraz”, fondata da Jacopo Fo, sono state svelate quattro opere inedite di Dario Fo, un evento di straordinaria importanza culturale che si inserisce nelle celebrazioni per il centenario della nascita del grande drammaturgo, attore e artista, insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1997. Un’occasione unica per esplorare la dimensione meno conosciuta, ma non meno potente, del suo inesauribile estro creativo.
A fare da guida in questo viaggio esclusivo è Mattea Fo, nipote del Maestro e di Franca Rame, che con parole cariche di affetto e profonda conoscenza, ne ha illustrato la genesi, il significato e il valore intrinseco. “Qui dentro ci sono diverse opere di mio nonno Dario Fo, alcune poco conosciute perché non pensate per i musei tradizionali, ma per vivere in mezzo alla natura”, ha spiegato Mattea, sottolineando la simbiosi voluta dall’artista tra le sue creazioni e l’ambiente circostante.
L’Affresco di San Francesco: un palcoscenico a cielo aperto
L’opera che per imponenza e forza narrativa cattura immediatamente lo sguardo è il grande affresco dedicato a San Francesco. Dominante nel parco, questo dipinto murale di 9×3 metri non è una semplice rappresentazione, ma una vera e propria scenografia a cielo aperto. “È come una gigantesca tela da cui Dario parte per immaginare quello che diventerà il fondale dello spettacolo ‘Lu santo jullare Francesco’, scritto e portato in scena da lui”, racconta la nipote.
L’affresco si sviluppa come un racconto per immagini, una sequenza di episodi cruciali della vita del Poverello di Assisi: il ritorno dalla prigionia, l’incontro con gli uccelli, la sofferenza e la morte. Queste figure non erano solo decorative, ma funzionali alla performance teatrale. “Erano immagini che aiutavano Dario a tenere il filo della scena: sul palco stava a scena nuda e, come un giullare medievale, indicava le figure mentre raccontava”, aggiunge Mattea Fo. Un’opera, dunque, che incarna la fusione perfetta tra arte pittorica e arte scenica, tra narrazione visiva e parola recitata, un capolavoro che necessita ora di un delicato intervento di restauro per preservarne la bellezza.
Le altre gemme nascoste: simboli di speranza e creatività
Oltre al maestoso affresco, il parco museo di Alcatraz custodisce altre tre creazioni che testimoniano la poliedricità del genio di Fo.
- La Sfera di Euclide: una suggestiva struttura lignea composta da tronchi irregolari che, contro ogni apparenza, riescono a comporre una forma sferica quasi perfetta. “È un’opera che comunica speranza”, spiega Mattea, “perché se Dario è riuscito a stilizzare una sfera perfetta con pezzi di legno irregolari, allora vuol dire che tutto è possibile”. Un potente messaggio metaforico sulla capacità umana di creare armonia dal caos.
- L’Orologio a vento: un’installazione poetica e ingegnosa, costruita interamente con materiali di recupero. Protetto da una cupola di vetro, questo particolare orologio non è mosso da meccanismi convenzionali, ma dal soffio del vento che, entrando da apposite fessure, ne aziona il movimento. “È il vento che segna il tempo”, una riflessione profonda sul rapporto tra l’uomo, la natura e lo scorrere ineluttabile dell’esistenza.
- Il dipinto per Jacopo: un’opera dal carattere intimo e familiare, un regalo di compleanno di Dario e Franca al figlio Jacopo, nato il 31 marzo. “È un inno alla primavera”, racconta la nipote, descrivendo un quadro vibrante di colori e movimento, con figure di donne che danzano festose per accogliere la nuova stagione. Un tributo all’amore familiare e al ciclo rigenerante della vita.
Un tesoro da valorizzare nel centenario
La riscoperta di queste opere assume un significato ancora più profondo nell’anno in cui si celebra il centenario della nascita di Dario Fo (1926-2026). Un ricco programma di eventi, curato dalla Fondazione “Dario Fo e Franca Rame”, vedrà proprio l’Umbria, e in particolare Gubbio, come cuore pulsante delle commemorazioni, a testimonianza del profondo legame dell’artista con questa terra. La “Libera Repubblica di Alcatraz”, fondata da Jacopo Fo alla fine degli anni ’70, si conferma non solo come un luogo di sperimentazione culturale e sociale, ma anche come lo scrigno di un’eredità artistica che continua a parlare al presente con la sua carica di ironia, impegno civile e inesauribile fantasia. Queste opere, concepite per un dialogo diretto con la natura e con i visitatori, invitano a una fruizione dell’arte più libera e immersiva, lontana dai canoni museali tradizionali, in perfetta sintonia con lo spirito anticonformista e geniale del loro creatore.
