Una finale che doveva essere la celebrazione del calcio africano si è trasformata in un palcoscenico di caos, proteste e condotte antisportive, lasciando una cicatrice profonda sull’immagine della Coppa d’Africa. La partita tra Senegal e Marocco, culminata con la vittoria dei Leoni della Teranga per 1-0 dopo i tempi supplementari, sarà ricordata non tanto per il risultato sportivo, quanto per la stangata disciplinare che ne è seguita. La Confederazione Africana di Calcio (CAF) ha usato la mano pesante, distribuendo squalifiche e multe salatissime a entrambe le nazionali, nel tentativo di ristabilire l’ordine e ribadire i principi di fair play.
La scintilla del caos: un rigore contestato e l’abbandono del campo
Il punto di rottura è arrivato allo scadere dei tempi regolamentari. Con il risultato ancora fermo sullo 0-0, l’arbitro, con il supporto del VAR, ha assegnato un calcio di rigore al Marocco. Una decisione che ha scatenato la furia della panchina e dei giocatori senegalesi. In un gesto plateale e senza precedenti a questi livelli, il commissario tecnico del Senegal, Pape Thiaw, ha invitato i suoi uomini ad abbandonare il terreno di gioco in segno di protesta. Per diversi minuti, la finale è rimasta sospesa in un clima surreale, con i giocatori senegalesi a bordocampo e i tifosi infuriati che tentavano di invadere il campo, creando ulteriori tensioni.
Alla fine, dopo una lunga interruzione, la situazione è rientrata. I giocatori del Senegal sono tornati in campo e la partita è potuta riprendere. Il destino ha poi aggiunto un ulteriore colpo di scena: il marocchino Brahim Diaz ha fallito il calcio di rigore, calciando debolmente e permettendo al portiere Mendy di parare. La sfida si è protratta ai tempi supplementari, dove un gol di Pape Gueye ha consegnato la coppa al Senegal.
La dura mano della CAF: sanzioni esemplari
La reazione della commissione disciplinare della CAF non si è fatta attendere ed è stata durissima, colpendo tutti i protagonisti degli incidenti. L’obiettivo era chiaro: lanciare un messaggio inequivocabile contro ogni forma di comportamento antisportivo che possa ledere l’immagine del calcio africano.
Le sanzioni più pesanti hanno riguardato il Senegal:
- Pape Thiaw (CT Senegal): Cinque giornate di squalifica e una multa di 100.000 dollari per “condotta antisportiva, violazione dei principi di fair play e integrità e danno all’immagine del calcio”. La CAF ha ritenuto il suo invito ad abbandonare il campo un atto gravissimo che ha “portato discredito” alla competizione.
- Federcalcio del Senegal: Una multa complessiva di 615.000 dollari per il “comportamento inappropriato dei suoi tifosi” e per la “condotta antisportiva dei giocatori e dello staff tecnico”.
- Iliman Ndiaye e Ismaila Sarr (Attaccanti Senegal): Entrambi i giocatori, militanti in Premier League, sono stati squalificati per due partite per “condotta antisportiva nei confronti dell’arbitro”.
Anche il Marocco, nonostante il reclamo per la vittoria a tavolino sia stato respinto, non è uscito indenne dal verdetto della CAF:
- Federcalcio del Marocco: Multata per un totale di circa 315.000 dollari. Le sanzioni includono multe per il “comportamento inappropriato dei raccattapalle”, per l’irruzione di giocatori e staff nell’area di revisione VAR e per l’uso di laser da parte dei tifosi.
- Achraf Hakimi (Difensore Marocco): Il giocatore del PSG ha ricevuto due turni di squalifica.
- Ismaël Saibari (Attaccante Marocco): Sanzionato con tre giornate di squalifica e una multa di 100.000 dollari per “comportamento antisportivo”.
Tutte le sanzioni entreranno in vigore a partire dalle qualificazioni per la Coppa d’Africa 2027, segnando un precedente importante per il futuro del calcio continentale.
Un clima teso già dalla vigilia
L’atmosfera incandescente della finale non è nata dal nulla. Già nei giorni precedenti alla partita, la Federazione senegalese aveva sollevato polemiche, denunciando una serie di disfunzioni organizzative da parte del Marocco, paese ospitante. In un comunicato ufficiale, erano state lamentate “la palese assenza di dispositivi di sicurezza adeguati”, sistemazioni alberghiere non all’altezza e un numero esiguo di biglietti riservati ai propri tifosi, accusando di fatto il Marocco di aver compromesso la preparazione della squadra. Queste tensioni pre-partita hanno senza dubbio contribuito a surriscaldare gli animi in campo.
