La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati Alessandro Piscopo, ex manager di Antonio Medugno, con la pesante accusa di revenge porn. La vicenda si inserisce nel complesso quadro investigativo che vede al centro il conduttore televisivo Alfonso Signorini, denunciato per violenza sessuale ed estorsione dall’ex concorrente del Grande Fratello Vip, edizione 2021-2022. Piscopo, convocato negli uffici della Procura milanese per essere interrogato dai Pubblici Ministeri Letizia Mannella e Alessandro Gobbis, ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. Una scelta tecnica, secondo quanto trapela dagli ambienti difensivi, motivata dalla fase ancora preliminare e complessa delle indagini.
Il ruolo di Piscopo nella vicenda
Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, frutto delle indagini condotte dalla Polizia, sarebbe stato proprio Alessandro Piscopo a fornire a Fabrizio Corona il materiale al centro dello scandalo. Si tratterebbe di chat e immagini relative a dialoghi avvenuti circa cinque anni fa tra il modello Antonio Medugno e Alfonso Signorini. Questo materiale è stato poi utilizzato da Corona e trasmesso nel suo format online ‘Falsissimo’ in una puntata di dicembre, in cui si è parlato di un presunto “sistema Signorini”. Anche l’ex agente fotografico è indagato per la stessa ipotesi di reato, oltre che per diffamazione e minacce in altri filoni dell’inchiesta.
Le accuse e le conferme
Antonio Medugno, sentito dai magistrati lo scorso 19 gennaio, ha confermato il contenuto della sua denuncia, ribadendo di aver subito presunti abusi e un “ricatto sessuale” nell’aprile del 2021. All’uscita dal Palazzo di Giustizia, si era detto “molto fiducioso nella magistratura”, affermando di aver “raccontato tutta la verità”. Dal canto suo, Alfonso Signorini, anch’egli interrogato dai PM, ha respinto con fermezza ogni accusa, sia pubblicamente sia in sede di interrogatorio.
Un’inchiesta a più livelli: da Mediaset a Google
L’inchiesta si sta allargando e coinvolge molteplici attori. In seguito alla diffusione dei video sul format di Corona, sono scattate querele per diffamazione in concorso anche a carico dei responsabili di Google, accusati di non aver rimosso i contenuti da YouTube. La Procura di Milano ha recentemente iscritto nel registro degli indagati anche i rappresentanti legali di Google Italia e Google Ireland, ipotizzando i reati di ricettazione e concorso in diffamazione. Secondo l’accusa, il colosso del web avrebbe tratto profitto dalla pubblicazione di materiale ottenuto illecitamente.
In sede civile, il Tribunale di Milano ha emesso un provvedimento di inibitoria nei confronti di Corona, ordinando la rimozione delle puntate dedicate al caso, il blocco di ulteriori contenuti diffamatori e la consegna del materiale utilizzato. A questa azione si aggiunge una proposta di misura di prevenzione avanzata da Mediaset, che mira a impedire a Corona l’uso del telefono e dei social network per la diffusione di contenuti. Nonostante ciò, l’ex agente fotografico ha dichiarato di voler proseguire la sua battaglia mediatica, spostando l’attenzione su un presunto “sistema Mediaset”. La stessa Mediaset ha recentemente ottenuto da YouTube la rimozione di alcune puntate di “Falsissimo” per violazione del copyright, infliggendo uno “strike” al canale di Corona.
