ROMA – Una decisione ferma, un segnale inequivocabile contro la violenza che ancora macchia il mondo del calcio. Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha disposto il divieto di partecipare alle partite in trasferta per i tifosi di S.S. Lazio e S.S.C. Napoli fino alla conclusione della stagione calcistica in corso. La misura, resa nota mercoledì 28 gennaio 2026, è la diretta conseguenza dei gravissimi scontri che hanno visto protagoniste le frange ultrà delle due squadre domenica 25 gennaio sull’autostrada A1.

La cronaca della follia in autostrada

I fatti risalgono alla prima mattina di domenica, quando nel tratto dell’A1 compreso tra Ceprano e Frosinone, in direzione nord, si è scatenata una vera e propria guerriglia. Un gruppo di ultras della Lazio, di ritorno dalla trasferta di Lecce, è entrato in contatto con una carovana di tifosi del Napoli, in viaggio verso Torino per assistere alla partita contro la Juventus. Decine di individui, molti con il volto coperto, sono scesi dai propri mezzi – van e auto private – armati di mazze, bastoni e persino coltelli da cucina, dando vita a una rissa che ha bloccato per diversi minuti l’arteria autostradale, mettendo a repentaglio la sicurezza degli altri automobilisti. Danni sono stati registrati anche alle auto in sosta in un’area di servizio vicina.

All’arrivo delle pattuglie della Polizia Stradale e della Polizia di Stato, i responsabili si erano già dileguati, risalendo a bordo dei loro veicoli. Tuttavia, grazie a un’efficace attività di monitoraggio e coordinamento, le forze dell’ordine sono riuscite a intercettare e bloccare circa 80 tifosi laziali al casello di Monte Porzio Catone, alle porte di Roma. Alla vista degli agenti, alcuni di loro hanno tentato di disfarsi di bastoni e coltelli gettandoli lungo il ciglio della strada, materiale che è stato prontamente sequestrato. Successivamente, in serata, sono stati identificati a Torino anche oltre 300 tifosi napoletani.

La risposta del Viminale: tolleranza zero

Di fronte alla gravità degli episodi, la risposta del Ministero dell’Interno non si è fatta attendere. La decisione di vietare le trasferte per entrambe le tifoserie fino al termine del campionato rappresenta una linea di “tolleranza zero” nei confronti della violenza legata al tifo organizzato. Si tratta dello stesso tipo di provvedimento già adottato nelle settimane precedenti nei confronti dei tifosi di Roma e Fiorentina, anch’essi protagonisti di scontri sulla medesima autostrada. L’obiettivo è chiaro: interrompere quella che l’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia ha definito “una spirale di violenza ormai intollerabile”, che trasforma autostrade e città in campi di battaglia.

“È una scelta di responsabilità, necessaria per interrompere una spirale di violenza ormai intollerabile, che mette a rischio cittadini, famiglie e lavoratori, oltre a gravare sul dispositivo di sicurezza pubblico”, ha commentato Enzo Letizia, segretario dell’ANFP, accogliendo con favore la decisione del Ministro. La posizione è netta: la violenza tra tifoserie non è un “contorno” del calcio, ma pura criminalità da trattare come tale.

Le conseguenze del divieto e l’eccezione del derby

Il provvedimento avrà un impatto significativo sul finale di stagione delle due squadre, che non potranno contare sul sostegno dei propri tifosi nelle partite giocate lontano dalle mura amiche. Una delle prime trasferte a essere interessata dalla misura sarà quella della Lazio a Torino contro la Juventus, in programma l’8 febbraio.

Tuttavia, il Viminale ha previsto un’importante eccezione. Il divieto non si applicherà in occasione del derby della Capitale tra Roma e Lazio, attualmente in calendario per il 17 maggio. La ragione di questa deroga risiede nel fatto che la partita, pur essendo formalmente una “trasferta” per i biancocelesti, si gioca nello stesso stadio e nella stessa città, non comportando quindi quei movimenti di grandi masse di tifosi su lunghe distanze che generano i maggiori rischi per l’ordine pubblico.

Mentre le indagini proseguono per identificare tutti i responsabili degli scontri e valutare l’emissione di provvedimenti individuali come il Daspo, la decisione del Ministro Piantedosi traccia una linea netta. La priorità, come sottolineato dalle forze dell’ordine, non è solo punire i colpevoli, ma proteggere la collettività, impedendo che lo sport diventi un pretesto per atti di violenza premeditata che minacciano la sicurezza di tutti.

Di veritas

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